La Zona Logistica Semplificata a Malpensa? “La cura è peggio della malattia”
UniCoMal l'unione dei comitati di Malpensa, critica sulla proposta, denuncia il rischio di "ulteriore consumo di suolo in una delle zone più delicate della pianura padana"
La proposta di una Zona Logistica Speciale Semplificata, avanzata all’assemblea generale di Confindustria Varese, è ancora all’inizio del suo percorso, ma ci sono anche voci discordanti.
Tra i favorevoli, al di là del mondo economico, c’è ad esempio il consigliere provinciale Stefano Bellaria, Pd, delegato della Provincia di Varese per Malpensa ed ex sindaco di Somma Lombardo fino a poche settimane fa. Proprio in opposizione a questo intervento interviene invece il direttivo di UniCoMal, l’unione dei comitati di Malpensa.
«Sono aree geografiche delimitate il cui scopo è favorire attività logistico produttive attraverso semplificazione di procedure, agevolazioni fiscali e vantaggi doganali. Queste scelte di attrarre investimenti nell’intorno aeroportuale di Malpensa ha la diretta conseguenza di fare precipitare una situazione già grave da un punto di vista ambientale, sanitario, abitativo e produttivo, ponendo le condizioni per un ulteriore consumo di suolo in una delle zone più delicate della pianura padana, poiché inserita nel Parco Naturale della Valle del Ticino», denuncia Unicomal.
Tra gli esempi UniCoMal cita il progetto del polo logistico di Tornavento al “Campagnone”: un intervento ipotizzato per ben 20 ettari di superficie oggi naturale, «inserito in una zona di alta sensibilità paesaggistica, inquadrato nella zona C1 del PTC (piano territoriale di coordinamento): questa area a vocazione agricola scomparirà per essere cementificata con un aumento di traffico di mezzi pesanti su delle arterie già trafficate in cambio di un livello occupazionale basso e di scarsa qualità. Ne vale la pena?».
Rispetto al quadro complessivo UniCoMal cita quale esempio il caso di Casorate Sempione che «ha già perso in un solo anno 19 ha (equivalente di 266 campi di calcio) di terreno vergine per la costruzione della ferrovia Gallarate-Malpensa e tra il 2006 e il 2024», mentre «otto comuni dell’area Malpensa hanno consumato 198 ha di suolo trasformandoli in strade, parcheggi e aree produttive».
«Il primato della cementificazione appartiene al Comune di Gallarate con il 54,55% della sua superficie, seguito da Ferno. E potremmo andare avanti ancora a lungo a riportare i dati di una distruzione ambientale che è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere (consultate il rapporto Ispra)».
«Sviluppo e sostenibilità non sono due facce della stessa medaglia soprattutto quando sviluppo equivale al profitto di pochi che non rispettano l’ambiente, la salute e il lavoro di molti. Attualmente sono depositati in parlamento alcuni progetti di legge contro il consumo di suolo; speriamo che qualcuno se ne faccia carico perché le leggi regionali non hanno avuto grande efficacia a giudicare dai risultati ottenuti» conclude UniCoMal, annunciando la contrarietà al progetto.
All’opposto Bellaria stesso aveva sollevato il tema urbanistico, ma in ottica opposta, valutando la Zls come un’opportunità strategica per il territorio. «Chissà, potrebbe essere la volta buona – osserva Bellaria –. Uno strumento di questo tipo potrebbe contribuire anche alla rigenerazione di aree dismesse di cui il nostro territorio ha bisogno, favorendo nuovi investimenti e nuove opportunità di sviluppo».
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