Prayers 2.0’, il nuovo progetto di Scate tra preghiere riscritte e denuncia sociale
Il lavoro della rapper si inserisce nel solco del femminismo intersezionale e trae ispirazione da autrici come Michela Murgia e Joan Morgan, con l’obiettivo di superare le barriere culturali e rendere il rap uno spazio di espressione inclusivo e accessibile
Nel nuovo episodio della trasmissione Chi l’avrebbe mai detto di Radio Materia, la rapper Scate presenta il suo EP Prayers 2.0, un lavoro che intreccia sperimentazione elettronica e contenuti di forte denuncia sociale. Un progetto che nasce dall’incontro tra musica rap e attivismo femminista, raccontato nell’intervista a Marco Tresca.
Un EP tra rap e impegno sociale
Prayers 2.0 si compone di quattro brani e si propone come una raccolta di quelli che l’artista definisce «inni femministi», costruiti a partire dalla rielaborazione di preghiere tradizionali. L’obiettivo è trasformare simboli e linguaggi dell’infanzia in strumenti di riflessione sulla parità di genere e sull’inclusività. La musica diventa così un terreno di sperimentazione in cui sonorità elettroniche e rap si intrecciano per dare forma a un messaggio politico e culturale preciso.
La riscrittura dei codici religiosi
Uno degli elementi centrali del progetto è la riscrittura di testi religiosi in chiave contemporanea. Brani come Ave Sister reinterpretano l’Ave Maria in una prospettiva inclusiva, mentre Libera ci dal patriarcato. Amen richiama la struttura del Padre Nostro per affrontare il tema del patriarcato come sistema culturale e sociale. Anche le Melodie Lauretane vengono rielaborate per mettere in discussione un immaginario percepito come stratificato e, secondo l’artista, portatore di stereotipi di genere.
Rap, femminismo e scena hip hop
Nel dialogo con Marco Tresca, Scate racconta il suo percorso come mamma rapper e la volontà di confrontarsi con una scena hip hop ancora segnata da dinamiche maschiliste. Il rap diventa così uno strumento di espressione e denuncia, capace di veicolare messaggi di parità e consapevolezza sociale. «Il rap è uno spazio in cui posso trasformare il disagio in linguaggio e il linguaggio in presa di coscienza» – Scate, artista – «anche quando parte da un contesto che non sempre accoglie queste tematiche»
Femminismo intersezionale e riferimenti culturali
L’artista approfondisce anche il tema del femminismo intersezionale, inteso come lettura delle discriminazioni su più livelli, tra genere, classe e provenienza. Il suo percorso è influenzato da letture come Ave Mary di Michela Murgia, Pillole di parità di Irene Facheris e i testi di Joan Morgan. Questi riferimenti contribuiscono a costruire una visione del femminismo come movimento inclusivo e non contrapposto, ma orientato alla decostruzione dei ruoli imposti.
Una chiusura universale
Il progetto si chiude con Credo Universale, un brano che supera i riferimenti religiosi specifici per aprirsi a una riflessione più ampia su rispetto, dignità e convivenza. Un messaggio che sintetizza l’intento dell’intero EP: trasformare la musica in uno spazio di consapevolezza e confronto.
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