Rete scolastica, il calo demografico si fa sentire: tre comprensivi sotto soglia
La Provincia ha approvato il piano di organizzazione della rete scolastica per il prossimo anno. Gli studenti sono diminuiti di oltre 3.200 unità in due anni e il fenomeno riguarda soprattutto il primo ciclo. Altri istituti sono ormai molto vicini alle soglie minime
Il calo demografico cambia la geografia della scuola varesina. Il Piano provinciale di organizzazione della rete scolastica per l’anno 2027/2028, approvato il 9 ottobre con deliberazione del presidente della Provincia Marco Magrini, fotografa una situazione che, per ora, non richiede interventi radicali sulle autonomie anxhe grazie alla moerartoria decisa da Regione, ma che impone già una riflessione sul futuro. Il provvedimento approva sia il dimensionamento delle singole istituzioni sia il documento di programmazione provinciale e dovrà essere trasmesso per il successivo inserimento nel Piano regionale.
In due anni persi quasi 3.300 studenti
È soprattutto il dato demografico a indicare la direzione. Nell’anno scolastico 2024/2025 le scuole statali della provincia contavano 99.457 studenti; nel 2025/2026 erano diventati 97.590 e nel 2026/2027 sono scesi a 96.168. In appena due anni, dunque, si sono persi 3.289 alunni, circa il 3,3% del totale.
La contrazione si concentra nettamente nel primo ciclo: gli iscritti sono passati da 60.765 a 57.722, oltre tremila in meno. Più contenuta, almeno per ora, la flessione delle superiori, da 38.692 a 38.446 studenti. All’interno del primo ciclo il calo più pesante riguarda la primaria: tra il 2024 e il 2026 sono venuti meno 2.086 alunni, mentre le secondarie di primo grado ne hanno persi 689 e le scuole dell’infanzia statali 268.
Il documento provinciale parla esplicitamente di un «persistente calo demografico», sostenuto dalla riduzione delle nascite e dal progressivo restringimento della fascia di popolazione tra i 3 e i 14 anni. Un fenomeno i cui effetti, secondo le proiezioni richiamate dalla Provincia, continueranno a farsi sentire sul primo ciclo per tutto il prossimo decennio e raggiungeranno progressivamente anche le superiori.
Anche il secondo ciclo, nonostante la capacità delle scuole varesine di attirare studenti dalle province confinanti e dalla Svizzera italiana, ha infatti iniziato a registrare una contrazione. Per le scuole superiori il Piano invita a tenere sotto osservazione non solo il numero complessivo degli studenti, ma anche la sostenibilità degli indirizzi meno frequentati e la distribuzione territoriale dell’offerta.
Le soglie: 600 studenti, 400 nelle aree montane
Il punto delicato è quello dell’autonomia scolastica, cioè della possibilità per un istituto di avere un proprio dirigente scolastico e un proprio direttore dei servizi amministrativi.
Le indicazioni di Regione Lombardia per il 2027/2028 confermano come parametro ordinario almeno 600 alunni per un’istituzione scolastica. La soglia scende a 400 studenti per gli istituti situati nei comuni montani. Si tratta dei parametri utilizzati per il mantenimento dell’autonomia anche per gli istituti del secondo ciclo.
Il tema delle aree montane pesa più che in passato sulla provincia di Varese: dopo la nuova classificazione introdotta nel 2025, gli istituti comprensivi considerati collocati in territorio montano sono diventati 23, contro i 15 delle precedenti programmazioni. Anche Varese rientra oggi tra i comuni classificati montani.
Quattro comprensivi sotto la soglia
Sono quattro gli istituti comprensivi che, sulla base dei dati dell’organico di diritto, non raggiungono i parametri regionali.
Il caso più distante dalla soglia ordinaria è l’IC di Vergiate, con 523 alunni rispetto ai 600 richiesti. È una situazione che si trascina da più anni: nel 2024/2025 gli studenti erano 593, scesi a 543 l’anno successivo e quindi agli attuali 523.
L’IC Manzoni di Castellanza conta invece 578 studenti: erano 610 due anni prima e 579 nel 2025/2026. Anche qui la tendenza è dunque quella di un consolidamento sotto quota 600.
Il terzo caso riguarda l’IC Manzoni di Lavena Ponte Tresa, istituto di area montana: l’Allegato B e l’anagrafe scolastica dell’Allegato A indicano 388 alunni, contro la soglia ridotta di 400. Per questo istituto si tratta del primo anno di sottodimensionamento.
Anche a Porto Ceresio il dato di 391 studenti colloca il comprensivo tra quelli sottodimensionati.
La Regione concede tempo: nessuna autonomia cancellata
Per il prossimo anno non scatteranno però fusioni obbligatorie. Regione Lombardia ha infatti previsto il mantenimento dell’autonomia per le istituzioni che nell’ultimo triennio si siano discostate dalle soglie previste. Una moratoria, di fatto, che consente anche ai comprensivi varesini sotto parametro di continuare a funzionare come autonomie scolastiche.
La Provincia, tuttavia, non considera il problema archiviato. Per Vergiate viene indicata la necessità di continuare a monitorare iscrizioni e sostenibilità; per Castellanza Comune e istituto sono chiamati ad approfondire gli scenari demografici; per Lavena Ponte Tresa si propone di proseguire il confronto interistituzionale già avviato nell’area del Ceresio per individuare eventuali soluzioni organizzative condivise con il vicino comprensivo di Porto Ceresio.
Altri comprensivi sono vicini al limite
Il quadro mostra che il problema non riguarda soltanto gli istituti già formalmente sottodimensionati. Alcune autonomie hanno un margine molto ridotto rispetto ai parametri.
Il caso più evidente tra gli istituti non montani è l’IC Aldo Moro di Saronno, che conta 602 alunni: appena due oltre la soglia dei 600.
Se si considera una fascia di circa sessanta studenti sopra il limite, seguono diversi comprensivi che potrebbero diventare particolarmente sensibili a un ulteriore calo delle iscrizioni: l’IC Pertini di Busto Arsizio con 631 studenti, l’IC di Caravate con 640, quello di Samarate con 642, l’IC di Lonate Pozzolo con 655 e quello di Castiglione Olona con 656. Per queste realtà bastano poche annate di ulteriore contrazione demografica per avvicinarsi sensibilmente al parametro ordinario.
Tra gli istituti che beneficiano della soglia montana di 400 studenti spicca invece il comprensivo di Cantello, con 402 alunni, appena due sopra il limite. Un altro caso da osservare è il comprensivo Monteggia di Laveno Mombello, che conta 436 studenti.
Le decisioni dei Comuni: fusioni di plessi, chiusure e accorpamenti
Il piano recepisce anche le scelte assunte dai Comuni, ai quali compete l’organizzazione della rete dell’infanzia e del primo ciclo.
A Besozzo è stata decisa la fusione delle primarie “G. Mazzini” e “G. Pascoli” in un unico plesso con sede in via Cavour. A Cislago sarà invece attivata una scuola dell’infanzia statale all’interno dell’IC Aldo Moro.
A Gallarate le primarie “Cavour” e “Mazzini” dell’IC Ponti vengono unificate nel nuovo plesso “Cavour-Mazzini” all’interno del polo scolastico. Sesto Calende ha invece deliberato la chiusura della primaria “E. Toti” di Lisanza, appartenente all’IC Ungaretti.
A Cassano Magnago la scuola dell’infanzia “B. Munari” dell’IC Cassano II viene trasferita dalla sede di via Garibaldi al nuovo Polo scolastico 0-6 di via Lazio.
Più articolato l’intervento deciso dal Comune di Varese: dal 2027/2028 la primaria “Cairoli” perderà il proprio codice e sarà accorpata alla “Mazzini”; analoga operazione per la secondaria di primo grado “Righi”, che sarà accorpata alla “Don Rimoldi” di via Pergine.
La rete del futuro si costruisce ora
Per il momento, dunque, il dimensionamento lascia sostanzialmente intatta la struttura delle autonomie e la deroga regionale permette di evitare interventi immediati sui tre comprensivi sotto soglia. Ma i numeri indicano che si tratta soprattutto di tempo guadagnato.
La stessa Provincia sottolinea che la denatalità e la contrazione della popolazione scolastica devono essere affrontate in modo strutturale. Oggi non sono ritenute necessarie fusioni o trasformazioni immediate, ma occorre continuare con monitoraggio e concertazione per anticipare le criticità e mantenere un’offerta scolastica equilibrata e sostenibile.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi evitare sia interventi emergenziali sia la difesa rigida dell’esistente. Comuni, Provincia e dirigenti scolastici dovranno collaborare con largo anticipo, mettendo in comune dati, previsioni demografiche, condizioni degli edifici, distanze e bisogni educativi dei territori. Solo attraverso una programmazione condivisa sarà possibile costruire progressivamente una rete scolastica capace di rispondere a un calo degli studenti che, secondo tutti gli indicatori riportati nel Piano, non appare episodico ma destinato ad accompagnare la provincia di Varese ancora per molti anni.
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