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Zerocalcare a Cassano Magnago: “Quello dei curdi è il cambiamento che mi piacerebbe immaginare”

Fila enorme al Saloon Anatolia di Cassano Magnago per l’incontro con il fumettista romano e a sostegno del progetto Nuovo Cinema Amûde, nel Kurdistan siriano

Zerocalcare a Cassano Magnago

Un cinema in Siria che torna a vivere, dopo più di sessant’anni, grazie alla memoria, alla determinazione di una comunità e a un piccolo aiuto anche dalla provincia di Varese. Venerdì 16 gennaio i fan di Zerocalcare hanno invaso il Saloon Anatolia di Cassano Magnago. Cinquecento persone, una fila che si allungava in strada sotto la pioggia leggera

Il fumettista romano ha partecipato all’inaugurazione del locale per sostenere la raccolta fondi a favore del progetto Nuovo Cinema Amude,  che punta a ricostruire un cinema simbolo della resistenza civile curda nel nord della Siria distrutto da un tragico incendio nel 1960.

La memoria del Cinema Amûde

A raccontare l’origine del progetto è Cem Kaplangil, titolare del Saloon Anatolia: «È un giorno molto importante per noi. Il progetto Nuovo Cinema Amûde nasce dal desiderio di ricostruire quello che era un luogo di cultura e comunità, andato distrutto in una tragedia. Nel 1960, il cinema Amûde in Siria è stato bruciato: morirono 282 bambini. È una ferita ancora aperta per tutti noi, e quando si parla di cinema, si torna sempre a quella tragedia».

Il progetto è simbolo di rinascita e speranza: «Quando i nostri partigiani hanno liberato il Rojava – continua Kaplangil – gli abitanti di Amûde hanno deciso di costruire insieme un nuovo cinema, come gesto collettivo e come segno per le nuove generazioni».

Zerocalcare: “Un modello urgente, quello del confederalismo democratico”

Zerocalcare, presente all’incontro, ha riflettuto sull’attualità della questione curda e sui movimenti rivoluzionari nel Medio Oriente: «Seguo la causa curda dal 2014, dai giorni dell’assedio di Kobane. Quello che mi colpisce è che da allora continuano a proporre un modello di convivenza tra etnie e religioni che oggi è quanto mai urgente. Non possiamo esportare formule già fatte, ma penso che il confederalismo democratico immaginato dai curdi sia quel tipo di cambiamento che mi piacerebbe vedere realizzato in quella parte del mondo».

La sua è una voce che da anni cerca di raccontare storie lontane dai riflettori: «La frustrazione più grande – ha spiegato – è sentirsi impotenti da qui, da lontano. I fronti cambiano ogni giorno, come in Iran o a Gaza. Ma è importante provare a dare continuità all’attenzione: i problemi non si risolvono con le scorciatoie, servono percorsi lunghi e collettivi, che sappiano diventare parte della vita quotidiana anche in un mondo frenetico come il nostro».

Alla domanda su come si possa costruire attenzione intorno a una causa apparentemente lontana, il fumettista romano ha sottolineato la differenza tra lo slancio iniziale e la fatica della continuità: «Quando c’è un’emergenza o un fatto eclatante, è più facile coinvolgere le persone. È successo anche con i curdi, quando combattevano contro l’ISIS e sembravano gli eroi dell’Occidente. Ma poi i riflettori si spengono, e ognuno torna alle sue cose. La sfida è costruire percorsi duraturi, dentro le vite piene che abbiamo».

Via Confalonieri, 5

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Pubblicato il 16 Gennaio 2026
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