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Una casa per diventare grandi insieme: Casa del Sorriso compie 30 anni

Il 27 maggio 1996 nasceva la realtà di via Piave, con alloggi per ragazze in situazione di fragilità e per l'accompagnamento all'età adulta. Una struttura che si è evoluta nel tempo

casa del sorriso fagnano olona

Casa del Sorriso, realtà importante di base a Fagnano Olona, compie 30 anni. Nasceva infatti per la precisione il 27 maggio 1996. «Un anniversario che restituisce il senso di un tempo lungo, costruito nel quotidiano attraverso presenze costanti, passaggi di vita, relazioni che si sono formate e trasformate, tessendo nel tempo una trama solida e affidabile». Un riferimento per ragazze in difficoltà e con fragilità, ma anche per le famiglie, che nel tempo ha rafforzato anche il compito di accompagnare alla realtà adulta.

La realtà di Casa del Sorriso nasce dall’incontro tra la famiglia Foglia e Madre Teresa Gospar, presidente dell’Associazione Gruppo di Betania: «un’amicizia durata anni che ha aperto un dialogo condiviso sul valore dell’accoglienza. Dopo la morte del figlio Paolo in un incidente stradale, la famiglia Foglia matura la convinzione che quella perdita non potesse restare senza la possibilità di un senso comune e fecondo. Da questa ricerca prende vita la Fondazione Paolo Foglia con l’obiettivo di aprire spazi di vita alle nuove generazioni, dentro un legame che fin da subito si intreccia con l’esperienza educativa di Madre Teresa. Viene quindi deciso di concedere all’associazione la casa di Via Piave in comodato d’uso per iniziare un nuovo progetto».

Il nome evoca il sorriso di Paolo, senza nominarlo direttamente, per scelta della famiglia.
Madre Franca e Madre Carla, insieme a Marina e Maura e al prezioso sostegno del dottor Paolo Chiari, costruiscono l’impianto e l’identità della nuova struttura.

«Nel 2022 la Casa del Sorriso vive un passaggio di testimone, come accade nelle storie che crescono nel tempo. Dopo la lunga stagione iniziale, il timone viene raccolto in una nuova configurazione di responsabilità: Paola Lodovici assume il ruolo di responsabile, mentre il dottor Osmano Oasi entra nel progetto con il compito di formatore e riferimento per l’impianto educativo: un passaggio che custodisce e rilancia, aprendo lo spirito originario a nuove evoluzion»i.

Educatori e volontari hanno accolto in questi anni più di 150 ragazze bisognose di un accompagnamento, in collegamento con i servizi del territorio.

Oggi i responsabili sottolinea che si è rimasti fedeli alla «impostazione educativa dell’Associazione Gruppo di Betania di cui fa parte» e, al tempo stesso, non si è rinunciato a far evolvere la struttura.

«Accanto alla comunità educativa hanno preso forma diversi progetti, tra cui i più recenti “Prospettiva” e due appartamenti dedicati all’autonomia per le neomaggiorenni. La Casa del Sorriso ha così ampliato il proprio orizzonte, costruendo spazi differenti per accompagnare con gradualità le ragazze nel delicato passaggio verso l’età adulta».

«Le ragazze che arrivano portano spesso storie complesse, segnate da fatiche profonde che rendono difficile immaginare un futuro verso cui orientarsi. In molte emerge una forma di rassegnazione che sposta lo sguardo dalla possibilità di essere protagoniste della propria vita a una posizione più passiva. Le “passioni tristi”, secondo la lettura di Spinoza ripresa da Benasayag, descrivono bene questa condizione: quando il futuro si presenta più come minaccia che come orizzonte. Il lavoro educativo si muove dentro queste traiettorie senza semplificarle né forzarle. Rilegge le esperienze, restituisce parole nuove ai vissuti, ricompone significati che nel tempo si sono frammentati. L’obiettivo è riattivare fiducia nelle proprie risorse e nella possibilità di apprendere dall’esperienza, ritrovando progressivamente un rapporto più abitabile con il proprio percorso. Il coinvolgimento delle famiglie è parte stabile e imprescindibile di questo lavoro. L’obiettivo è permettere a ciascuno di rileggere la propria storia, ritrovare una posizione più consapevole e riaprire, ove possibile, spazi di relazione più solidi e responsabili».

Sabato 30 maggio ci sarà anche un momento di ringraziamento, con la Santa Messa (ore 18.30) alla chiesa di San Gaudenzio.

Via Confalonieri, 5

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 21 Maggio 2026
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