“Speaking in Tongues”: alle Arti di Gallarate uno spettacolo che esplora il labirinto delle relazioni umane
Il testo di Andrew Bovell viene messo in scena il gruppo adulti Bausch, del corso di teatro delle Arti, con la regia di Giulia Provasoli
Speaking in Tongues è un gioco di parole inglese, che indica la glossolalia, quando si parlano lingue che non si conoscono. Un’espressione che diventa il titolo dello spettacolo di Andrew Bovell, che sabato 13 giugno alle 20.30 sarà sul palco del Teatro delle Arti di Gallarate.
Il testo del 1997 di Bowell, nella traduzione di Margherita Mauro e a cura di Giulia Provasoli, viene messo in scena dal Gruppo adulti Bausch del corso di teatro delle Arti, condotto da Provasoli.
Uno spettacolo che porta nel labirinto delle relazioni; è la mappatura di un paesaggio emotivo caratterizzato da disconnessioni e alterazioni dei codici condivisi. Parla di persone che aspirano a trovare un senso – e si aggrappano a momenti di speranza e ironia, per contrastare quel crescente senso di alienazione che sentono dentro – e rispondere alla domanda “Come posso vivere in questo mondo?”.
«Con questo gruppo di dieci allieve e allievi abbiamo deciso di non lavorare su una drammaturgia originale, come gli altri anni, ma di fare un lavoro più accademico: incontrare un testo integrale, senza modifiche, e capire come ricavare il nostro spazio e far emergere i nostri messaggi da dentro una struttura fissa» spiega Provasoli. «Il testo che abbiamo scelto, per di più, è un vero e proprio esempio di drammaturgia contemporanea complessa. C’è un mistero al centro di questa storia, la scomparsa di una donna. Ma, in realtà, non importa davvero come sono andati i fatti. Il vero mistero è: come facciamo a sentirci così soli anche quando siamo insieme a qualcuno che amiamo? Perché facciamo così fatica a parlarci davvero? Speaking in Tongues è un gioco di parole che indica la glossolalia, ossia quando si parlano lingue che non si conoscono. I personaggi si parlano, ma su terreni emotivi e morali fragili – e non si capiscono davvero; le loro solitudini, però, sono legate da fili invisibili, inconsci».
«Per la prima volta, abbiamo collaborato con uno studente al quinto anno del liceo teatrale Candiani di Busto Arsizio, Matteo Riva, che ha partecipato alle nostre lezioni e ha ideato e realizzato la scenografia. Realizzare questo spettacolo è stato un lavoro di squadra, intenso, molto difficile, e sarà fondamentale e bellissimo l’incontro con il pubblico, domani».
La pièce conclude la rassegna di spettacoli ideati e prodotti dai diversi gruppi del corso di teatro delle Arti, dai bambini fino agli adulti.
Ingresso gratuito con libera donazione a sostegno.
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