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Dalle Skorpions Varese alla Nazionale: Aleksandra Radisavljevic e il sogno olimpico del flag football

Ad agosto la spedizione azzurra volerà a Düsseldorf per i Mondiali che mettono in palio i pass per l'esordio ufficiale della disciplina ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028

la materia del giorno aleksandra radisavljevic

Dalle corsie dell’ospedale ai campi da gioco, con il sogno a cinque cerchi nel mirino. Aleksandra Radisavljevic, atleta di Flag Football e giocatrice delle Skorpions Varese, è stata la protagonista della puntata odierna de “La Materia del Giorno”, la rubrica quotidiana di VareseNews. Una storia di passione, sacrifici e dedizione che ad agosto la porterà a difendere i colori della Nazionale Italiana ai Mondiali in Germania, tappa cruciale per agguantare il pass per le Olimpiadi di Los Angeles 2028, dove la disciplina farà il suo storico esordio ufficiale.

Cos’è il flag football e come nasce una passione

Il flag football si presenta come una variante del football americano, ma con una differenza fondamentale: l’assenza totale di contatto fisico. Si gioca cinque contro cinque e l’azione si stoppa non con il placcaggio, ma strappando una delle due bandierine attaccate alla cintura dei giocatori.

«Il flag football è una variante del football americano senza contatto – il racconto di Aleksandra Radisavljevic –: il contatto intenzionale è vietato e l’alternativa al placcaggio consiste semplicemente nello staccare una delle due bandierine, le flag, attaccate alla cintura che portiamo ai lati della vita per bloccare l’azione. Si gioca cinque contro cinque, non undici contro undici come nel football americano, e in campo ci sono un quarterback che lancia la palla e quattro ricevitori; l’obiettivo è ricevere il pallone, completare la propria traccia designata ed evitare che la difesa ti prenda, così da fare touchdown».

«Io mi sono avvicinata a questo sport in qualità di medico, non di atleta – spiega Radisavljevic –. Era il periodo successivo al Covid, tra il 2020 e il 2021, quando la squadra maschile degli Skorpions Varese mi ha contattata per quel ruolo. Non avevo mai visto il football, ho sempre giocato a pallavolo, calcio e basket. Durante quella stagione le ragazze della femminile, vedendo che ero un tipo sportivo, mi hanno chiesto di provare un allenamento. Ero scettica perché stavo iniziando la specializzazione medica e avevo ormai appeso le scarpette al muro, ma dopo il primo paio di allenamenti non ho più smesso. Ormai gioco da cinque anni nelle Skorpions Female come wide receiver, cioè ricevitore, un ruolo d’attacco».

Il quinto posto in campionato e la linea verde

Con il club varesino, la giocatrice ha appena concluso una stagione intensa nel campionato F3, il torneo nazionale femminile che si sviluppa attraverso i “bowl”, concentramenti di partite in un’unica giornata. Il percorso delle varesine si è chiuso alle finali di Grosseto con un bilancio complessivamente positivo, nonostante la concorrenza agguerrita di realtà storiche come Parma, Milano e Bergamo.

«Con le Skorpions Varese frequentiamo il campionato F3, il torneo femminile – illustra l’atleta varesina –, che consiste in una serie di “bowl”, giornate concentrate in cui si disputano anche quattro partite di fila tra i vari gironi. In Italia ci sono circa una ventina di squadre. Al termine della stagione si arriva all’evento più atteso: le finali nazionali che si tengono ogni anno a Grosseto, una tre giorni intensiva dove ci si classifica per giocare gli ottavi, i quarti, le semifinali e le finali. Quest’anno ci aspettavamo qualcosina in più, ma siamo comunque molto contente del quinto posto e del percorso fatto. Ci siamo confrontate con compagini molto forti come le Parma Panthers, le Mad Cats Milano, le Lions Bergamo campionesse uscenti o le Seamen. C’è ancora da lavorare e da migliorare, ma abbiamo inserito tante ragazze giovani che hanno sperimentato questo mondo per la prima volta, quindi non possiamo lamentarci. Il bilancio resta decisamente positivo».

Il blocco varesino in Nazionale e la cura Homer

La crescita sul campo ha portato alla chiamata in azzurro da parte dell’head coach John Homer. Un impegno totalizzante che Radisavljevic condivide a Varese con altre due compagne di squadra, la quarterback Sofia Petrillo e il difensore Emma Petrillo. Il tecnico inglese ha saputo trasmettere una mentalità rigorosa a un gruppo composto interamente da atlete non professioniste.

«La convocazione in Nazionale è stata inaspettata – ammette Radisavljevic –. Dopo il mio primo anno a Varese, durante le finali di Grosseto, gli allenatori dell’Italia, tra cui l’head coach John Homer, stavano visionando volti nuovi. Si è interessato a me, mi ha inserito nei raduni di selezione e da lì è cominciato il mio percorso in azzurro. L’impegno che dedico alla Nazionale è tantissimo: se penso alla mia vita attuale, si riassume in lavoro come medico e sport, con allenamenti cinque o sei giorni su siete, tra sessioni di squadra e preparazione individuale in palestra per la forza e l’esplosività. Attualmente di Varese siamo rimaste in tre in rosa, tra cui Sofia Petrillo, la nostra quarterback con cui c’è una grande affinità in campo, e sua sorella Emma Petrillo che gioca prevalentemente in difesa».

L’apporto del commissario tecnico si sta rivelando fondamentale per colmare il gap con le grandi potenze internazionali, come dimostrato anche dai test contro le selezioni giovanili statunitensi.

«Il nostro coach è inglese, molto pratico ed efficiente – prosegue la giocatrice –; non è un uomo di tante parole, ma ama studiare gli avversari e trasmetterci dedizione. Questo sport in Italia si basa tutto sulla passione delle giocatrici, visto che nessuna è professionista e abbiamo tutte un altro impiego o l’università, ma l’allenatore ci ha dato un input più professionale. Negli ultimi raduni, come quello al centro olimpico del CONI a Roma, abbiamo lavorato molto sulle basi e sulla tecnica, raccogliendo ottimi frutti e affrontando persino due squadre giovanili americane, riuscendo a contenerle in modo sorprendente».

L’obiettivo Düsseldorf e il sogno olimpico

La marcia di avvicinamento ai Mondiali di Düsseldorf è ormai tracciata. Prima il torneo in Svizzera a fine luglio, poi il ritiro a Roma e infine la rassegna iridata in Germania. In palio ci sono cinque pass per i Giochi di Los Angeles 2028, considerando che gli Stati Uniti sono già qualificati di diritto. L’Italia, ottava agli scorsi World Games, dovrà vedersela in un girone di ferro con Messico e Germania.

«Adessso ci aspetta un calendario fittissimo in vista dei Mondiali, che si terranno ad agosto a Düsseldorf, in Germania – conclude Radisavljevic –. A fine luglio disputeremo un torneo in Svizzera, poi faremo un ritiro pre-partenza intensivo a Roma e infine voleremo in Germania; ho già preso le ferie per essere pronta. Questo Mondiale è un evento cruciale perché costituisce la qualificazione per le Olimpiadi di Los Angeles 2028, dove il flag football farà il suo esordio ufficiale come disciplina olimpica. Come Italia siamo a un ottimo livello: l’anno scorso ai World Games ci siamo classificate ottave al mondo. Sappiamo che solo sei squadre saranno ammesse alle Olimpiadi; gli Stati Uniti passano di diritto, ma restano cinque posti per i quali possiamo giocarcela. Nel girone di Düsseldorf avremo subito Messico e Germania, oltre a dover diffidare di Canada, Austria, Francia e Spagna. Vedere il sogno a cinque cerchi concretizzarsi in una realtà tangibile è qualcosa di inenarrabile. Il messaggio che voglio dare è quello di continuare a impegnarsi per le proprie passioni: la costanza, il sacrificio e la dedizione quotidiana portano a piccoli passi che conducono a grandi obiettivi. Le Olimpiadi sembrano un traguardo irraggiungibile, ma è proprio questo lavoro quotidiano che permette di ottenere i risultati».

 

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Pubblicato il 30 Giugno 2026
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