Varese, che città del cavolo! Una cena e una sfida per trasformare un ortaggio in simbolo del territorio
Giovedì 15 ottobre a Materia una serata tra gastronomia, tradizione e sostenibilità per riscoprire un prodotto del territorio. L'obiettivo è accompagnare il Cavolo di Varese verso il riconoscimento IGP
Può un cavolo diventare il simbolo di una città? A Varese la risposta potrebbe essere sì. E per dimostrarlo si parte dalla tavola, dalle tradizioni agricole e da un progetto ambizioso: valorizzare il Cavolo di Varese e accompagnarlo verso il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP).
L’appuntamento è per giovedì 15 ottobre, dalle 19.30, a Materia di Castronno con una serata dal titolo che è già tutto un programma: «Varese? Che città del cavolo!». Un incontro che unisce il piacere della buona cucina alla volontà di riscoprire e tutelare una produzione locale, trasformando un ingrediente apparentemente semplice in un’occasione per parlare di identità, ambiente ed economia del territorio.
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A lanciare la sfida sono Franca Formenti e Slow Food, con il supporto scientifico dell’agronomo Luciano Riva. Al centro del progetto c’è la volontà di restituire attenzione e valore al Cavolo di Varese, puntando su un percorso di riconoscimento che possa rafforzarne il legame con il territorio e sostenere chi lo coltiva.
La serata prenderà il via alle 19.30 con una cena a base di Brassicacee, la grande famiglia botanica di cui fanno parte cavoli, broccoli e verze. Un’occasione per scoprire quanto questi ortaggi possano essere protagonisti in cucina, anche attraverso preparazioni attente alla sostenibilità e alla riduzione degli sprechi.
Alle 21 spazio all’incontro pubblico, con l’intervento di Luciano Riva, affiancato da una nutrizionista e da un rappresentante di Slow Food. Si parlerà delle caratteristiche del prodotto, del suo valore alimentare, delle tradizioni agricole locali e delle prospettive legate al riconoscimento IGP. Senza dimenticare temi sempre più attuali come la cucina a zero scarto, la sostenibilità delle produzioni e il sostegno ai piccoli produttori.
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Il filo conduttore sarà proprio questo: riscoprire ciò che nasce vicino a casa e riconoscerne il valore, non soltanto nel piatto, ma anche come parte della storia e dell’identità di una comunità.
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