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La tassa italiana sui piccoli pacchi slitta ancora: rinvio al 1° gennaio 2027

La tassa, fissata un anno fa, era stata rinviata già altre volte: prevista solo dall'Italia, rischiava di rivelarsi un boomerang. Nel frattempo è entrato in vigore anche il provvedimento europeo: che fine farà quello italiano?

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Slitta ancora la cosiddetta “tassa sui piccoli pacchi”, il contributo italiano da 2 euro previsto sulle spedizioni provenienti dai Paesi extra Ue con un valore dichiarato non superiore a 150 euro. La nuova data indicata per l’entrata in vigore è il 1° gennaio 2027, un mese più tardi rispetto al termine del 1° dicembre previsto finora.

Si tratta dell’ennesimo rinvio di una misura introdotta con la legge di Bilancio 2026 e che, nonostante fosse stata concepita per entrare in vigore già nei primi mesi dell’anno, non ha ancora trovato applicazione stabile. La norma prevede un contributo di 2 euro per ciascuna spedizione, riscosso dagli uffici doganali al momento dell’importazione definitiva e destinato a coprire le spese amministrative legate agli adempimenti doganali.

Il calendario è cambiato più volte. Il decreto legge 38 del marzo 2026 aveva inizialmente sospeso l’applicazione fino al 1° luglio; il successivo decreto 107 aveva spostato il termine al 1° ottobre. Con il decreto legge 162 del 17 settembre, il cosiddetto decreto Carburanti, la decorrenza era stata poi differita al 1° dicembre 2026. Ora il termine viene spostato ulteriormente al 1° gennaio 2027.

Il decreto 162 è attualmente all’esame della commissione Finanze della Camera nell’ambito dell’iter di conversione in legge. La scheda ufficiale della Camera, aggiornata al 23 ottobre, dà conto dell’esame degli emendamenti e delle proposte del Governo. Il decreto dovrà essere convertito entro il 16 novembre.

Il nuovo rinvio incontra le richieste avanzate negli ultimi mesi dalle associazioni della logistica, che hanno contestato soprattutto il carattere nazionale della misura. Tra queste c’è Confetra, che ha più volte sottolineato il rischio che un costo applicato soltanto agli ingressi doganali italiani induca gli operatori dell’e-commerce a spostare lo sdoganamento verso aeroporti e hub di altri Paesi europei, facendo poi arrivare le merci in Italia via terra.

Il direttore generale di Confetra Andrea Cappa aveva già chiesto un coordinamento europeo della materia, sostenendo che misure nazionali non armonizzate rischiano di penalizzare il sistema logistico italiano. La Confederazione punta ora all’obiettivo più radicale: non soltanto un nuovo rinvio, ma l’abrogazione definitiva del contributo nazionale.

Il tema ha una rilevanza particolare anche per Malpensa, uno dei principali hub cargo italiani.
Nei primi mesi dell’anno Confetra aveva denunciato la perdita di oltre trenta voli sullo scalo varesino, attribuendola allo spostamento verso altri Paesi europei dei flussi legati ai piccoli pacchi dell’e-commerce.

Nel frattempo sono già scattati i nuovi dazi europei

Il rinvio italiano non deve però essere confuso con le misure decise a livello europeo.
Dal 1° luglio 2026 è infatti in vigore nell’Unione europea un dazio doganale temporaneo di 3 euro sulle importazioni e-commerce di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi terzi. La misura ha anche cancellato, per queste operazioni, la precedente franchigia doganale sotto i 150 euro. Il dazio viene calcolato in base alle categorie di prodotto presenti nella spedizione: per esempio, più beni appartenenti alla stessa classificazione tariffaria generano un unico prelievo da 3 euro, mentre categorie differenti possono far aumentare l’importo complessivo.

È una misura temporanea, destinata a rimanere in vigore fino all’avvio del nuovo sistema doganale europeo previsto nel 2028. Il Consiglio dell’Unione europea ha motivato l’intervento con la crescita esponenziale dei piccoli invii dell’e-commerce e con la necessità di contrastare frodi, prodotti non conformi e squilibri concorrenziali rispetto alle imprese europee.

A questa misura è destinata ad aggiungersi la nuova handling fee europea, la commissione per la gestione doganale delle vendite a distanza. La Commissione europea ha fissato l’importo a 2 euro per articolo. L’obiettivo è contribuire a finanziare i costi sostenuti dalle autorità doganali per controllare il numero crescente di spedizioni e-commerce provenienti dai Paesi extra Ue. L’applicazione è prevista da novembre, completato l’iter dell’atto delegato europeo.

Si tratta quindi di tre misure differenti: il dazio europeo da 3 euro già in vigore, la handling fee europea da 2 euro e il contributo italiano da 2 euro per spedizione, ora rinviato al gennaio 2027.

Ed è proprio la possibile sovrapposizione tra il contributo nazionale e le nuove misure europee uno dei punti contestati dagli operatori della logistica. Il rinvio di un altro mese allontana ancora l’applicazione della tassa italiana, ma non chiude il confronto sulla sua sopravvivenza: per le associazioni del settore la soluzione resta la cancellazione della misura nazionale e l’allineamento definitivo al sistema europeo.

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Pubblicato il 23 Ottobre 2026
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