“Al mio compleanno chiesi il cicciobello nero”, la storia di Africa My Love parte da una bambina e dai racconti delle suore
Su Radio Materia Elena Binda ripercorre il cammino che l’ha portata dal volontariato in Ciad e a Calcutta alla fondazione, insieme ad alcune amiche, dell’associazione che oggi sostiene un orfanotrofio in Kenya
Un desiderio nato da bambina, diventato negli anni un percorso di volontariato tra Ciad, India e Kenya e infine un’associazione capace di sostenere bambini, famiglie e progetti educativi. Elena Binda ha raccontato la storia di Africa My Love durante “Soci All Time”, la trasmissione condotta da Orlando Mastrillo su Radio Materia in collaborazione con CSV Insubria.
L’associazione opera da oltre dieci anni soprattutto in Kenya e ha scelto un modello molto preciso: le spese organizzative vengono sostenute direttamente dai soci, così che quanto raccolto attraverso donazioni e iniziative benefiche possa essere destinato interamente ai progetti.
Da un sogno d’infanzia ai primi viaggi in Africa
Il rapporto di Elena Binda con l’Africa nasce molto prima della fondazione dell’associazione. Da bambina frequentava l’asilo delle suore del Sacro Cuore, impegnate anche in missioni in Madagascar. I racconti delle religiose le fecero nascere una curiosità e un legame che sarebbero rimasti nel tempo: «A mia mamma chiesi il cicciobello nero”. Il primo viaggio nel continente africano arriva nel 2003, in Sudafrica. Un’esperienza turistica che, però, le fa capire di voler conoscere un’Africa diversa, più vicina alla vita quotidiana delle persone e lontana dai percorsi dei resort.
Due anni dopo, nel 2005, parte per il Ciad grazie al contatto con un’amica suora comboniana. Elena, fisioterapista di professione, presta servizio in un ospedale locale affrontando condizioni molto diverse da quelle a cui era abituata: poca disponibilità di servizi, difficoltà quotidiane e anche la malaria. L’esperienza, invece di allontanarla, rafforza la sua motivazione. Nel 2007 torna in Ciad per un altro periodo di volontariato di tre mesi.
Calcutta e l’incontro con il modello di Madre Teresa
Un’altra tappa importante arriva nel 2011, quando Elena trascorre tre mesi a Calcutta, seguendo il percorso e l’esempio di Madre Teresa. L’esperienza in India diventa un nuovo passaggio nel suo modo di intendere il volontariato: un aiuto concreto, diretto e rivolto alle persone, senza grandi strutture o sovrastrutture. È un principio che qualche anno più tardi confluirà anche nel modello scelto per Africa My Love.
Il Kenya e la nascita di Africa My Love
La svolta arriva nel 2014. Elena parte per il Kenya insieme a tre amiche per svolgere volontariato in un orfanotrofio. Durante il viaggio il gruppo acquista oggetti di artigianato in un mercato Masai. Una volta rientrate in Italia, le volontarie decidono di rivenderli e riescono a raccogliere una somma significativa da inviare alle suore che gestiscono la struttura.
Da quell’esperienza nasce l’idea di dare continuità al progetto. Elena propone di creare un’associazione vera e propria e prende così forma Africa My Love, portata avanti da un gruppo di amici legati da esperienze e motivazioni personali. Oggi il sodalizio è organizzato attraverso un consiglio composto da dieci soci e continua a finanziare interventi soprattutto in Kenya.
Un’associazione senza costi di gestione per i donatori
Uno degli aspetti distintivi di Africa My Love è la scelta di non utilizzare le donazioni per coprire le spese organizzative. I soci sostengono personalmente i costi necessari per promozione, trasferte e gestione delle iniziative. In questo modo, secondo il modello scelto dall’associazione, il denaro raccolto può essere destinato completamente ai progetti umanitari. Le risorse arrivano attraverso iniziative benefiche, cene, concerti, mercatini, donazioni e anche dalla realizzazione di bomboniere solidali.
L’orfanotrofio in Kenya e il sostegno ai bambini
Il progetto principale resta il sostegno continuativo a un orfanotrofio in Kenya che accoglie circa cinquanta bambini. Africa My Love contribuisce alle necessità quotidiane della struttura, dal cibo all’abbigliamento, ma anche alle spese scolastiche e sanitarie.
Un capitolo particolarmente importante riguarda infatti le cure mediche. La sanità kenyota è in gran parte privata e può comportare costi molto elevati per le famiglie e per le strutture di accoglienza.
Negli anni l’associazione ha quindi finanziato diversi interventi, tra cui operazioni cardiache e una delicata ricostruzione chirurgica della mano di una bambina che aveva subito gravi ustioni.
Pannelli solari, acqua calda e nuove infrastrutture
L’attività non riguarda soltanto l’assistenza diretta ai bambini. Con il sostegno anche di un gruppo di volontarie di Reggio Emilia sono stati finanziati pannelli solari e serbatoi per l’acqua calda destinati all’orfanotrofio.
Interventi che hanno permesso di migliorare l’autonomia energetica della struttura, particolarmente importante in una zona dove le interruzioni della corrente elettrica possono essere frequenti.
La scuola come investimento sul futuro
Tra tutti i progetti, l’istruzione occupa un posto centrale. Africa My Love sostiene le rette scolastiche e, quando possibile, anche gli studi universitari, con l’idea che la formazione sia uno degli strumenti più efficaci per permettere ai ragazzi di costruirsi una vita autonoma.
Tra le storie raccontate durante “Social Time” c’è quella di Morine, conosciuta da Elena quando aveva sei anni e viveva nell’orfanotrofio. Oggi ha diciotto anni e frequenta un percorso universitario per diventare Clinical Officer, una figura sanitaria che rappresenta per lei la possibilità concreta di costruire il proprio futuro.
Le adozioni a distanza per sostenere le famiglie
L’associazione porta avanti anche una decina di adozioni a distanza. In questo caso l’obiettivo è diverso rispetto all’accoglienza in orfanotrofio: sostenere bambini che hanno ancora una famiglia, ma che vivono in condizioni economiche o sociali particolarmente fragili. Il contributo serve quindi a permettere loro di continuare a vivere nel proprio nucleo familiare, garantendo allo stesso tempo scuola, cure e beni essenziali.
È una delle tante forme attraverso cui Africa My Love prova a trasformare la solidarietà in un sostegno continuativo, mantenendo come punto fermo l’idea che l’istruzione, la salute e l’accompagnamento nel tempo possano offrire ai più giovani opportunità reali per il futuro.
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