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La fisica quantistica sale sul palco e insegna a restare “onda”

Al Teatro Condominio di Gallarate Gabriella Greison con “La lunghezza d’onda della felicità” racconta la storia del Nobel Louis de Broglie. Un viaggio tra fisica e vita che parla di incertezza, cambiamento e del coraggio di non sentirsi sempre obbligati a scegliere chi essere. Una serata promossa dal Gruppo Donne e dai Giovani Imprenditori di Confapi Varese

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Se il pubblico che gremiva il Teatro Condominio di Gallarate per assistere a “La lunghezza d’onda della felicità” di Gabriella Greison fosse stato in un cinema, avrebbe sicuramente assistito anche alla replica. Considerato che parliamo di fisica quantistica, questa probabilità, seppur immaginaria, deve essere concessa.
L’intuizione del Gruppo Donne e del Gruppo Giovani Imprenditori di Confapi Varese è stata ripagata da una platea numerosa, con molti studenti, e soprattutto da un’attenzione che la stessa Greison, fisica, scrittrice e divulgatrice, ha definito «speciale».

LA TEORIA DEL NOBEL LOUIS DE BROGLIE

Lo spettacolo, tratto dal libro pubblicato da Mondadori, parte da Parigi e da Louis de Broglie, aristocratico francese di famiglia di origini piemontesi, premio Nobel per la Fisica nel 1929. Nel 1923 il giovane studioso formulò l’idea destinata a cambiare la fisica: se la luce può comportarsi anche come materia, perché la materia non dovrebbe comportarsi anche come onda? Nella formula λ=h/p è racchiusa una rivoluzione: a ogni particella è associata una lunghezza d’onda. Più grande è la quantità di moto, più piccola è la lunghezza d’onda. È uno dei concetti fondamentali della meccanica quantistica. Einstein, dopo aver letto il suo lavoro, la definì una delle idee più belle che avesse mai incontrato in fisica.

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UNA METAFORA DELL’ESISTENZA

Greison trasforma quella scoperta in materia teatrale e la formula in metafora dell’esistenza. Quando aumenta la velocità, racconta, la lunghezza d’onda si accorcia. Quando si rallenta, si distende. E proprio dalla velocità prende avvio il racconto autobiografico di Greison. Gli anni della ricerca, le giornate riempite di impegni, la sensazione di essere contemporaneamente in più luoghi interiori, divisa tra il desiderio di correre e quello di fermarsi, tra solitudine e relazione.
È qui che la fisica quantistica smette di apparire come una disciplina remota e diventa un linguaggio per interrogare la vita. Greison attraversa sovrapposizione, dubbio e salti degli elettroni. Nella surreale “farmacia quanto-poetica” parigina, il rimedio non cancella l’incertezza: aiuta ad abitare il paradosso.

IL MONACO DELLE ONDE

Al centro rimane De Broglie, personaggio appartato e controcorrente. Scelse una vita sobria e solitaria, consacrata allo studio. Nella narrazione di Greison diventa il “monaco delle onde”, uno scienziato capace di sottrarsi alle definizioni. Da qui l’invito rivolto al pubblico. Non  bisogna pensarsi come oggetti fermi, ma come onde che si propagano, interferiscono e cambiano forma.
Una suggestione che ha trovato un terreno particolarmente fertile nella serata di Confapi Varese. Perché nel vocabolario dell’impresa “incertezza” è spesso una parola da contenere. Eppure è anche la condizione che accompagna ogni nuova iniziativa, ogni cambiamento.

NON COLLASSIAMO IN UNA DEFINIZIONE

Occorre dunque cercare interferenze costruttive e limitare quelle distruttive, “fare bosco” con gli altri. Non a caso l’iniziativa è nata con l’obiettivo di mettere in relazione impresa, cultura, scuola e nuove generazioni. Ai ragazzi presenti Greison ha consegnato forse il messaggio più netto: non avere fretta di collassare in una definizione. L’incertezza, ha spiegato, può essere uno spazio di crescita per una generazione chiamata a muoversi in un mondo senza gli appigli e le sicurezze del passato. Alla fine, “La lunghezza d’onda della felicità” non promette formule per essere felici. Propone piuttosto un cambio di prospettiva. La felicità non come punto d’arrivo immobile, ma come frequenza da cercare continuando a oscillare tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.

Via Confalonieri, 5

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it
Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.
Pubblicato il 30 Settembre 2026
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