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Nuova scuola di via Curtatone, ambientalisti e Gnocchi contestano il Comune: “I ritardi erano noti da mesi”

Il Comitato Salviamo gli Alberi replica al sindaco sui ritardi del cantiere e denuncia nuovi abbattimenti. Il consigliere di Obiettivo Comune Massimo Gnocchi richiama le proroghe contenute negli atti comunali e contesta la scelta di trasferire gli alunni prima del completamento dell'intervento

Generico 07 Sep 2026

La nuova scuola di via Curtatone torna al centro dello scontro politico a Gallarate alla vigilia dell’apertura. Da una parte il Comitato Salviamo gli Alberi, che respinge le accuse rivolte dal sindaco Cassani agli ambientalisti per i ritardi del cantiere e torna a contestare il progetto anche alla luce degli ultimi abbattimenti di alberi. Dall’altra Massimo Gnocchi, consigliere comunale della lista di minoranza Obiettivo Comune Gallarate, che entra nel merito degli atti amministrativi e sostiene che i ritardi fossero conosciuti da tempo e che, proprio per questo, sarebbe stato possibile rinviare il trasferimento degli alunni.

Il Comitato replica in particolare alle dichiarazioni del sindaco Andrea Cassani, che aveva chiamato in causa il presidio ambientalista dell’estate 2024. «Non è stato il presidio di due lontani mesi estivi ad aver causato i ritardi attuali», sostengono gli attivisti, che aggiungono: «Rivendichiamo e ribadiamo le ragioni concrete e ideali che ci indussero a opporci al taglio del bosco. Ragioni che i fatti di oggi confermano pienamente».

Secondo il Comitato, già durante la protesta erano state sollevate perplessità non soltanto sull’abbattimento degli alberi, ma anche sugli spazi a disposizione del nuovo polo scolastico. «All’epoca non perdemmo tempo ma studiammo il progetto, evidenziando fin da allora che, al di là dell’abbattimento del bosco, non esistevano neanche i requisiti minimi per collocare le strutture previste», scrivono nel comunicato.

Tra i punti contestati oggi viene citata la palestra, giudicata troppo piccola, e la prospettiva di una richiesta di deroga rispetto alla distanza dalla ferrovia per un eventuale ampliamento del complesso. Su questo il Comitato usa toni molto duri: «Si vuole davvero che i bambini facciano sport ogni giorno a ridosso dei binari, con treni che sfrecceranno a pochi metri dall’edificio?».

Gli ambientalisti chiedono quindi al Comune di chiarire pubblicamente i termini dell’eventuale deroga e le ragioni che la renderebbero necessaria. «Il Sindaco non si nasconda ma assuma le proprie responsabilità, informi i cittadini di questa deroga e spieghi, se ne è in grado, con quali motivazioni possa chiedere a Ferrovie una così grave eccezione alle norme di sicurezza», affermano.

La questione viene contrapposta anche al futuro della palestra della vecchia primaria di Cascinetta, destinata secondo il Comitato a ospitare il Fablab.

Gnocchi: “Tre proroghe, i ritardi erano già negli atti”

Sul fronte più strettamente amministrativo interviene Massimo Gnocchi. Il consigliere di Obiettivo Comune ricostruisce le proroghe concesse per il cantiere del Grow29 partendo dalla scadenza originaria, indicata al 2 febbraio 2026.

Gnocchi cita la determinazione comunale numero 396 del 6 maggio, con la quale sarebbe stata concessa la terza proroga dei lavori: 31 giorni che si aggiungevano ai 70 concessi il 14 gennaio e ai 40 del 10 aprile, spostando la conclusione al 22 giugno 2026.

Per il consigliere di minoranza si tratta di ritardi «dovuti all’impresa e a opere aggiuntive richieste», circostanze che possono verificarsi durante un cantiere ma che, a suo giudizio, avrebbero dovuto suggerire all’amministrazione di rinviare il trasferimento dei bambini.

Gnocchi richiama poi un atto ancora più recente, la determinazione numero 726 del 4 settembre, secondo cui gli interventi esterni e la ciclopedonale dovrebbero essere completati entro il 28 febbraio 2027. Nell’avviso dell’impresa allegato alla determina, datato 17 luglio, tra le ragioni dello slittamento vengono indicate le tempistiche per le autorizzazioni di Società Autostrade e Rfi e gli effetti dell’ordinanza regionale numero 484 del 9 giugno, che aveva introdotto limitazioni al lavoro in condizioni di esposizione diretta e prolungata al sole.

La tesi di Gnocchi è dunque che, indipendentemente dalle polemiche sul presidio ambientalista del 2024, l’amministrazione disponesse da mesi di elementi sufficienti per sapere che l’intervento complessivo non sarebbe stato terminato prima dell’avvio dell’anno scolastico.

Il consigliere chiede soprattutto garanzie sugli spazi che saranno effettivamente utilizzati da bambini e insegnanti: «L’amministrazione si assuma la responsabilità dei disagi e soprattutto garantisca, senza ambiguità, che tutti gli ambienti utilizzati siano sicuri, collaudati e perfettamente a norma». Sul tema Gnocchi ha depositato un’interrogazione il primo settembre.

Il nodo dei finanziamenti e la scelta di trasferire gli alunni

Obiettivo Comune contesta anche l’eventuale necessità di accelerare il trasferimento per non perdere i finanziamenti. Gnocchi richiama il decreto di Regione Lombardia numero 9379 del 13 luglio 2026, che avrebbe fissato al 31 dicembre 2028 il termine per la conclusione degli interventi finanziati con fondi europei.

Da qui l’accusa politica: secondo il consigliere non ci sarebbe stata una scadenza finanziaria tale da imporre l’apertura della scuola nelle condizioni attuali. Gnocchi ritiene quindi che sarebbe stato più prudente attendere il completamento dei lavori prima di procedere con il trasloco.

La posizione di Obiettivo Comune sul progetto, precisa però il consigliere, non è di contrarietà alla sua impostazione originaria. OCG aveva infatti votato a favore della variante necessaria ad accogliere il Grow29, approvata all’unanimità dal Consiglio comunale nel marzo 2021.

Gnocchi ribadisce di condividere ancora gli obiettivi sociali che erano alla base dell’intervento: ridurre le diseguaglianze nelle periferie e creare nuove opportunità di integrazione e crescita, in particolare per i bambini più fragili.

La critica riguarda piuttosto il modo in cui il progetto sarebbe stato successivamente realizzato. OCG ricorda di aver posto fin dal 2021 alcune condizioni: tutelare il futuro della scuola elementare di Cajello, prevedere adeguate compensazioni ambientali, preservare parte del bosco esistente e trasferire gli alunni soltanto dopo l’effettiva conclusione dei lavori. Secondo Gnocchi, «praticamente nulla di tutto questo è stato rispettato».

La nuova polemica sugli alberi abbattuti

Sul tema ambientale le critiche del Comitato e quelle di Obiettivo Comune tornano a convergere. Gli attivisti denunciano infatti un nuovo intervento sulla fascia verde rimasta attorno al polo scolastico, con il taglio degli alberi originari e, in particolare, di un grande cedro dell’Himalaya (il Parco del Ticino aveva consigliato, anche se non in modo vincolante, di mantenerli).

«Tagliati, quasi di nascosto, alla chetichella, tutti gli alberi originari della fascia perimetrale del bosco, fatto a pezzi il bellissimo e imponente cedro dell’Himalaya», denuncia il Comitato, che parla di «uno scempio ingiustificabile» e di «uno sfregio quasi provocatorio all’ultimo scampolo del bosco urbano di via Curtatone».

Scuola gallarate
Gli alberi risparmiati dal primo taglio (foto 2025), successivamente rimossi in due diversi momenti

Gli ambientalisti sostengono inoltre che il mantenimento della fascia boschiva perimetrale fosse previsto dall’autorizzazione forestale e ricordano il percorso avviato nel 2024, anche con l’intervento della Prefettura, per la tutela e la riqualificazione della porzione di bosco rimasta.
Da qui un’altra richiesta di chiarimenti al Comune: «Che ne è del tavolo tra Comune e Parco stabilito allora a questo scopo?», chiedono gli attivisti, annunciando inoltre che chiederanno conto «a tutti gli enti preposti e in tutte le sedi» degli ultimi interventi.

Abbattuti gli ultimi alberi di via Curtatone a Gallarate alla vigilia dell’apertura della nuova scuola

Anche Gnocchi interviene sul punto, sostenendo che gli alberi avrebbero dovuto essere preservati e lamentando soprattutto l’assenza, ad oggi, di un concreto piano di compensazione ambientale.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 09 Settembre 2026
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