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Attore di Gomorra in manette: legato ai traffici di droga della ‘ndrangheta

Maxi-operazione contro il clan Mancuso di Limbadi e le sue basi attorno a Milano. Tra i 25 arrestati anche due 39enni tradatesi e un 64enne di Cerro Maggiore

franco novati dirigente commissariato busto arsizio

Operazione contro le cosche di Limbadi, 25 arresti eseguiti dagli uomini del Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro, tre dei quali riguardano soggetti nati e residenti tra Basso Varesotto e Alto Milanese: si tratta di Carlo Cuccia di 39 anni (che ha anche avuto una parte nella serie Tv Gomorra), Ivo Menotta anche lui 39enne (entrambi nati a Tradate) e del 69enne Gianfranco Carugo di Cerro Maggiore. I due tradatesi si sarebbero occupati di custodire le armi del gruppo criminale che usava anche Malpensa per fa transitare la droga in arrivo dal Sud America utilizzando il solito Francesco Ceravolo, pluripregiudicato da poco tornato in carcere per un’altra inchiesta su ‘ndrangheta e traffico di stupefacenti.

Sono stati impiegati oltre 300 finanzieri, per il fermo tra Calabria, Lombardia e Puglia di 25 soggetti indagati, a vario titolo, per reati in materia di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalla modalità mafiosa e dalla detenzione di armi.

Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dal Sost. Procuratore Annamaria Frustaci, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, dedita al traffico
internazionale di sostanze stupefacenti, tra le cui fila compaiono esponenti di spicco della famiglia di ‘ndrangheta Mancuso egemone sulla criminalità organizzata vibonese che da Limbadi e Nicotera, hanno, man mano, esteso forti interessi delinquenziali nell’hinterland milanese.

Nella rete degli inquirenti sono, di fatti, caduti i fratelli Salvatore Antonino, Giuseppe e Fabio Costantino, pienamente inseriti nella citata cosca, così come il pluripregiudicato Giuseppe Campisi, personaggio dall’elevatissimo spessore criminale, rappresentante della famiglia ‘ndranghetistica di Limbadi in Lombardia,
condannato per associazione mafiosa e ritornato sulla scena del crimine dopo aver finito di espiare una lunga condanna pari a 30 anni di reclusione per un omicidio mafioso.

L’inchiesta, denominata “Ossessione”, in relazione alla maniacalità manifestata dai principali indagati, costantemente assillati dal pensiero di essere monitorati dalle forze dell’ordine, ha dimostrato come i vertici del sodalizio fossero in grado di disporre di diretti canali di approvvigionamento di cocaina dalla Colombia, dal
Venezuela e dalla Repubblica Domenicana, oltreché dall’Olanda.

Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza hanno consentito di accertare anche che,seguendo un’ottica prettamente imprenditoriale, l’organizzazione, tra una partita e l’altra di cocaina dal Sudamerica, massimizzava il profitto,
intessendo rapporti d’affari con un personaggio marocchino residente a Milano, in diretto contatto con i principali cartelli maghrebini, per l’importazione di massicce quantità di hashish.

Il broker della coca, in questo caso, è il pugliese Michele Viscotti più volte recatosi in Sudamerica per contrattare prezzo e quantità del narcotico da inviare verso l’Europa, curava i rapporti con i produttori. Il sodalizio criminale, non solo poteva contare sulle descritte entrature nel florido mercato sud americano, ma era capace di tessere continui collegamenti con le principali piazze di approvvigionamento olandesi. La vasta esperienza del foggiano, infatti, gli consentiva di sfruttare conoscenze anche nei Paesi Bassi, ove godeva di saldi rapporti con fornitori di droga di primissimo piano.

In Italia, i Costantino si preoccupavano di quello che nel gergo dei narcos viene chiamato “scarico”,
ovverosia la possibilità di far uscire la droga dal sedimento portuale o aeroportuale d’arrivo grazie ad “agganci” utili allo scopo. Per tale delicato compito, il sodalizio contava su un personaggio originario della provincia di Reggio Calabria, il noto Francesco Ceravolo, in grado di far uscire la cocaina dall’aeroporto di
Malpensa, evitando i controlli di rito.

Salvatore Antonino Costantino e Francesco Ceravolo erano finiti in carcere di recente nell’ambito di un’operazione della Dda di Milano e della Polizia di Busto Arsizio in quanto i due collaboravano anche con un altro broker della droga, la primula rossa Mario Palamara, ricercato dalle direzioni distrettuali antimafia di tutta Italia. Per il 64enne Ceravolo è la terza indagine per traffico di stupefacenti e ndrangheta; nel 2012 era stato condannato nel 2012 per aver tentato l’importazione di 100 kg di cocaina da Malpensa.

Da segnalare, poi, che grazie ad una costante attività d’indagine, nonostante le estreme accortezze attuate dai trafficanti, nel mese di marzo 2018, i finanzieri riuscivano a penetrare in un deposito dove era stata stoccata la droga in Milano. Sono stati, così, sequestrati oltre 430 kg di hashish, giunti in Italia dal Marocco, via Spagna, e una pistola, oggetto di furto, in uso proprio a Salvatore Antonino Costantino.

I fratelli Costantino, inoltre, stavano trattando con l’organizzazione marocchina l’acquisto di una quantità pari a 3000 kg di hashish che, secondo i calcoli degli stessi affiliati, avrebbe portato nelle tasche dell’associazione un introito che si aggirava tra i 4 ed i 5 milioni di euro, da reinvestire nell’ancor più redditizio traffico di cocaina.

I sodali, pienamente ingeriti nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, hanno, inoltre, dimostrato di voler difendere i propri interessi, ove necessario, anche con le armi. Per tale scopo, un ruolo di fondamentale importanza era ricoperto da un soggetto di Tradate, Carlo Cuccia, con un passato da comparsa nella nota serie “Gomorra”. Mentre nella fiction all’indagato era stato attribuito il ruolo di “specchiettista”, nell’organizzazione vibonese il personaggio era coinvolto in un traffico di stupefacenti, unitamente ad un suo compaesano, Ivo Menotta.

L’operazione è il frutto di un intenso lavoro investigativo, durato oltre due anni, che ha visto i finanzieri della Sezione G.O.A. del Nucleo PEF./G.I.C.O, specializzata nelle indagini in materia di contrasto al traffico internazionale, con la collaborazione del Servizio Centrale d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata, immergersi nei luoghi e nelle abitudini degli associati, tanto da carpirne a pieno l’organigramma ed il modus operandi.

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 28 Gennaio 2019
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