Frode Iva da mezzo miliardo, arrivano le prime condanne, confische per 40 milioni grazie anche alle indagini della Finanza di Varese
Inchiesta “Moby Dick”: oltre 70 anni di carcere. Coinvolte oltre 400 persone fisiche e giuridiche. Parte degli indagati ha già versato circa 20 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate
Arrivano le prime sentenze nell’ambito dell’operazione “Moby Dick”, maxi inchiesta coordinata dalla Procura Europea che ha fatto luce su una presunta frode IVA da oltre mezzo miliardo di euro. Il 23 febbraio 2026 il Gup del Tribunale di Milano ha condannato 20 imputati a pene complessive superiori ai 70 anni di reclusione, disponendo anche la confisca di beni per circa 40 milioni di euro.
L’indagine, condotta dagli uffici italiani dell’Procura Europea (EPPO) di Milano e Palermo, ha ricostruito l’esistenza di un’associazione a delinquere operativa tra il 2020 e il 2023, accusata di aver emesso fatture per oltre 1,3 miliardi di euro relative alla vendita di prodotti elettronici – tra cui AirPods e computer portatili – generando un’evasione IVA stimata in oltre 500 milioni.
Quindici imputati hanno scelto il rito abbreviato, ottenendo lo sconto di pena, per un totale di oltre 55 anni di carcere e pene accessorie come l’interdizione dai pubblici uffici e dall’attività imprenditoriale. Altri tre hanno patteggiato. Due erano già stati condannati in via definitiva nel novembre 2024 per riciclaggio, con una pena complessiva di 7 anni e 8 mesi e la confisca di immobili per circa 10 milioni.
Il giudice ha sostanzialmente accolto la ricostruzione accusatoria: un’organizzazione articolata in più cellule, attiva in diversi Paesi europei e terzi, che operava tramite una rete di società cartiere, broker e conduit (cioè una società di passaggio, un’impresa formalmente regolare che svolge la funzione di “canale” per far transitare le merci e soprattutto i flussi finanziari tra società fittizie e società finali ndr).
L’inchiesta è nata da due filoni investigativi sviluppati dalla Guardia di Finanza di Varese e Milano e dalla Polizia di Stato di Palermo, poi riuniti sotto il coordinamento dell’EPPO.
Il procedimento complessivo coinvolge oltre 400 persone fisiche e giuridiche. Parte degli indagati ha già versato circa 20 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate. Restano pendenti altri filoni processuali davanti al Tribunale di Milano.
La sentenza rappresenta il primo grado di giudizio e non è definitiva: per tutti gli imputati vale il principio di presunzione di non colpevolezza fino a sentenza irrevocabile.
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