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Dio, le piazze e le mura: Levi Della Torre racconta l’elemento sacro delle città

Al Maga ospite di Filosofarti l'architetto Stefano Levi Della Torre, con una lectio magistralis sul rapporto tra urbanistica e spirito religioso

Generico 2018

«L’uomo ha sempre cercato di raggiungere il sacro, e la religione è il ponte verso di esso. E anche nei fini più utilitaristici si è sempre nascosta una motivazione religiosa». Stefano Levi Della Torre è uno dei primi ospiti della nuova edizione di Filosofarti, la rassegna che porta a Gallarate e in provincia di Varese personalità del mondo della filosofia e della cultura in generale, e che quest’anno è giunta alla XV edizione (qui il programma).

Architetto, saggista, pittore e professore al Politecnico di Milano, Della Torre ha intrattenuto il museo Maga con una lectio magistralis intitolata ‘Lo spazio sacro della città’. «Fin dall’antichità, l’uomo ha sempre cercato di tendere verso l’alto, quindi verso Dio. Gli Ebrei scelsero il monte Sinai come uno dei simboli della propria religione proprio perché rivolto al cielo, oltre al fatto che era di dimensioni modeste, come modesto doveva essere l’uomo devoto a Yahweh; la Torre di Babele era una costruzione che permetteva agli uomini di avvicinarsi a Dio e viceversa. Anche lo sviluppo verticale delle città negli ultimi secoli – aggiunge della Torre – va visto in quest’ottica: è l’affermazione della potenza dell’uomo, e di riflesso una sfida a Dio».

«La funzionalità è sempre stata legata a una simbologia del carattere sacrale nella costruzione delle città», continua l’architetto, rimarcando il concetto di duale, che in questa edizione di Filosofarti (dedicata al tema del dialogo) tornerà spesso. E porta l’esempio di Palmanova, caratteristica cittadina nel friulano che ha una singolare pianta poligonale a stella con nove punte: «La struttura della città si ispira chiaramente al mandala (elemento fortemente simbolico delle culture induiste e buddiste, ndr). Ma anche in città costruite in epoca romana, come per esempio Pavia, si ritrova questo rimando».

Un grande cambiamento portato dalla cultura cristiana rispetto a quella greca è il concetto di tempio, inteso non più come luogo sacro destinato esclusivamente alla casta sacerdotale (com’era nella cultura greca), ma come luogo per i fedeli. «Nell’Acropoli –  spiega della Torre – il popolo era profanum, cioè pro, davanti al tempio, e non vi poteva accedere. Con il cristianesimo si ribalta questa concezione: il popolo diventa infanum, può e deve partecipare alla vita religiosa all’interno del luogo di culto. E proprio seguendo questo criterio è stata progettata Piazza San Pietro a Roma: essa è un abbraccio di Dio al suo popolo».

Della Torre chiude la lectio magistralis con una considerazione ironica sulle chiese e i musei. Secondo l’architetto, il ruolo delle due istituzioni si sarebbe ribaltato: «I musei sono diventati dei luoghi di culto. Le code interminabili davanti agli Uffizi, o agli altri grandi musei italiani, danno l’idea di un pellegrinaggio, più che una semplice visita. L’esempio migliore è Bilbao, anonima città che, a seguito della costruzione del Guggenheim Museum, è diventata una meta ambitissima. Ciò è dovuto al fatto che l’arte oggi è venerata come trascendenza delle nostre culture. Di contro, le chiese sono state desacralizzate: hanno guadagnato prestigio in termini artistici, ma non hanno più lo stesso valore sacrale-simbolico».

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Pubblicato il 22 Febbraio 2019
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