Omicidio Gorla, parla l’imputato: “Non sono stato io, ho visto un uomo accoltellarlo”
Emanuele Mirti, a processo per l'omicidio di Davide Gorla, ha negato ogni responsabilità davanti alla Corte d'Assise di Busto Arsizio
«No, non sono stato io». Martedì 20 ottobre Emanuele Mirti, a processo per l’omicidio di Davide Gorla, ha negato davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio di aver ucciso il commerciante e ha fornito a giudici togati e popolari la sua versione dei fatti, professandosi ancora una volta innocente e riferendo di aver visto un altro uomo accoltellare la vittima e di essere fuggito in preda al panico.
Il debito con Gorla e il giorno dell’omicidio
Tra i punti al centro dell’esame il debito accumulato da Mirti nei confronti di Gorla, proprietario dell’appartamento in cui l’imputato viveva a Castellanza. L’affitto concordato era di 400 euro mensili, ma dal 2024 Mirti aveva iniziato ad accumulare arretrati, difficoltà economiche ricondotte dall’imputato anche alle spese sostenute dopo un incidente automobilistico. Il debito complessivo, comprese le spese condominiali, era arrivato a circa 10mila euro.
Mirti ha ammesso di aver fornito più volte false rassicurazioni a Gorla per prendere tempo, dal finto ottenimento di un finanziamento fino all’invio di uno screenshot relativo ad un bonifico mai effettuato. Tutte versioni che, come riconosciuto dallo stesso imputato in aula, non corrispondevano alla realtà. Secondo quanto l’uomo ha riferito alla Corte d’Assise, il giorno del delitto, quando le telecamere lo hanno ripreso mentre entrava e usciva dalla galleria dove Gorla aveva la propria attività commerciale, l’imputato avrebbe avuto con sé 1.350 euro in contanti consegnati alla vittima in una busta bianca.
Mirti ha quindi raccontato di essere uscito dal negozio per giocare una partita ad un gioco online con il figlio, punto sul quale è stato incalzato a pubblico ministero, che ha sottolineato che l’utilizzo dell’applicazione in quei minuti non risulta dai dati del cellulare.
Mentre si trovava nella galleria, l’imputato ha riferito di aver poi sentito delle urla provenire dal negozio e di aver visto Gorla a terra con un uomo sopra di lui che lo stava accoltellando, descrivendo il presunto aggressore come una persona con capelli brizzolati e occhiali, che si sarebbe voltata verso di lui sollevando il coltello. Di fronte a questo gesto, Mirti, «preso dal panico» sarebbe fuggito senza chiamare i soccorsi, altro passaggio su cui l’imputato è stato più volte incalzato dalla Corte d’Assise,
Gli abiti cambiati e il sangue sulle scarpe
Particolare attenzione è stata dedicata anche ai movimenti dell’imputato dopo l’uscita dal negozio. Mirti ha sostenuto di essersi cambiato i pantaloni in stradaper non essere riconosciuto dall’uomo che avrebbe visto accoltellare Gorla. Durante l’esame sono stati richiamati anche altri cambi di abbigliamento ripresi dalle telecamere – effettuati con abiti che l’imputato avrebbe avuto con sé con l’intento di portarli in lavanderia -, sui quali l’imputato ha dichiarato di non avere ricordi precisi. Una volta rientrato a casa, avrebbe inoltre bruciato un paio di pantaloni e gettato le scarpe. Gesti che ha spiegato come reazioni dovuto allo shock provocato dalla scena alla quale avrebbe assistito.
L’esame si è concentrato anche sulla presenza di tracce del sangue di Davide Gorla sulle scarpe dell’imputato, altro punto sul quale è stato incalzato per capire come potessero esserci arrivate dal momento che l’imputato, secondo la versione fornita in aula, si era fermato appena oltre la porta del negozio, senza avvicinarsi alla vittima. «Sarà schizzato», ha ipotizzato Mirti, senza fornire ulteriori spiegazioni.
Foto di archivio
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