Sciopero nel trasporto aereo, a Malpensa e Linate cancellati 303 voli. “Motivazioni serie, nessuno è contento di vedere i passeggeri fermi”
L'astensione del personale Easyjet, sostenuta da un ampio fronte sindacale, e quella nei servizi di terra degli aeroporti, guidata dal sindacato di base, hanno comportato disagi importanti. Per i promotori è una dimostrazione del disagio degli operatori del settore, "l'unico dove il lavoro domenicale non viene pagato in più"
È di 303 voli cancellati, tra partenze, arrivi e traffico cargo, il bilancio dello sciopero nazionale del trasporto aereo che domenica 5 luglio ha toccato anche l’aeroporto di Milano Malpensa e quello di Milano Linate. Un blocco importante, già in periodo di vacanze, che è stato la somma di due agitazioni diverse, soprattutto: quella del personale aeroportuale, promossa dalla Cub Trasporti, e quella del personale della compagnia low-cost Easyjet, sostenuta da un vasto fronte sindacale, che comprendeva confederali, sindacato di base, sindacato di categoria Anpav.
Per tutta la giornata è rimasto operativo il Comitato di crisi, convocato alle 10 del mattino e attivo fino alle 23 per monitorare la situazione e gestire le criticità. Se nei giorni prima si parlava di almeno 56 voli cancellati, se alla vigilia si è arrivati a cento e passa, il bilancio finale mostra un’adesione massiccia e conseguenze importanti. Un risultato che mostra come il mondo dell’aviazione civile senta in modo significativo alcuni problemi irrisolti (la foto di apertura è d’archivio e generica).
L’impatto dello sciopero sugli scali di Milano
Va ricordato che gli scioperi sono comunicati con due mesi di anticipo, come da normativa per i servizi pubblici (tutti gli scioperi sono riportati sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti). Alcuni viaggiatori erano stati informati con alcuni giorni di anticipo e hanno potuto riprogrammare la partenza, altri voli sono stati riposizionati nelle fasce orarie garantite, alcuni collegamenti serali sono stati inoltre trasferiti all’aeroporto di Bergamo Orio al Serio.
Non sono però mancati i disagi dell’ultimo minuto: alcune cancellazioni sono state comunicate quando i passeggeri erano già in viaggio verso l’aeroporto o si trovavano ai banchi del check-in, senza contare chi era all’estero e si è trovato bloccato dallo sciopero in Easyjet.
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Dietro la protesta negli aeroporti (da distinguere da quella specifica in Easyjet) ci sono il rinnovo del contratto nazionale, l’adeguamento delle retribuzioni e il riconoscimento delle maggiorazioni per il lavoro domenicale, rivendicazioni che i sindacati di base considerano ormai non più rinviabili.
Le ragioni dello sciopero negli aeroporti
«Vedere i passeggeri fermi non genera in noi certo contentezza, preferiremmo evitarlo», afferma Renzo Canavesi della Cub Trasporti, il sindacato di base che ha convocato lo sciopero del personale di terra. «Le motivazioni comprendono il rinnovo contrattuale, l’adeguamento del salario che non viene rivalutato da tempo e la maggiorazione domenicale: il trasporto aereo è l’unica categoria che non vede riconosciuto il lavoro domenicale». Una parte dei lavoratori ha ottenuto un aumento domenicale con cause davanti al giudice del lavoro, esattamente come accaduto su un altro versante, il lavaggio dell’abbigliamento tecnico per chi lavora sul piazzale.

Le dichiarazioni di Canavesi arrivano anche all’indomani dell’intervento di Stefano Malorgio, segretario generale della Filt Cgil, su Diario del Lavoro. Malorgio ha proposto un intervento normativo di riforma della Legge sullo sciopero nei trasporti, per ridurre il numero delle giornate di mobilitazione, prevedendo modalità e tempistiche diverse in base al peso effettivo delle organizzazioni sindacali tra i lavoratori: «Noi pensiamo che sia necessario un intervento normativo che introduca la pesatura della rappresentanza nel diritto di sciopero, non per vietare di scioperare a chi ha numeri inferiori ma per considerare modalità e tempistiche differenti a seconda del “peso” reale tra i lavoratori». L’obiettivo, secondo il segretario della Filt Cgil, sarebbe quello di ridurre il numero delle astensioni dal lavoro, rendendole però più incisive e con obiettivi più chiari anche nei confronti dei cittadini.
Su questa impostazione Canavesi prende nettamente le distanze. «L’ampia adesione agli scioperi non fa cambiare strada ai confederali e alle aziende, che continuano ad escludere il confronto. C’è un malumore diffuso e generalizzato, ma le organizzazioni rispondono irrigidendosi».
Negli anni del Covid il tema della qualità del lavoro negli aeroporti e delle difficoltà a trovare personale era diventato più centrale, il mercato in parte si era adattato per rispondere al massiccio abbandono del settore, percepito come esposto alle crisi. Oggi il contesto è diverso, il settore aereo è tornato in espansione ma evidentemente i problemi tornano alla ribalta
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