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I volantini per parlare di donazione d’organi in varie lingue non piacciono al Comune di Gallarate. “All’Anagrafe si parla italiano”

Era una mezza ipotesi di Aido, che ha trovato un secco No nell'amministrazione, soprattutto quando si è parlato alcune lingue: "Non metteremo a disposizione materiale in arabo". Eppure proprio sui temi sanitari la comunicazione multilingue è molto diffusa, perché riguarda un bene collettivo

Broletto Gallarate

L’idea veniva da un problema molto concreto: come parlare di donazione degli organi anche a chi non padroneggia sufficientemente la lingua italiana, evitando incomprensioni su un argomento particolarmente delicato. Era un’idea di Aido predisporre materiale informativo anche in altre lingue, magari anche in arabo, da mettere a disposizione all’Anagrafe di Gallarate. Ne è nata una polemica politica. Con la netta contrarietà dell’assessora ai Servizi comunali Stefania Picchetti.

Solo pochi giorni fa Aido e Comune avevano inaugurato insieme un totem informativo, un passaggio di una collaborazione più ampia.
Ed è a margine di questa iniziativa che sulla stampa è comparsa l’idea di tradurre le indicazioni a beneficio anche di cittadini che magari non riescono a comprendere l’italiano al di là di un livello elementare. Una proposta in linea con altri ambiti in cui si lavora per estendere la conoscenza su aspetti importanti.

«L’Anagrafe del Comune di Gallarate è un servizio pubblico italiano e la sua lingua è l’italiano» ha replicato l’assessora Picchetti. Posizione dura, che riguarda anche l’eventualità che i materiali vengano prodotti senza costi per il Comune direttamente dalle associazioni. «Questa Amministrazione non metterà a disposizione del pubblico materiale informativo tradotto in lingua araba», afferma Picchetti, precisando che il divieto varrebbe «anche qualora tale materiale venga predisposto e fornito gratuitamente da associazioni o soggetti esterni». Nello specifico si citano il No ai materiali in arabo, lingua usata da alcune comunità (peraltro nello specifico non le più numerose: Bangladesh, Pakistan e Albania) e che evidentemente viene considerata poco gradita.

Per l’assessora la questione va oltre il singolo volantino e investe il concetto stesso di integrazione: «L’integrazione non può essere intesa come un processo nel quale la comunità che accoglie deve progressivamente rinunciare alla propria lingua, alle proprie consuetudini e alla propria identità per adeguarsi a ogni diversa provenienza».

Una posizione che apre però una questione più ampia: utilizzare più lingue per rendere comprensibile un’informazione equivale a sostituire l’italiano o a rinunciare alla propria identità?

La comunicazione istituzionale multilingue è infatti già una realtà in numerosi settori della pubblica amministrazione, compresa la Lombardia a guida leghista, e uno degli esempi più significativi arriva proprio dalla sanità.
Sul portale ufficiale di Regione Lombardia, nella sezione dedicata alle vaccinazioni, sono disponibili materiali informativi tradotti in otto lingue straniere: inglese, francese, spagnolo, romeno, arabo, urdu, cinese e singalese. La Regione spiega la scelta facendo riferimento alla composizione multietnica della popolazione che accede al sistema sanitario e sociosanitario lombardo e alla necessità di garantire «un’informazione efficace» che permetta una adesione consapevole alle attività di prevenzione.

Non si tratta di un caso isolato. Sempre Regione Lombardia documenta, ad esempio, l’esistenza di materiale in più lingue rivolto alle donne migranti nell’ambito di servizi sanitari e sociosanitari: depliant realizzati proprio per raggiungere persone di diverse provenienze e superare differenze linguistiche e culturali.

Il multilinguismo viene utilizzato anche al di fuori della sanità. Nella stessa Lombardia esistono Comuni che mettono a disposizione materiale per spiegare la raccolta differenziata in diverse lingue. Nessuno di questi strumenti comporta la sostituzione dell’italiano come lingua delle istituzioni: le traduzioni vengono affiancate alla comunicazione in italiano per fare in modo che un’informazione di interesse pubblico raggiunga effettivamente i suoi destinatari.

Nel caso della donazione degli organi la questione assume inoltre un significato particolare. Non si parla soltanto di una pratica amministrativa, ma di salute, consenso e di una decisione personale che richiede innanzitutto di essere compresa (c’è poi un aspetto religioso, ma questo è un altro piano).

È proprio sul terreno della salute che l’abbattimento delle barriere linguistiche assume un valore ancora più evidente. La pandemia di Covid-19 ha mostrato quanto prevenzione, accesso alle informazioni e tutela sanitaria abbiano inevitabilmente una dimensione collettiva: la possibilità di comprendere correttamente un messaggio sanitario non riguarda soltanto il singolo destinatario.

Certo, la donazione d’organi è un piano diverso, eppure il principio è simile: la salute di qualcuno dipende dalla più ampia adesione possibile. Un tema su cui Gallarate ha un certo ritardo: come emerso anche  dai dati analizzati nei mesi scorsi da VareseNews, nel 2024 a Gallarate le dichiarazioni favorevoli alla donazione si fermavano al 51%, un risultato sensibilmente inferiore rispetto a quello registrato in diversi altri Comuni della provincia e dello stesso Gallaratese.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 25 Settembre 2026
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