Frodi fiscali per 450 milioni, operazione “Hermes” della Guardia di Finanza di Varese: sei misure cautelari e sequestri per 11 milioni
L’indagine coordinata dalla Procura europea riguarda una presunta frode carosello all’Iva nel commercio di prodotti elettronici e informatici. Coinvolte 93 società in Italia e otto Paesi europei, con circa 300 perquisizioni
La Guardia di Finanza di Varese, nell’ambito dell’operazione “Hermes”, ha eseguito sei misure cautelari personali e sequestri di beni e denaro per un valore di circa 11 milioni di euro nell’ambito di un’indagine su una presunta associazione per delinquere finalizzata alle frodi fiscali, aggravata dalla transnazionalità.
L’operazione è stata condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Varese, con la collaborazione del Nucleo Pef di Milano, ed è coordinata dagli uffici di Milano e Palermo della Procura europea (EPPO). Al centro dell’inchiesta una strutturata frode carosello all’Iva nel settore del commercio di prodotti elettronici e informatici, sviluppata attraverso diversi Paesi dell’Unione Europea.
Il gip del Tribunale di Milano ha disposto misure cautelari nei confronti di sei persone: due sono state condotte in carcere e risultano domiciliate a Roma, una è stata posta agli arresti domiciliari in provincia di Bergamo, mentre per altre tre è stato disposto l’obbligo di dimora nelle province di Salerno e Roma.
Contestualmente è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, su beni, valori e denaro riconducibili a otto indagati e a tre imprese coinvolte, fino a un valore complessivo appunto di circa 11 milioni di euro.
In Italia coinvolte 93 società
Per quanto riguarda la parte italiana dell’indagine, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza sarebbero coinvolte 93 società operative nelle province di Bergamo, Milano, Roma, Salerno, Como e Brescia.
Il volume complessivo delle fatture ritenute false supera i 450 milioni di euro e riguarda il quadriennio compreso tra il 2022 e il 2025.
L’operazione si inserisce in un’attività investigativa molto più ampia, condotta contemporaneamente in diversi Paesi europei sotto il coordinamento dell’Ufficio centrale dell’EPPO di Lussemburgo. Sono state effettuate circa 300 perquisizioni in otto Paesi europei, con l’intervento delle forze di polizia e delle agenzie competenti di Spagna, Malta, Portogallo, Francia, Austria, Paesi Bassi e Germania, oltre all’Italia.
Le attività hanno interessato abitazioni, sedi societarie e uffici di persone fisiche e giuridiche ritenute a vario titolo collegate al presunto sistema fraudolento. Sono state inoltre eseguite misure cautelari, perquisizioni e sequestri. Per la parte italiana dell’operazione sono stati sequestrati anche fondi depositati presso banche svizzere.
L’operazione “Hermes” ha coinvolto gli uffici della Procura europea di Madrid, Porto, Milano, Palermo, Parigi, Graz, La Valletta, Bucarest, Rotterdam, Francoforte e Vilnius e ha potuto contare sul sostegno di Europol e delle forze dell’ordine e agenzie fiscali dei Paesi interessati.
Il meccanismo delle frodi carosello
Secondo quanto spiegato dalla Guardia di Finanza, le cosiddette frodi carosello sfruttano il regime di non imponibilità Iva previsto per le operazioni commerciali intracomunitarie.
Nel sistema viene interposta tra imprese di Paesi diversi una società fittizia, la cosiddetta “cartiera” o “missing trader”, che acquista la merce da un fornitore comunitario senza applicazione dell’Iva e successivamente la rivende a un’impresa italiana applicando l’imposta ordinaria.
La società cartiera, anziché versare all’Erario l’Iva riscossa, venderebbe la merce sottocosto senza corrispondere l’imposta indicata nelle fatture. Si tratta generalmente, spiegano gli investigatori, di società prive di strutture operative e dipendenti, spesso intestate a prestanome e destinate a cessare l’attività dopo un periodo relativamente breve per essere sostituite da altre imprese con caratteristiche analoghe.
Lo schema può prevedere ulteriori passaggi attraverso società definite “filtro” o “buffer”, inserite nella catena commerciale con lo scopo di rendere più difficile l’individuazione del meccanismo e dei beneficiari finali.
Al termine della catena si trovano le società “broker”, imprese effettivamente operative che acquistano i prodotti con applicazione dell’Iva e maturano così un credito nei confronti dell’Erario. La merce può quindi essere venduta sul mercato italiano a prezzi resi artificialmente competitivi dal sistema oppure nuovamente ceduta all’estero, anche alle imprese che avevano dato origine al primo passaggio, facendo ripartire il cosiddetto “carosello”.
Il danno per le finanze pubbliche, secondo gli investigatori, è rappresentato dall’Iva indicata nelle fatture delle società cartiere e incassata nelle successive operazioni commerciali, ma non versata all’Erario.
L’attività, sottolinea la Guardia di Finanza, rientra nell’azione di contrasto alle frodi Iva, all’evasione fiscale e alla criminalità economico-finanziaria, fenomeni che possono alterare la libera concorrenza e danneggiare le imprese che operano nel rispetto delle regole.
La responsabilità delle persone coinvolte nell’indagine dovrà essere definitivamente accertata in sede processuale.
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