Viaggiare per crescere: Casorate Sempione e quei 45 giovani alla scoperta del mondo con Erasmus+
Turchia, Serbia, Marocco e molte altre destinazioni: gli scambi internazionali sono diventati uno strumento delle politiche giovanili del paese per sviluppare autonomia, competenze e capacità di confrontarsi con culture differenti
A Casorate Sempione più di quaranta di giovani hanno avuto la possibilità di partire per l’estero grazie ai progetti Erasmus+ promossi dal Comune. Dal 2019 sono circa 45 i ragazzi coinvolti in esperienze di mobilità internazionale, mentre sono 13 i progetti portati a termine dall’amministrazione. Un percorso nato quasi per caso e diventato negli anni uno dei pilastri delle politiche giovanili del paese.
A raccontarlo sono Stefania Passerini, responsabile dei servizi sociali, cultura e InformaGiovani del Comune, ed Elisa Conconi e Gae Maginzali, protagoniste della prima puntata della nuova stagione di Chi l’avrebbe mai detto? su www.radiomateria.it. Attraverso le loro esperienze emerge soprattutto un’idea: viaggiare significa uscire dalla propria zona di comfort, incontrare persone e culture differenti e tornare a casa con strumenti nuovi per interpretare il mondo.
Da Malaga ai primi progetti: come è iniziato l’Erasmus+ a Casorate
L’avventura di Casorate Sempione con Erasmus+ nasce da una richiesta arrivata all’InformaGiovani attraverso la rete Eurodesk di Busto Arsizio: servivano ragazzi disponibili a partecipare a un breve scambio in Albania. Passerini conosce più da vicino questa opportunità attraverso i figli e scopre successivamente la possibilità per gli adulti di partecipare agli scambi come group leader. Decide così di capire direttamente come funziona questo mondo. Nel 2016 prende alcuni giorni di ferie e parte da sola per Malaga, dove partecipa a un progetto di formazione. Impara come vengono costruiti e presentati i progetti e, soprattutto, conosce associazioni e realtà provenienti da altri Paesi europei, stringendo rapporti in particolare con partner turchi e portoghesi. Al ritorno propone all’amministrazione comunale di provare a percorrere quella strada. Il Comune decide di darle fiducia e da quella prima esperienza prende forma un progetto che continua ancora oggi. Sono 13 i progetti Erasmus+ completati dal Comune, mentre dal 2019 circa 45 giovani hanno potuto partecipare agli scambi internazionali.
Viaggi brevi e finanziati dall’Unione Europea
Non si tratta necessariamente dell’Erasmus universitario di diversi mesi a cui comunemente si associa questo nome. Gli scambi raccontati nel podcast hanno una durata più contenuta, generalmente di circa una settimana e comunque compresa tra 5 e 21 giorni. Le spese sono finanziate nell’ambito del programma Erasmus+ dell’Unione Europea, elemento che permette di rendere queste esperienze accessibili anche a chi altrimenti potrebbe avere maggiori difficoltà a sostenere il costo di un viaggio internazionale. Il viaggio diventa così uno strumento educativo. Si impara attraverso workshop e attività di gruppo, ma anche condividendo giornate, problemi e soluzioni con coetanei provenienti da Paesi differenti.
Elisa Conconi: “Un’educazione che avviene fuori dai banchi di scuola”
Tra chi ha sperimentato direttamente questo percorso c’è Elisa Conconi, che si è avvicinata agli scambi internazionali anche seguendo l’esempio del fratello maggiore Roberto e grazie alla passione per le lingue. Per lei il valore di Erasmus+ sta soprattutto nell’educazione non formale: non una lezione tradizionale, ma un apprendimento che passa da workshop, discussioni e confronto quotidiano. Esperienze che hanno avuto conseguenze anche sul suo percorso professionale. Oggi lavora infatti come coordinatrice di viaggi di gruppo e come group leader per vacanze studio, utilizzando competenze maturate anche durante gli anni trascorsi tra progetti e scambi internazionali. Tra i viaggi che ricorda maggiormente c’è un’esperienza di volontariato vissuta nel 2019 a Zanzibar, dove ha insegnato inglese ai bambini confrontandosi con condizioni di vita molto diverse da quelle conosciute in Italia. In Serbia, invece, ha accompagnato cinque ragazzi di Casorate in un progetto organizzato dalla Croce Rossa locale sulla gestione delle emergenze. I partecipanti si sono messi alla prova con simulazioni di situazioni legate ad alluvioni e terremoti e con attività dedicate al sostegno delle famiglie coinvolte nei disastri.
Dalla Turchia al Marocco, il viaggio che cambia prospettiva
Per Gae Maginzali l’incontro con Erasmus+ è arrivato intorno ai 18-19 anni con un viaggio in Turchia. Un’esperienza che ha lasciato un segno anche nella scelta del suo percorso universitario: oggi studia psicologia con una specializzazione dedicata proprio ai gruppi. Osservare le relazioni che si creavano tra giovani italiani e stranieri le ha fatto comprendere concretamente quanto un gruppo possa sviluppare dinamiche e risorse che vanno oltre quelle dei singoli componenti. Particolarmente intenso è stato il progetto We are all immigrants in Turchia, durante il quale i partecipanti hanno incontrato famiglie e bambini fuggiti dalla guerra in Siria. Un confronto diretto con una realtà molto più complessa rispetto a quella immaginata prima della partenza. Nel 2024 è arrivato poi il Marocco, con un progetto a Marrakech dedicato al patrimonio culturale. Anche in quel caso il confronto con gli altri partecipanti ha modificato la prospettiva con cui Gae guardava al tema: il patrimonio di una comunità non è fatto soltanto di monumenti e beni materiali, ma può essere costituito anche da relazioni, tradizioni e legami tra le persone.
Una rete che torna a Casorate Sempione
Gli effetti degli scambi non terminano con il viaggio di ritorno. Negli anni sono nate amicizie e relazioni internazionali che continuano a essere coltivate anche a distanza. Un legame che si è visto anche a Casorate Sempione: in occasione della Festa di San Tito alcuni dei giovani del paese hanno accolto amici e partner internazionali conosciuti proprio durante le esperienze all’estero. Il progetto ha avuto ricadute anche sulle scelte di studio e di lavoro di alcuni partecipanti, indirizzandoli verso ambiti legati alle politiche giovanili e alla cooperazione. Ed è proprio questa la scommessa raccontata nella nuova puntata di Chi l’avrebbe mai detto?: considerare il viaggio non soltanto come un’esperienza personale, ma come uno strumento delle politiche giovanili capace di generare competenze e relazioni che, una volta tornati a casa, possono diventare patrimonio della comunità.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
lenny54 su Entrano in vigore le nuove tariffe "metropolitane", Saronnese e Busto più vicine a Milano
Felice su Fucile d'assalto e mitragliette nella casa dell'ex ispettore di Malpensa
lenny54 su In vendita casa Bossi, villa simbolo della "Lega di una volta"
lauralaura su Ospedali troppo caldi: la Regione comprerà i condizionatori
gcbiakmw su Lo spinello fa male
Rita Campiotti su Torna IceOut, qual è la vostra gelateria preferita?









Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.