Alla Casa del Popolo di Cardano un’estate tra memoria, attualità e antifascismo
Negli spazi di via Vittorio Veneto, a partire dal Circolo Quarto Stato, non solo socialità e birre, ma anche una presa di posizione sui temi dell'attualità. Dal carcere agli spazi di democrazia, alle migrazioni
La Casa del Popolo di Cardano al Campo, fondata nel 1905, e il suo circolo Quarto Stato proseguono il loro lavoro di presidio culturale e politico sul territorio con un calendario di iniziative che toccano alcuni nodi centrali dell’attualità e, allo stesso tempo, portano avanti idee e valori proprie della storia della cooperativa e di chi ancora oggi, giornalmente, le dedica tempo e pensieri.
Si viene per passare il tempo e bere una birra, ma anche per «prendere parte».
Nell’aprire il periodo estivo, dalla Casa del Popolo richiamano il periodo primaverile appena trascorso: «Qualche settimana fa abbiamo inaugurato il primo di una serie di weekend “resistenti” per approfondire insieme delle tematiche specifiche. Il primo di questi appuntamenti abbiamo scelto di dedicarlo alla riflessione sulla condizione carceraria, perché il carcere è il luogo dove si misura il grado di civiltà di un paese. Oggi, in un contesto segnato da un’inquietante retorica securitaria e da un progressivo restringimento degli spazi di libertà, parlare di carcere significa schierarsi contro la logica della detenzione come soluzione e contro l’idea che si possano «gettare le chiavi» delle celle. Significa opporsi alle detenzioni speciali per migranti che non hanno commesso alcun reato. Significa ricordare che la Costituzione italiana vede nella pena una funzione rieducativa, non punitiva. Noi stiamo da quella parte».
19 e 20 giugno: la Giornata Mondiale del Rifugiato – Serate migranti
Il 18 giugno il Circolo ha aderito ufficialmente alla campagna R1PUD1A di Emergency con una serata dedicata e si prepara a un altro weekend tematico. Infatti, il 20 giugno ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite per riaffermare i diritti delle persone costrette a fuggire da guerre, persecuzioni, crisi climatiche e violazioni dei diritti umani. Una ricorrenza che quest’anno assume un significato particolare.
Il 12 giugno 2026 è entrato in vigore il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. «Un patto che, come denunciano diverse organizzazioni, rischia di fondarsi sulla detenzione amministrativa, sul confinamento e sull’allontanamento delle persone migranti, calpestando il principio del superiore interesse del minore e privando i minorenni stranieri non accompagnati delle tutele garantite dal diritto internazionale».
«Ecco perché il 19 e 20 giugno saranno per noi due serate in cui, con operatori del settore, proveremo a svelare i numeri reali – economici ed umani – che smentiscono la narrazione tossica sul tema immigrazione».
Venerdì 19 giugno ore 21: Immigrazione e lavoro – Quando mantenere l’irregolarità è un business. Intervengono Clemente Elia, referente immigrazione CGIL Lombardia, e Federica Di Donato, coordinatrice servizi per stranieri Cooperativa Intrecci
Sabato 20 giugno ore 21: Tavola rotonda con le cooperative e associazioni del territorio che si occupano di migranti e accoglienza
«Sono momenti per ribadire la nostra contrarietà a queste politiche e per riaffermare invece il valore dell’accoglienza, della protezione e dell’inclusione. In un momento storico in cui la retorica dominante vede i migranti come un problema di ordine pubblico, mentre le persone continuano a morire nel Mediterraneo, a essere sfruttate e detenute, prendere posizione a favore dell’accoglienza è un atto politico necessario. Chi oggi parla di “rimpatrio” e di “remigrazione” non sta proponendo una politica, sta dichiarando guerra a esseri umani in fuga. Sta dicendo che la vita di chi nasce altrove vale meno. Sta costruendo un nemico per coprire il fallimento delle proprie politiche. E finge di non vedere che “l’industria Italia” sopravvive anche grazie al lavoro degli immigrati, siano essi imprenditori o schiavi. Noi non abbiamo paura di chiamare le cose con il loro nome: queste sono posizioni che appartengono alla peggiore tradizione razzista e xenofoba, e vanno combattute con la stessa forza con cui si combatte il fascismo. Senza se e senza ma».
La Pastasciutta antifascista del 25 luglio
Il 25 luglio, in occasione dell’anniversario della caduta del governo Mussolini, torna come di consueto la Pastasciutta Antifascista a Cardano, una tradizione che vive da decenni grazie all’Istituto Alcide Cervi, che ogni anno a Casa Cervi, a Gattatico (Reggio Emilia), ripropone quel gesto semplice e potente compiuto il 25 luglio 1943 dalla famiglia Cervi: quella sera, alla notizia della destituzione di Mussolini, i sette fratelli offrirono pasta a tutto il paese di Campegine. Un atto che Alcide Cervi definì «il più bel funerale del fascismo» .
«Oggi quella tradizione si è diffusa in centinaia di piazze in Italia e nel mondo, una rete di iniziative promosse da associazioni, circoli, ANPI e sindacati, che l’Istituto Cervi raccoglie e sostiene. Noi aderiamo a questa rete con convinzione, perché l’antifascismo non è una pagina di storia chiusa. È un riferimento quotidiano contro ogni forma di autoritarismo, razzismo e violenza politica. È la scelta di campo che ha fatto la Casa del Popolo 120 anni fa e che continuiamo a fare, senza sconti e senza nostalgia».
«Per questo invitiamo chiunque abbia uno spazio – un circolo, una piazza, un cortile – a fare altrettanto. Organizzare una pastasciutta antifascista è semplice: la pasta deve essere gratuita, in linea con i valori di libertà, inclusione e antifascismo, e in un momento della festa va ricordato il significato di quel gesto e l’insegnamento della famiglia Cervi. La rete delle pastasciutte antifasciste è aperta a tutte e tutti. Molti pensano che parlare di fascismo oggi sia anacronistico e fuori luogo. Secondo noi, qualsiasi politica o movimento che riproponga politiche o iniziative xenofobe o razziste è da combattere, in qualsiasi modo vogliate chiamarvi».
A settembre, il ricordo del G8 di Genova
«A luglio, in occasione del venticinquesimo anniversario del G8 di Genova, con una delegazione parteciperemo alle iniziative di ricordo. Quei giorni del luglio 2001 segnarono profondamente la coscienza collettiva di un’intera generazione. La scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto, piazza Alimonda dove perse la vita Carlo Giuliani: sono luoghi che hanno lasciato ferite e domande ancora aperte. Oggi, a distanza di un quarto di secolo, le denunce del Genoa Social Forum su disuguaglianze economiche, crisi climatica e limitazione degli spazi democratici appaiono più che mai attuali. Il nostro circolo, che già nel 2016 aveva dedicato una serata alla memoria di quei fatti con la partecipazione di Haidi Giuliani, ritiene doveroso riprendere quel filo con la partecipazione alle commemorazioni di quei giorni e organizzando una serie di eventi nei primi giorni di settembre. Perché la storia non si archivia. Perché la democrazia è fragile e va difesa ogni giorno».
Pensare globale, agire locale
Queste sono solo alcune delle iniziative che hanno caratterizzato e caratterizzeranno i mesi più caldi dell’anno al Circolo. Oltre a questo la Casa del Popolo e il suo Circolo sono sempre aperti come presidio di socialità e cultura (da giugno abbiamo anche anticipato l’orario di apertura). Con il servizio bar e cucina, concerti, presentazioni di libri, spettacoli e cene cerchiamo di rendere il nostro cortile sempre vivo e attivo.
«E questo è il filo che lega tutte le nostre iniziative. Non ci limitiamo alla propaganda: cerchiamo di stimolare la socialità e la convivialità ma anche il dialogo e l’approfondimento, per capire cosa succede davvero sul nostro territorio, per portare le grandi questioni del mondo dentro un circolo di paese. Perché le scelte politiche si fanno altrove, ma le conseguenze si vivono qui. E perché la resistenza si costruisce a partire dai luoghi dove si vive, si lavora, si mangia insieme».
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