Cresce la tassa di soggiorno nel Varesotto. Nuovi Comuni la introducono, gli operatori chiedono regole più eque
Cardano al Campo, Samarate, Busto Arsizio e Brusimpiano sono gli ultimi casi che allargano la mappa del tributo in provincia, dopo Varese, Gallarate, Vergiate e diversi centri dell’area di Malpensa e dei laghi. BBVarese non contesta la tassa, ma il sistema di riscossione: "Host e albergatori fanno gli esattori senza compenso"
Si allarga sempre più la mappa della tassa di soggiorno in provincia di Varese. Negli ultimi mesi nuovi Comuni hanno deciso di introdurla o hanno avviato il percorso per farlo, aggiungendosi a una serie di realtà dove il tributo sui pernottamenti è ormai consolidato. Alcuni perché vicino a Malpensa, altri perché già al margine della “grande Milano”, altri perché nella zona dei laghi.
Tra le novità più recenti c’è Cardano al Campo, dove l’imposta è entrata in vigore nell’ottobre 2026 per le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere (da un euro per i b&b ai 3 euro per alberghi cinque stelle). Siamo in zona Malpensa, dove gli ospiti in transito sono migliaia ogni anno. Nella stessa zona anche Samarate ha appena compiuto il passo: dopo il via libera del Consiglio comunale è stato approvato il regolamento e la nuova imposta dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2027. È una scelta significativa anche perché in città non ci sono alberghi, mentre è cresciuto il settore delle strutture extralberghiere e degli affitti brevi, favorito soprattutto dalla vicinanza con Malpensa.
A Busto Arsizio, invece, la tassa non è ancora operativa ma l’ipotesi è entrata concretamente nella discussione sul bilancio comunale. Il progetto prevede indicativamente una tariffa media intorno ai due euro per notte, con importi differenziati in base alla tipologia della struttura. La proposta dovrà però passare dal Consiglio comunale e l’entrata in vigore non è quindi ancora definitiva. Qui la domanda è sostenuta sia dalla vicinanza con Malpensa (collegata con treno diretto) sia dalla connessione con Milano e la Fiera di Rho.
Altro Comune che valuta l’introduzione è Brusimpiano, sul Ceresio a due passi dalla Scizzera.
Il fenomeno, però, viene da più lontano. Nel territorio intorno a Malpensa uno dei primi Comuni a muoversi è stato Somma Lombardo, che dispone di un regolamento sull’imposta di soggiorno già dal 2013 e ha aggiornato le tariffe anche per il 2026. A Varese il tributo è in vigore dal 2018 ed è dovuto dai non residenti che pernottano nelle strutture ricettive cittadine. Dal 2025 la gestione ordinaria e coattiva dell’imposta è stata affidata a un concessionario esterno.
Un altro caso significativo è quello di Gallarate, dove la tassa è entrata in vigore il 1° aprile 2024 dopo un confronto acceso tra amministrazione, opposizioni e operatori del settore. Ancora precedente è il caso di Vergiate, che aveva istituito il tributo già nel 2017. L’introduzione fu al centro anche di un contenzioso amministrativo, prima che il quadro regionale consentisse a tutti i Comuni lombardi di istituire l’imposta.
Sul fronte dei laghi, negli ultimi anni si sono aggiunte altre località. Luino ha istituito l’imposta nel 2024, rendendola operativa dal primo giugno dello stesso anno. Sesto Calende dispone oggi di tariffe differenziate per alberghi, B&B, case vacanza e locazioni brevi, aggiornate per il 2026. Anche Laveno Mombello aveva scelto di introdurre il tributo a partire dal 2023 per finanziare interventi legati alla promozione turistica.
La crescita del numero dei Comuni coinvolti riflette anche la trasformazione dell’offerta ricettiva della provincia: non più soltanto alberghi nelle località turistiche tradizionali, ma un numero crescente di bed and breakfast, case vacanza e locazioni brevi distribuiti sia sulle sponde dei laghi sia nei centri urbani e nell’area di Malpensa.
BbVarese: “Non contestiamo la tassa, ma come viene riscossa”
Ed è proprio l’allargamento della tassa a riaccendere il confronto con gli operatori. A intervenire è BBVarese, associazione delle strutture extralberghiere della provincia, che mette nel mirino non tanto l’esistenza del tributo quanto le modalità con cui viene riscosso. «Non contestiamo l’imposta, contestiamo il modo in cui viene riscossa», è la posizione dell’associazione presieduta da Alfredo Dal Ferro.
Secondo BBVarese, infatti, host e albergatori vengono di fatto trasformati in esattori per conto dei Comuni. Sono loro a dover informare gli ospiti, raccogliere l’importo, tenere i registri, presentare le dichiarazioni e riversare le somme all’ente pubblico.
Un insieme di adempimenti ai quali si aggiunge, sottolinea l’associazione, il problema della frammentazione: piattaforme, scadenze e procedure possono cambiare da un Comune all’altro, complicando soprattutto il lavoro delle strutture più piccole e a conduzione familiare.
BBVarese evidenzia inoltre i costi connessi alla riscossione. Se il turista paga con carta, per esempio, la commissione viene applicata anche alla quota relativa all’imposta. A questo si possono aggiungere spese bancarie e costi dei software utilizzati per automatizzare conteggi e dichiarazioni.
Il punto più contestato riguarda però il mancato pagamento da parte dell’ospite. Dal 2020 il gestore è responsabile del versamento dell’imposta e conserva il diritto di rivalsa nei confronti del cliente. Per BBVarese questa tutela è spesso solo teorica: recuperare pochi euro da un turista già ripartito, soprattutto se residente all’estero, può essere più oneroso della somma stessa.
Da qui le proposte avanzate ai Comuni. L’associazione chiede innanzitutto un rimborso dei costi sostenuti per l’attività di riscossione, prendendo a riferimento esperienze già esistenti in altre città italiane, oltre alla copertura delle commissioni e delle spese collegate al trasferimento delle somme.
Un’altra richiesta riguarda l’uniformazione dei regolamenti, delle piattaforme e delle scadenze almeno a livello provinciale, in modo da ridurre il peso burocratico per gli operatori che lavorano su più territori.
BBVarese propone poi una procedura specifica per i casi di mancato pagamento: se il gestore dimostra che l’ospite ha rifiutato di versare la tassa, dovrebbe essere il Comune a rivalersi direttamente sul contribuente, senza obbligare la struttura ad anticipare la somma. Infine viene chiesto un tavolo permanente di confronto con le associazioni di categoria.
«La collaborazione funziona solo se gli oneri e i vantaggi sono distribuiti in modo equo», è la posizione dell’associazione, che ricorda anche il peso crescente dell’extralberghiero nell’offerta turistica provinciale.
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