Oltre l’impossibile, dall’Ite Tosi di Busto a Capo Nord: 700 chilometri in bici tra fatica, fiordi e risate
Dalle salite affrontate tra le lacrime alle notti illuminate dal sole, passando per tende, hot dog, improbabili risotti e guasti alle biciclette: la Norvegia per Anna Sofia, Andrea e Leonardo è diventata una scuola di autonomia
Tre studenti dell’Ite Tosi e la professoressa Marta Landini hanno attraversato la Norvegia in bicicletta con il progetto “Oltre l’impossibile”. Un viaggio preparato per mesi, fatto di pioggia, salite, tende, paesaggi spettacolari e piccoli grandi imprevisti.
Ospiti di Che Scuola Fai? sono stati Andrea Gerosa, Leonardo Fanni e Anna Sofia D’Alberti, studenti dell’Ite Tosi, e la professoressa Marta Landini, che hanno percorso quasi 700 chilometri in bicicletta, il vento e la pioggia addosso, le notti in tenda e una meta da raggiungere insieme. Per il gruppo di Oltre l’Impossibile dell’Ite Tosi. la Norvegia non è stata soltanto un viaggio, ma soprattutto una prova con sé stessi.
Nessuno dei tre ragazzi era un ciclista. Per arrivare pronti alla partenza è servito quasi un anno di preparazione, iniziata dopo la selezione degli studenti. Da novembre gli allenamenti sono diventati un appuntamento fisso: prima 30 chilometri, poi 50, 60, 70, fino alle uscite da 100 chilometri.
Pioggia, vento o sole fanno poca differenza: finita la scuola si prendeva la bicicletta e si partiva. Una preparazione fisica, ma soprattutto mentale, pensata per imparare, come racconta la prof. Landini, a diventare «amici della fatica».
La vera sfida è nella testa
Le motivazioni che hanno spinto i tre studenti a candidarsi sono diverse, ma hanno un punto in comune: il desiderio di mettersi alla prova.
Per Andrea partecipare era quasi un sogno, nato dopo aver seguito le precedenti edizioni del progetto. Leonardo racconta che era rimasto affascinato dalla possibilità di viaggiare e scoprire fin dove fosse capace di arrivare. Per Anna Sofia il primo ostacolo è stato ancora prima di partire: trovare il coraggio di inviare il video motivazionale per la candidatura.
In Norvegia, però, i limiti sono poi diventati molto concreti: salite interminabili, piedi e mani gelati, abiti fradici e momenti in cui la testa sembrava dire di fermarsi.
Leonardo ricorda una salita di otto chilometri affrontata con un forte mal di schiena, sotto la pioggia e nella nebbia. Ha continuato a pedalare anche quando le lacrime hanno preso il sopravvento. Anna Sofia ha attraversato diversi momenti di difficoltà fisica e mentale, ma ha sempre trovato il modo di reagire e a mettersi in testa al gruppo guidandolo fino a Capo Nord. Andrea ha ricordato invece una salita affrontata con grande fatica, superata anche grazie al sostegno dei compagni.
È proprio questo uno degli insegnamenti più forti del progetto: si parte e si arriva insieme.
Fiordi, luce a notte fonda e arcobaleni
Alla fatica hanno fatto da contraltare paesaggi che i ragazzi descrivono come impossibili da restituire davvero attraverso una fotografia.
Pedalare ha permesso loto di attraversare lentamente i fiordi, incontrare alci e altri animali lungo la strada, fermarsi davanti a panorami spettacolari e vedere comparire, dopo la pioggia, anche un doppio arcobaleno.
A rendere tutto ancora più straniante era la luce dell’estate norvegese. Alle tre e mezza del mattino sembrava ancora pieno giorno e perdere la percezione delle ore è diventato quasi inevitabile. Per dormire, raccontano, aiutava soprattutto una cosa: essere talmente stanchi da crollare appena entrati in tenda.
Pasta troppo salata, hot dog e una bici da salvare
“Oltre l’impossibile” è stato anche un corso accelerato di autonomia. I ragazzi hanno montato tende, organizzato le giornate e soprattutto cucinato a turno.
Con risultati non sempre memorabili. Accanto a paste e risotti riusciti bene, sono arrivate anche spaghetti scotti con una quantità decisamente generosa di sale e un riso paragonato scherzosamente alla «pappa dell’ospedale».
Nel menù norvegese sono entrati anche moltissimi hot dog e, almeno per qualcuno, assaggi decisamente più insoliti come carne di balena, carne di renna e zuppa di granchio.
Non sono mancati gli imprevisti tecnici. Una bicicletta rimane bloccata dopo un guasto importante al cambio: bisogna trovare una soluzione, noleggiare temporaneamente un altro mezzo e riuscire comunque a proseguire. Anche questo fa parte della lezione del viaggio: davanti a un problema, prima di chiedere che qualcuno lo risolva, bisogna provare ad affrontarlo.
Il racconto torna all’Ite Tosi
Della Norvegia restano così la fatica, il freddo e le salite, ma ancora di più la consapevolezza di poter affrontare situazioni che prima sembravano troppo difficili.
Leonardo la definisce un’esperienza «unica», Anna Sofia «impegnativa ma incredibile». E forse il significato di “Oltre l’impossibile” sta proprio qui: scoprire che alcuni limiti diventano superabili solo dopo aver avuto il coraggio di provare.
Il viaggio sarà raccontato con immagini, filmati e testimonianze lunedì 10 novembre, alle 20.30, nell’aula magna dell’Ite Tosi. Sarà l’occasione per ripercorrere chilometro dopo chilometro la strada verso Capo Nord e scoprire ciò che, dietro alle fotografie dei fiordi, ha lasciato davvero questa avventura.
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