Siamo stati in mezzo alla pista di Malpensa per vedere come la stanno ricostruendo
Dal 16 marzo in corso gli interventi di rifacimento totale della 35L, la pista sinistra, su un'area pari a 40 campi da calcio. Ecco come funziona il cantiere. Che riutilizza anche il grosso dell'asfalto e cemento rimossi
C’è una grande X bianca, illuminata anche di notte, sulla pista 35L dell’aeroporto di Milano Malpensa. È il segno convenzionale, previsto dalle norme, per segnalare a tutti i piloti, senza possibilità di equivoci, che la pista sinistra – guardando verso Nord, dunque quella più a Ovest – è chiusa. Da poco più di un mese (e ancora per due settimane) è infatti in corso un intervento di rifacimento totale: viene rinnovata la pavimentazione, sostituiti gli impianti di illuminazione e segnalazione e rifatte le canaline di scolo dell’acqua.
Un cantiere di dimensioni imponenti: la pista misura 3.920 metri di lunghezza per 60 di larghezza, con un intervento che scende fino a una profondità di circa 67 centimetri. In totale, l’area interessata equivale a circa 40 campi da calcio. Sul campo operano ogni giorno circa 300 persone, supportate da altrettanti mezzi, con l’appalto affidato ad Artifoni in Ati con Sfe per la parte impiantistica.
«Si tratta di interventi che vengono effettuati mediamente ogni vent’anni, che è la vita utile della pista», spiega Claudio Cuccorese, direttore infrastrutture di Sea Milan Airports. «Dopo il rifacimento dell’unica pista di Linate nel 2019 e quello della pista destra di Malpensa nel 2021, oggi interveniamo sulla pista sinistra introducendo anche elementi innovativi come le luci a Led e nuovi sistemi di drenaggio, finanziati anche con fondi europei legati alla resilienza climatica».
La pista viene completamente ricostruita per strati: dal binder allo strato di conglomerato bituminoso fino al tappetino superficiale, garantendo così prestazioni elevate e durature. In totale 67 cm. 
La complessità del cantiere non riguarda solo le dimensioni, ma anche la convivenza con l’operatività dello scalo. La pista sinistra, interesstaa dai lavori, si trova tra la pista in uso (la 35R) e il Terminal 1: «La difficoltà maggiore è stata garantire l’attraversamento del cantiere da parte degli aeroplani, un unicum rispetto ad altre esperienze», sottolinea Cuccorese. Il lavoro è stato quindi suddiviso in due fasi: nella prima sono stati rifatti due raccordi di attraversamento, oggi in uso, mentre nella seconda si procede con il rifacimento degli altri, quelli in uso tra marzo e inizio aprile.

Un’attenzione particolare è stata riservata anche al riutilizzo dei materiali. Come spiega anche il direttore dei lavori Giuseppe Pacilli, tutto ciò che viene demolito non viene smaltito ma recuperato: «Il materiale viene stoccato in un’area a bordo della pista [vicino all’originaria Cascina Malpensa, nella porzione nord-ovest del sedime, ndr], il che riduce le emissioni per i trasporti. E viene poi riutilizzato sia per il cemento sia per il conglomerato bituminoso». Una scelta che riduce l’impatto ambientale e ottimizza le risorse del cantiere.
Mentre decine di mezzi sono impegnati nel rifacimento del manto della pista, altri operai sono al lavoro anche per installare gli impianti degli “Avl”, gli Aiuti visivi luminosi, vale a dire le luci che assistono i piloti nell’avvicinamento: la pista appena realizzata viene “forata” con una sorta di carotaggio, per inserire i fari di segnalazione (l’alloggiamento ha un diametro di una trentina di centimetri) che vengono allacciati alla rete elettrica sottostante.

Altro aspetto rilevanete è il sistema di gestione delle acque: sono state introdotte lateralmente canaline profonde fino a 130 centimetri, in grado di migliorare lo smaltimento in caso di eventi meteo intensi. Questi lavori sono finanziati da appositi fondi europei sulla resilienza ai cambiamenti climatici.
L’intervento comprende anche lavori sui raccordi, programmati sfruttando il periodo di chiusura della pista: il valore complessivo è di circa 30 milioni di euro. La conclusione è prevista per il 9 maggio, con riapertura nella notte tra il 9 e il 10.

Durante i lavori, l’operatività dello scalo è stata parzialmente ridotta: i movimenti giornalieri sono passati da 590 a 530, con una parte dei voli riprogrammata – con anticipo – sull’aeroporto di Linate. Ma la stragrande maggioranza dei voli è rimasta, grazie alla accurata programmazione dei movimenti a terra, inserita come si diceva nella organizzazione delle due fasi di cantiere.
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