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Quando il “treno dei bambini” portò a Gallarate i figli degli operai in sciopero a Piombino

Nell’estate del 1911 minatori e siderurgici incrociarono le braccia per mesi. In loro aiuto vennero i lavoratori di altre località d’Italia. Tra cui Gallarate, con la figura combattiva della sindacalista Ines Oddone Bittelli

figli dei serrati alessandro pellegatta

«Le povere donne che soffrono la fame e si espongono alle incivili rappresaglie poliziesche, sanno che qui vi sono cuori di fratelli per le loro creature».
Ad agosto del 1911 a Gallarate si attende l’arrivo di un gruppo di bambini provenienti dalla zona di Piombino e dell’Elba. Non è una vacanza di piacere (il turismo, per i più, non esiste ancora) ma una migrazione temporanea e necessaria: figli di operai e operaie in sciopero, vengono accolti a Gallarate come forma di aiuto verso le loro famiglie che stanno lottando.

A capeggiare l’arrivo dei piccoli toscani a Gallarate è dintorni era Ines Oddone, determinata sindacalista, giornalista su “La lotta di classe”, paladina dei diritti delle donne e dell’infanzia, moglie del segretario della Camera del lavoro Giovanni Bitelli.

Sono passati centovent’anni esatti (l’arrivo dei bambini a Gallarate data 3 settembre) e quella storia rivive grazie alla ripubblicazione di “I figli dei serrati”, libro frutto delle ricerche di Alessandro Pellegatta, ex ferroviere di Cassano Magnago, appassionato studioso della storia operaia e dell’organizzazione di quello che allora si chiamava il proletariato. Parola che suona desueta, ma che per un secolo e più seppe smuovere un senso di solidarietà di classe e forme di organizzazione che oggi paiono incredibili.

Così accadde appunto nell’estate 1911.
L’Italia già si preparava alla guerra di Libia, l’invasione coloniale del Nord Africa che costituì una delle tappe che portarono poi al grande scontro tra le potenze, il massacro della Prima Guerra Mondiale.
Guerra fa sempre rima con affari economici e proprio in quell’anno si crea un consorzio di aziende toscane e liguri (Savona, Genova) che porta un nome arrivato fino a noi: il consorzio ILVA, aggregato intorno alla genovese Ilva.

Le previsioni di grandi commesse per la guerra porta a riorganizzare la produzione. Accendendo la rivolta operaia: “il 2 luglio 1911 ha inizio il grande sciopero degli ottomila operai di Portoferraio e Piombino contro il consorzio”, raccontano le pagine di Pellegatta (il volume, alla terza edizione, è edito da Pagine Marxiste). “L’agitazione nasce dalla decisione padronale di non dare più un certo compenso agli operai che cambiano i cilindri per rottura nei laminato”. Allo sciopero la proprietà risponde con la serrata,  facendo sgomberare tutti gli altri reparti dalla polizia. “Nella vicina Portoferraio lo sciopero nasce invece per protestare contro la riduzione degli addetti alle squadre di colata della ghisa, passati da otto a sei. La lotta dagli altiforni si estende ai minatori e a quel punto la società concessionaria dell’attivita’ estrattiva licenzia tutti i dipendenti e attua una serrata. Il Governo manda i militari per attivare i reparti di fonderia e si ricorre anche a pregiudicati partenopei, come denunciano i giornali dei sindacalisti. I centri elbani vengono militarizzati, gli scioperanti vengono arrestati a centinaia e neanche l’arrivo di sottoscrizioni e viveri puo’ bastare a sorreggere la prosecuzione della resistenza operaia”.

Il complesso minerario-siderurgico toscano non è isolato, è una delle poche aree d’Italia industrializzate. E se le aziende si aggregano tra loro, le organizzazioni operaie rispondono attivando una solidarietà che coinvolge diverse città d’Italia, in particolare quelle dove maggiore era la presenza industriale e quindi maggiore anche il sindacalismo e l’autoorganizzazione operaia, soprattutto della corrente socialista rivoluzionaria.

Tra queste c’è anche Gallarate, dove la corrente rivoluzionaria è guidata da Francesco Buffoni, Giovanni Bitelli e appunto anche Ines Oddoni, figlia di un ingegnere ferroviario, nata (un po’ per caso, la famiglia era itinerante) a Cairo Montenotte.
A Gallarate Oddoni si era già fatta un nome per la penna affilata e per le iniziative a favore delle donne e dell’infanzia, allora spesso esposte agli abusi e all’arbitrio di capireparto e industriali.
È lei a lanciare, nel 1911, l’idea dell’affido di massa, come forma di sostegno agli operai in sciopero: insieme ad altre sindacaliste emiliane e romagnole organizza il trasferimento, dal 20 luglio partono i primi treni, da Piombino i bambini vanno verso Terni, Parma, Siena, Gallarate. Le stazioni diventano a loro volta

L’affido dei “figli dei serrati” coinvolgerà circa duecento bambini.
Fin dall’inizio l’operazione viene pensata non solo come solidarietà diretta, ma anche come gesto politico: “L’esodo dei bimbi è nello stesso tempo un vivente messaggio di amore e di odio che ci viene dai paesi in lotta e ci ricorda il patto dell’organizzazione proletaria, le promesse scambiate liberamente dalle nostre Leghe, il fine ultimo a cui tendono gli sforzi dei lavoratori di tutto il mondo”, scrive Ines Oddone. “Un giorno i bimbi diventeranno uomini e ricorderanno”.

Domenica 3 settembre, Ines Oddone va a Lodi, sale sul treno che arriva da Piombino, per iniziare a conoscere gli otto bambini che verranno nel Gallaratese. “Alla stazione di Milano i bimbi si guardano intorno spauriti: pare che cerchino con gli occhi le onde brevi del Tirreno, l’orizzonte vasto su cui si profilano le balze ferrigne dell’Elba e diventano tristi scorgendo solo il cielo grigio di fumo attraverso le vetrate”, scrive Oddone in un reportage sul giornale.

Salutati gli altri compagni di viaggio, i piccoli arriveranno a Gallarate accolti da “larga folla di gente, nella grandissima maggioranza lavoratori” e lavoratrici. “Le nostre donne in quell’ora si sentivano due volte madri; rifioriva in esse appassionato il senso della maternita’ per i loro propri figli e un’altra maternita’ spirituale concepivano per gli esuli che altre madri inviavano da un paese sconosciuto, accompagnandoli con le speranze, le preghiere, le lagrime piu’ ardenti”. Intervennero persino le bande: la banda di Crenna, la fanfara di Somma Lombardo e la Banda Cittadina di Gallarate

Il libro di Pellegatta ricostruisce anche il destino dei piccoli toscani nella zona: due bambini si stabiliscono a Cassano Magnago, gli altri sei rimangono a Gallarate. Ines Oddone e suo marito Giovanni Bitelli accoglieranno due bambine, la dodicenne Lilia Pannocchia e la sua amica Ida Ancona.

Il braccio di ferro tra i padroni delle ferriere e gli operai fu vinto dai primi: a inizio dicembre lo sciopero fu interrotto, con le famiglie ormai stremate. I bambini tornarono alle loro famiglie, accompagnati dalla speranza che l’esperienza avrebbe rafforzato la loro volontà di emancipazione. “A rivederci, o piccoli soldati della lotta di classe; quando un giorno, e non sarà lontano, i lavoratori oggi calpestati dal trust siderurgico, rialzeranno il capo e riprenderanno la battaglia, ricordate che nelle vostre case e nel nostro cuore vi sarà sempre un posto per voi e i vostri fratelli”, scriverà Ines Oddoni il 16 dicembre 1911.

Se quella lotta del 1911 si risolse in una sconfitta, l’esperienza dei treni per i “figli dei serrati” divenne un esempio per future iniziative di autorganizzazione operaia, a sostegno delle lotte o in momenti di particolare difficoltà.
L’iniziativa di Ines Oddone e degli altri dirigenti di Azione Diretta “ispirerà in America nei mesi successivi l’operato della Industrial Workers of the World che congiuntamente alla Federazione Socialista Italiana contesterà la nuova legge sull’orario del lavoro promulgata nel Massachussets inviando i bambini degli scioperanti in altre città, così da togliere un peso alle famiglie scioperanti e creando dei piccoli ambasciatori dello sciopero nelle città che li accoglievano”, scrive Pellegatta nel suo saggio, sottolineando ancora una volta come parallelamente le iniziative di questo tipo fossero di solidarietà immediata ma anche strumento politico nella lunga lotta dei lavoratori in tutto il mondo.

La Prima Guerra Mondiale In Italia avrebbe rappresentato un momento di crisi per il movimento operaio, con il grosso dei partiti socialisti (a partire da quelli francese e tedesco) che non seppero opporsi alla politica di ricerca della guerra da parte delle classi dominanti, arrivando a votare in parlamento i cosiddetti “crediti di guerra”, il finanziamento al conflitto. Una sconfitta epocale che Ines Oddone Bitelli non vide: morì infatti il 20 maggio del 1914, due mesi prima dello scoppio della guerra.

Ines Oddone Bitelli
Ines Oddone Bitelli ritratta sul giornale “La lotta di classe”, che annunciava la sua morte con un particolare effetto grafico, con la foto che “sfondava” la prima pagina

Ci volle la rivoluzione russa poi per riaccendere la fiamma della lotta internazionalista e operaia, cui i governi risposero in parte con la repressione, in parte – nel Regno Unito e in Francia – con concessioni crescenti, ad esempio con l’allargamento della previdenza e delle pensioni.
A Gallarate la Camera del Lavoro, a maggioranza massimalista, condusse in città e nelle fabbriche una lotta dura sotto la guida di Buffoni, Bitelli e Paolo Campi, il “sindaco muratore” che sarebbe stato poi deposto dal fascismo, dopo l’assalto alla Casa del Popolo di via Palestro nel settembre 1922, al culmine dell’offensiva squadrista.

Settembre 1922: inizia a Cardano l’assalto fascista alle Case del Popolo del Gallaratese

Con il trionfo del fascismo e poi del nazismo, altri lutti erano all’orizzonte, che porteranno alla Seconda Guerra Mondiale e alla devastazione di tutta Europa.
L’esperienza dell’affido temporaneo tra famiglie operaie, sperimentata nel 1911, fu ripresa anche nel Dopoguerra, con i “treni della felicità” che a partire dall’autunno 1945 portarono bambini dalle città più colpite dai bombardamenti (migliaia di case distrutte, la disoccupazione a livelli altissimi) verso le aree agricole di Emilia Romagna, Mantovano, Toscana.

Una storia resa nota a livello popolare, in anni recenti, dal romanzo “Il treno dei bambini” di Viola Ardone. Gli affidi temporanei furono attivati ancora negli anni Cinquanta a favore di famiglie impegnate negli scioperi, come nel 1911, o vittime della successiva repressione. Le ultime iniziative furono quelle a favore dei bambini del Polesine alluvionato, quando ci fu una vera e propria gara di solidarietà (anche come strumento politico) tra il mondo socialcomunista da un lato e il mondo cattolico dall’altra.
Storie che ancora oggi raccontano della possibilità di coniugare la solidarietà con l’azione politica con una prospettiva a lungo termine

 

I figli dei serrati. Una storia di solidarietà di classe e affido proletario (1911)
105 pagine, 8 euro
Editrice Pagine Marxiste

Via Confalonieri, 5

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 04 Settembre 2026
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