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Pro Patria, fallimento totale: seconda retrocessione consecutiva e futuro da scrivere

Dall'ambizione per la Serie B alla seconda retrocessione consecutiva: la formazione bustocca retrocede al termine di un'annata disastrosa. In estate ci sarà un'altra rivoluzione per provare a ripartire

Pro Patria - Lecco 1-4

Con la sconfitta maturata contro l’Arzignano Valchiampo, la Pro Patria ha nuovamente salutato la Serie C, dopo la retrocessione della passata stagione arrivata ai playout contro la Pro Vercelli. Un epilogo figlio di una stagione nata male e terminata peggio, in cui niente è andato per il verso giusto. Il tutto frutto di scelte tecniche sbagliate, attribuibili a tutti i livelli della società.

I numeri parlano chiaro: 23 punti in 37 partite, ultimo posto virtuale se non si tiene in considerazione l’enorme penalizzazione subita dalla Triestina, che, al netto del -24, sul campo ha totalizzato 36 punti, ben 13 in più dei tigrotti. I successi sono solo 4, spartiti in egual misura tra i due allenatori Leandro Greco e Francesco Bolzoni.  Fra tutte e 60 le squadre di Serie C solo Virtus Verona e Pontedera hanno fatto peggio, con appena 3 vittorie. Il numero delle sconfitte ammonta invece a 22, dato eguagliato solo dal Foggia.

Una volta archiviato il campionato con la partita di Meda contro il Renate (sabato 25 aprile alle 20.30), sarà necessario tirare una riga e ricostruire in vista della prossima stagione. Sarà un reset ancor più totale rispetto all’annata precedente, con gran parte dei giocatori che, da regolamento, si erano svincolati in seguito alla retrocessione e accasati altrove, salvo alcuni superstiti che avevano deciso di sottoscrivere un nuovo contratto con la società bustocca. Questa volta, oltre a nuovi calciatori, sarà necessario ripartire anche da un nuovo direttore sportivo, dopo che lo storico ds dei tigrotti, Sandro Turotti, a margine della gara di domenica, ha annunciato la fine del rapporto con il club, prevista alla naturale scadenza del contratto il 30 giugno: un epilogo ben lontano da quanto ci si augurava nel settembre 2024, quando il ds firmò il rinnovo fino al 2027 – contratto decaduto poi l’anno scorso con la “prima retrocessione” – e poi di nuovo a giugno 2025, quando invece Turotti rappresentò il punto di ripartenza «tra continuità e discontinuità» voluto fortemente da Patrizia Testa e la fiduciaria Finnat alla vigilia del ripescaggio.

Nella conferenza d’addio il ds non si è risparmiato nei confronti di una squadra «nata presuntuosa e retrocessa presuntuosa». Turotti è stato l’unico a metterci la faccia in sala stampa ma è logico redistribuire le responsabilità del fallimento, come fatto in parte intendere dal direttore, anche ai vertici della società, che raramente hanno avuto il coraggio di metterci la faccia, al netto dei risultati negativi, con direttore sportivo, allenatori e giocatori spesso utilizzati come parafulmini. Il tutto mentre gran parte della tifoseria ha di fatto messo di sostenere la causa da tempo, con lo Speroni, fino a pochi anni fa “fortino”, sempre più deserto a partire già dall’autunno. I dati sulle presenze ricalcano infatti il trend pandemico, quando gli stadi erano soggetti a restrizioni. Domenica scorsa la fotografia di questo disamoramento: allo Speroni, nel giorno in cui era praticamente certo che si sarebbe celebrato l’addio della Pro Patria al professionismo, neanche 400 persone: 353. Numeri che registrano solo le “seconde squadre”, non certo piazze storiche per la categoria, come quella di Busto Arsizio.

La società dovrà lavorare con rigore per ripartire, salvo sorprese, dai dilettanti, cercando di costruire un progetto che possa riportare al più presto la Pro Patria tra i professionisti e riconquistare i suoi tifosi. Un percorso che dovrà essere improntato al lavoro quotidiano e alla crescita progressiva di una squadra solida e competitiva, capace nel tempo di ottenere risultati duraturi. Obiettivi che dovranno essere la conseguenza di una programmazione vincente, con una direzione chiara, scevra da inutili proclami o voli pindarici, come quelli di inizio stagione, quando qualcuno arrivò addirittura a evocare la Serie B. Dieci mesi dopo – con i biancoblu ultimi “sul campo” da settembre – la squadra è sprofondata ufficialmente in Serie D.

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Pubblicato il 21 Aprile 2026
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