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Dopo dieci anni a Casorate è di nuovo il momento della festa di San Tito: nella notte i volontari fanno “fiorire” il paese

Le prime decorazioni sono comparse nella giornata di venerdì, ma i residenti delle diverse vie hanno lavorato anche a sera per posizionare migliaia di fiori finti, realizzati con materiali di recupero e con la tradizionale tecnica della carta cerata

I preparativi per la festa di San Tito 2026 (Foto Roberto Gernetti)

A Casorate Sempione è arrivato uno di quei momenti che si possono vivere soltanto una volta ogni dieci anni. Nella serata di venerdì 4 settembre il paese ha iniziato a cambiare volto, quasi ora dopo ora, mentre nelle vie gruppi di residenti e volontari erano ancora al lavoro per completare gli allestimenti della Festa decennale di San Tito.

Le prime decorazioni erano già comparse nel corso della giornata, ma è con l’arrivo della sera che il paese ha cominciato davvero a “fiorire”. Sui cancelli, lungo le strade, sopra gli ingressi delle case e negli spazi comuni hanno trovato posto migliaia di fiori realizzati a mano nei mesi – e in alcuni casi negli anni – di preparazione della festa.

Carta, plastica, bottiglie e materiali di recupero diventano petali, corolle, ghirlande e composizioni. Accanto alle tecniche più recenti resiste quella tradizionale della carta cerata, tramandata nel tempo e ancora oggi utilizzata per dare forma ai fiori che caratterizzano una delle feste più particolari della provincia di Varese.

Ogni via ha il suo progetto e il suo stile, custodito fino agli ultimi giorni quasi come una sorpresa. E così, nella vigilia della festa, Casorate diventa un grande laboratorio all’aperto: scale appoggiate ai muri, fili da tendere, decorazioni da sistemare, gli ultimi dettagli da correggere e gruppi di persone che si spostano da una parte all’altra della strada per capire se tutto è finalmente al posto giusto.

Anche l’oratorio è già entrato nell’atmosfera di San Tito. Qui i fiori sono stati preparati e allestiti grazie al lavoro dei volontari della parrocchia insieme ai ragazzi del Centro Socio-Educativo del Seme di Gallarate, che hanno contribuito alle decorazioni destinate ad accogliere i tanti visitatori attesi nei prossimi giorni.

È la lunga notte che precede l’inizio ufficiale della festa. L’appuntamento che tutti aspettano è fissato per mezzogiorno di sabato 5 settembre, quando undici colpi di cannone annunceranno l’apertura del Centenario. Da quel momento prenderanno il via dieci giorni di celebrazioni e appuntamenti, fino al 15 settembre.

Una tradizione nata cento anni fa

Quella del 2026 è un’edizione particolarmente significativa: sono infatti passati cento anni dalla prima Festa decennale di San Tito, celebrata nel 1926 per iniziativa del parroco don Luigi Mariani. In quell’anno Casorate ricordava il quindicesimo centenario del martirio del santo e la celebrazione divenne anche un’occasione per rilanciare, con un messaggio di speranza, il cammino della comunità.

Fu allora che, per la prima volta, l’urna con le spoglie di San Tito venne portata in processione attraverso il paese. Le strade vennero decorate con fiori di carta colorata e luminarie: l’origine di una tradizione che, da quel momento, sarebbe tornata puntualmente ogni dieci anni.

Da allora gli allestimenti sono diventati una delle caratteristiche più riconoscibili della festa. Carta, nastri, nylon, plastica e materiali recuperati vengono trasformati dagli abitanti in composizioni sempre più elaborate, in una sorta di competizione amichevole tra le diverse vie del paese.

Nel 2026 il centenario della festa coincide inoltre con i 1600 anni dal martirio di San Tito, avvenuto nel 426. Una doppia ricorrenza che rende ancora più speciale il ritorno della festa dopo dieci anni.

Ma prima delle cerimonie, degli appuntamenti e dell’arrivo dei visitatori c’è la notte di venerdì: quella dei casoratesi, delle scale in mezzo alla strada, delle ultime corolle da appendere e delle mani che continuano a lavorare. Perché a Casorate la Festa di San Tito comincia davvero così, quando il paese, lentamente, torna a riempirsi di fiori.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 05 Settembre 2026
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