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La stazione di Gallarate sembra sempre più in declino

Gli effetti degli atti vandalici si sommano, le attività commerciali hanno chiuso, il risanamento all'esterno non è bastato. L'amaro destino per una stazione che vent'anni fa si immaginava come centro di servizi. E che è comunque luogo di transito per migliaia di persone ogni giorno

vandalismo stazione gallarate 2025

Ormai venti e più anni fa la stazione di Gallarate era entrata nella pattuglia di scali di medie dimensioni di grandi rilevanza: stazioni che dovevano diventare hub dei trasporti, capaci di attrarre servizi e diventare poli urbani significativi, con commercio e funzioni avanzate. Come del resto succede in Francia, in Spagna, in Germania, al di là di certe frequentazioni problematiche che girano sempre comunque.

E invece oggi a Gallarate c’è uno scenario tutto diverso: la stazione che nel 2002 era stata affidata a Centostazioni (società Fs disattivata nel 2019) appare di una desolazione unica, con tutte le attività commerciali sbarrate.

A dispetto dei 7530 viaggiatori in partenza – e altrettanti in arrivo – rilevati ogni giorno nell’ultima campagna statistica, i servizi sono pressoché azzerati. Restano – è vero – quelli puramente ferroviari, le biglietterie “umane” e quelle automatiche. Ma il resto è “evaporato”, sconfitto man mano dalla sensazione di degrado o dalla scarsa redditività.

Stazione gallarate

Gli episodi di vandalismo e devastazione sono costanti e coinvolgono persone di ogni genere, dagli adolescenti alle persone con problemi psichici, alle risse tra gruppi con interessi anche criminali, soprattutto spaccio. L’ultimo episodio di vandalismo, particolarmente grave, ha visto la distruzione di molte vetrate, sia quelle affacciate sulla piazza che quelle che portano ai binari, senza contare il lancio di estintori sui binari (che è valso ai due autori degli atti anche una denuncia per attentato alla sicurezza dei trasporti).

«Ulteriori eventi continui dei vandali stanno distruggendo le pareti ricoperte da lastre di vetro che si trovano nel sottopasso tra i vari binari e all’uscita retrostante verso il quartiere di Sciarè» ha scritto Alessandro Quaglia, cittadino gallaratese, in una segnalazione a Rfi, la società del Gruppo Fs che si occupa delle stazioni. «Tra pochi giorni arriveranno anche i treni da Malpensa come capolinea con maggiori flussi di stranieri e turisti, troveranno un’immagine deplorevole per il nostro Paese e l’importante stazione di Gallarate»

Anche da alcune forze politiche arriva l’invito a Fs per un intervento deciso: «Chiediamo che in zone sensibili come in questo caso lo scalo Gallaratese l’orario di servizio Polfer venga esteso fino all’arrivo dell’ultimo treno passeggeri e che si provveda alla chiusura della stazione nel cuore della notte» dicono Nicolò Miani e Filiberto Zago di Europa Verde.

La chiusura notturna del fabbricato viaggiatori era stata già caldeggiata anche dall’assessore alla sicurezza del Comune di Gallarate, Germano Dall’Igna. Il Comune di per sé non ha competenza diretta sulle aree ferroviarie, ma certamente ce l’ha sulle aree circostanti, direttamente connesse: nel 2021 era stata rinnovata la piazza, una scommessa per cercare di migliorare la situazione, che però è rimasta la stessa (se non peggiorata), nonostante i tentativi di maggior presidio, che è l’unica sostanziale misura di prevenzione prevista.

Rispetto alla chiusura notturna c’è poi anche il tema del sottopasso, che costituisce – sicurezza a parte – una connessione importante per il quartiere di Sciarè, per quanto non adatto del tutto a disabili e persone con difficoltà motorie (su quest’ultimo fronte, sia detto tra parentesi, Rfi parrebbe intenzionata a intervenire, sollecitata anche dalle lettere di una instancabile, anziana signora).

Come intervenire?

Al di là della chiusura notturna, si può pensare ad altro intervento, all’interno? «Sarebbe forse il caso di presidiare gli spazi con vigilanza serale e notturna oltre che sistemare l’attuale situazione, valutando anche eliminazione dei pannelli in vetro nel sottopasso ed eliminando le porte in vetro», suggerisce ancora Alessandro Quaglia a Rfi.

Ma non c’è solo la questione dei materiali da riparare.
In passato i consiglieri di opposizione hanno criticato l’assenza di misure di prevenzione anche sul fronte sociale da parte del Comune, ad esempio con interventi di educativa per gli adolescenti che frequentano la zona (che sono, come detto, solo una parte delle persone che creano problemi).

Certo, non nascondiamocelo: è difficile immaginare un intervento che sia risolutivo in breve tempo, ma d’altra parte c’è da registrare che il lento declino non è stato finora fermato.

Senza più attività commerciali

Al clima di generale percezione non contribuisce – e torniamo a quanto dicevamo in apertura – il progressivo disgregarsi anche di quel presidio sociale minimo che erano le diverse attività commerciali, che erano utili ai viaggiatori ma erano anche osservatorio in zona: scomparsa da anni l’edicola, chiusa la tabaccheria, svuotato il bar.
Passano quindicimila viaggiatori al giorno, tra partenze e arrivi, ma la stazione sembra terra di nessuno.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 09 Gennaio 2026
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