Non solo l’emergenza: su urbanistica e clima la città che si ripensa, tra rigenerazione e adattamento
Proprio in questi giorni l'ondata di calore sull'Europa propone l'urgenza del tema delle risposte nelle città. A Materia Spazio Libero il confronto tra amministrazione di Varese, ricerca europea e progettazione urbana, sul nuovo Pgt e non solo
La pianificazione urbanistica, oggi, non è più soltanto una disciplina tecnica. È diventata uno dei principali strumenti con cui le città si confrontano con la crisi climatica, la gestione del suolo e la qualità della vita dei cittadini.
Dentro questo quadro, la sfida non è soltanto costruire o trasformare, ma decidere che cosa una città vuole diventare nei prossimi decenni: più resiliente, più verde, più compatta oppure semplicemente più coerente con i propri limiti ambientali.
È da questa consapevolezza che si è sviluppata la serata ospitata a Materia Spazio Libero, dedicata alla pianificazione urbanistica e al nuovo approccio al governo del territorio, con un confronto tra amministrazione, ricerca europea e cultura progettuale.
L’assessore all’Urbanistica del Comune di Varese Andrea Civati ha aperto la riflessione a partire da un dato ormai non più eccezionale ma strutturale: l’intensificarsi degli eventi estremi. «Non è possibile che il venti di giugno ci siano dieci giorni di fila in cui ci sono trentacinque, trentasei, trentasette gradi durante il giorno e magari fra una settimana avremo tredici, quattordici e bombe d’acqua, allagamenti», ha osservato, richiamando la necessità di un cambio di paradigma nella pianificazione.
Il nuovo Piano di Governo del Territorio viene quindi presentato come uno strumento di adattamento e mitigazione, costruito su alcuni assi strategici: riduzione del consumo di suolo, rigenerazione urbana, rafforzamento della rete ecologica e gestione delle acque.
Tra i punti centrali, la scelta di ridurre in modo significativo le previsioni edificatorie e di orientare le trasformazioni verso il riuso dell’esistente. Un passaggio che si intreccia con la lettura del territorio non più come superficie neutra, ma come sistema complesso di valori ambientali e paesaggistici.
Europa, città e adattamento: il quadro del Patto dei Sindaci
Il confronto ha poi allargato lo sguardo alla dimensione europea con l’intervento di Giulia Melica, del Joint Research Centre della Commissione Europea, che ha ricordato la portata del Patto dei Sindaci e la sua evoluzione.
«Questa iniziativa è volontaria, le città aderiscono semplicemente perché desiderano farlo», ha spiegato, sottolineando come il programma europeo non si limiti alla riduzione delle emissioni, ma integri oggi anche adattamento climatico e povertà energetica.
Un sistema che coinvolge migliaia di città nel mondo e che impone una pianificazione fondata su dati, vulnerabilità e obiettivi misurabili, ma anche su un elemento considerato decisivo: la partecipazione. Il ruolo dei cittadini e degli attori locali diventa infatti parte strutturale dei piani climatici urbani.

Luciano Crespi e la città che si trasforma
Sul piano culturale e progettuale, il contributo di Luciano Crespi ha riportato al centro il tema del riuso e della trasformazione dell’esistente, a partire da una critica alle logiche più rigide della pianificazione tradizionale.
Nel suo intervento ha richiamato una visione della città come organismo stratificato, da leggere prima ancora che da ridisegnare: «Tutte le cose che ha detto l’assessore non posso che condividerle», ha affermato, aprendo però una riflessione più ampia sulla necessità di superare approcci standardizzati e aprire la strada a pratiche più adattive.

Al centro, l’idea che il patrimonio costruito non debba essere necessariamente sostituito, ma reinterpretato e riattivato, in una logica di continuità materiale e sociale degli spazi urbani.
Un confronto tra visioni e responsabilità
La serata si è sviluppata come un dialogo continuo tra prospettive diverse: da un lato la pianificazione come strumento amministrativo e tecnico, dall’altro la dimensione europea delle politiche climatiche, fino alla riflessione progettuale sul riuso e sulla trasformazione della città esistente.
Ne è emersa un’idea condivisa: la pianificazione urbana non può più essere letta solo come gestione dello sviluppo, ma come costruzione di una relazione nuova tra città, ambiente e comunità. Una relazione che richiede strumenti più flessibili, ma anche una responsabilità diffusa, capace di tenere insieme visione strategica e trasformazioni concrete.
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