“Per sei giorni siamo tornati a respirare”: la voce dei residenti dopo la chiusura del minimarket di Gallarate
La voce di alcuni residenti della zona piazza Rosorgimento-via Puricelli: «Senza quella birra fredda a tutte le ore la strada è cambiata dall'oggi al domani. Ora però temiamo che la tregua finisca: servono regole severe sugli orari»
A seguito del provvedimento della Questura di Varese che ha imposto la chiusura per sette giorni del minimarket di via Puricelli, teatro nei giorni scorsi di risse e violente aggressioni a bottigliate, alcuni residenti del quartiere compreso tra via Puricelli e piazza Risorgimento rompono il silenzio. Per quasi una settimana, la sospensione della licenza dell’esercizio ha portato una parentesi di quiete in un’area da tempo segnata da degrado e disordini notturni.
«Sei notti di silenzio: sembrava di essere tornati indietro nel tempo»
«Per l’intera settimana abbiamo provato qualcosa che non vivevamo più da anni: il silenzio, il poter dormire con le finestre aperte e la sensazione di rientrare a casa senza dover guardare a terra o guardarci le spalle. Per sei notti la nostra via è tornata a essere un luogo normale, esattamente come lo era una volta prima che questo angolo di città diventasse un punto di ritrovo costante per lo sbandamento notturno», spiegano in una nota inviata alla redazione.
«Il nodo resta la birra fredda a tarda sera: senza quella l’area si svuota»
«La chiusura del negozio ha dimostrato nei fatti quello che denunciamo da anni: il vero catalizzatore di questa situazione è la vendita ininterrotta di alcolici e birra ghiacciata fino a notte tarda. Senza quel punto di riferimento, i soliti gruppi di persone con problemi di dipendenza che ogni sera si posizionavano sotto i nostri balconi a urlare, bere e usare i marciapiedi come un bagno a cielo aperto semplicemente non si sono presentati. È la prova che non si tratta di un problema insolubile, ma di una dinamica commerciale che alimenta il degrado», proseguono i residenti.
«Grati alle forze dell’ordine, ma ora temiamo la riapertura: servono regole fisse»
Infine, l’appello alle autorità: «Siamo grati alla Questura e alle forze dell’ordine per essere intervenute dopo i gravi fatti di sangue dei giorni scorsi. Il problema è che tra di noi non c’è euforia, ma molta rassegnazione: sappiamo che la sospensione dura solo qualche giorno e che, una volta riaperte le serrande, rischiamo di tornare al punto di partenza. Le retate e i sigilli temporanei sono tamponi utili, ma a noi serve un provvedimento definitivo. Chiediamo al Comune e alle autorità di imporre un orario di chiusura tassativo per questi minimarket, al massimo alle ore 20.00, e di vietare la vendita di bevande alcoliche refrigerate. Solo così possiamo riprenderci la nostra vita e il nostro quartiere in maniera permanente».
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