Europa, Alfieri e Salvatore a Radio Materia: “Serve una difesa comune per non diventare irrilevanti”
Dal peso crescente delle superpotenze alla necessità di investire insieme in tecnologia, spazio e cybersicurezza: il podcast di Radio Materia affronta le sfide che attendono l’Unione Europea nei prossimi anni
L’Europa rischia di diventare irrilevante nello scenario internazionale se non sarà capace di compiere un salto politico verso una maggiore integrazione. È uno dei temi centrali affrontati nel podcast Giù le mani dall’Europa di Radio Materia che ha visto dialogare il funzionario europeo Massimo Gaudina, il senatore Alessandro Alfieri e il professor Vincenzo Salvatore, esperto di politiche europee, in una riflessione sul futuro dell’Unione Europea, sulla difesa comune e sul ruolo geopolitico del continente.
Secondo gli ospiti, il contesto internazionale è profondamente cambiato rispetto a quello in cui sono nate le istituzioni europee. Oggi l’Europa si trova stretta tra grandi potenze come Stati Uniti e Cina e deve confrontarsi con nuovi blocchi emergenti, come i BRICS, che stanno ridefinendo gli equilibri economici e politici mondiali.
I limiti dell’Europa attuale
Uno dei principali ostacoli individuati riguarda la difficoltà dell’Unione Europea nel prendere decisioni rapide ed efficaci. Il sistema dell’unanimità richiesto in molte materie strategiche e la complessità nel modificare i trattati rendono difficile costruire una politica estera e di difesa realmente comune. «Se l’Europa continua a presentarsi divisa, rischia di restare spettatrice delle decisioni prese da altri attori globali» è il concetto emerso nel confronto tra Alfieri e Salvatore. A questo si aggiunge la frammentazione delle politiche nazionali e delle industrie della difesa, che impedisce di concentrare risorse e competenze su progetti condivisi.
L’effetto Trump e la necessità di autonomia strategica
Nel corso del dialogo è stato sottolineato come la presidenza di Donald Trump abbia rappresentato uno spartiacque per l’Europa. L’approccio dell’ex presidente americano, improntato a rapporti bilaterali e a una minore disponibilità a sostenere i costi della sicurezza europea, ha evidenziato la dipendenza del continente dagli Stati Uniti. Un esempio citato è stato il ritiro dall’Afghanistan. In quell’occasione gli europei hanno mostrato di non poter operare autonomamente a causa della mancanza di strumenti fondamentali come sistemi satellitari indipendenti, capacità di intelligence autonome e una logistica militare integrata. Per gli interlocutori, questa esperienza ha reso evidente l’urgenza di costruire una vera autonomia strategica europea.
Investire insieme in tecnologia, spazio e cybersicurezza
La prospettiva indicata passa attraverso investimenti comuni nei settori più strategici. Tra le priorità figurano lo sviluppo di tecnologie avanzate, la creazione di infrastrutture satellitari europee, la cybersicurezza e la protezione delle infrastrutture critiche. L’obiettivo non è soltanto rafforzare la capacità militare europea, ma creare una base tecnologica e industriale in grado di competere a livello globale. Secondo i relatori, i singoli Stati dovrebbero evitare di limitarsi ad aumentare i propri bilanci nazionali e orientare invece una parte crescente delle risorse verso progetti europei condivisi.
Un “gruppo di testa” per accelerare l’integrazione
Tra le ipotesi discusse vi è quella di un nucleo di Paesi volenterosi disposto a procedere più rapidamente verso una maggiore integrazione politica e militare. Una sorta di “gruppo di testa” capace di superare gli stalli decisionali che spesso caratterizzano l’Europa a 27.
Giù le mani dai fondi di coesione
Allo stesso tempo, viene richiamata la necessità di non compromettere i risultati ottenuti dall’Unione negli ultimi decenni. In particolare, emerge la preoccupazione che l’aumento delle spese per la difesa possa avvenire a discapito dei fondi di coesione e delle politiche destinate a ridurre le disuguaglianze tra le regioni europee.
Il dibattito propone quindi una riflessione sul futuro dell’Unione: mantenere il proprio ruolo di grande mercato economico oppure evolvere in un soggetto politico capace di incidere nelle grandi sfide globali.
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