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Tornavento, un borgo “a metri zero”

Da lunedì 18 marzo si potrà votare la finalissima del concorso dedicato al piccolo borgo più bello della provincia di Varese. In attesa del voto vi presentiamo i cinque finalisti

Piazzetta di Tornavento

Arcumeggia, Cerro di Laveno, Tornavento, Masciago Primo e Castello Cabiaglio: sono i cinque piccoli borghi finalisti del nostro concorso. In attesa della finalissima (il voto che porterà alla scelta del vincitore si aprirà lunedì 18 marzo) vi presentiamo brevemente le caratteristiche e le bellezze di ognuno di loro.

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Tornavento è un piccolo mondo dove tutto sta nel giro di pochi metri: l’asilo, la piazza, la chiesa, il circolo. Un paese in miniatura, come in un plastico. Dove però lo sguardo si apre per decine di chilometri, dalla piazzetta panoramica diventato luogo amatissimo.

È la piazza il vero elemento di forza di questo piccolo villaggio: da qui infatti si può ammirare lo spettacolo dell’emiciclo alpino, tutte le Alpi Occidentali. Il Monte Rosa, ma anche la cuspide bianca del Monviso, che fa capolino nei giorni di bel tempo. In mezzo, l’anfiteatro della pianura piemontese al di là del Ticino, con il profilo delle torri della vicina Oleggio e – nei giorni di aria tersa – l’alta cupola di San Gaudenzio a Novara.

Non c’è però solo la vista: dalla piazzetta (e non solo) percorsi pedonali conducono nella valle del Ticino sottostante. Con il paesaggio naturale del “fiume azzurro”, così detto per le sue acque sempre pulite – e il paesaggio affascinante costruito dall’ingegno dell’uomo, che qui ha stratificato un canale medievale (il Naviglio Grande), uno ottocentesco (il canale Villoresi) e uno novecentesco (il canale che alimenta le centrali elettriche).

I piccoli borghi finalisti "raccontati" dai fotografi 2

Dalla piazzetta – pedonalizzata a fine anni Novanta e dotata di panchine per tutti  – parte una scalinata pedonale, in alternativa si può camminare verso la vicina Dogana Austroungarica: dopo aver fiancheggiato il viale pedonale alberato e la piana dove si combattè la celebre battaglia di Tornavento, si arriva alla vecchia dogana oggi centro del Parco del Ticino e da qui si può scendere al fiume. Dal lato opposto si entra invece nel grande bosco e nella brughiera attraversata dalla ormai famosa via Gaggio, una strada sterrata ben curata e su cui è nato un vero museo storico e contadino all’aperto, grazie all’impegno di Ambrogio Milani, un instancabile volontario di Lonate Pozzolo.

Nel microscopico centro di Tornavento ci sono lo storico “Bar dell’Altipiano”, già ritratto in cartoline storiche, il circolo Sant’Eugenio nato dagli stessi abitanti, un bar e un ristorante più recenti. Durante tutto l’anno la piazzetta è sempre frequentata, a mezzogiorno capita spesso di sentire parlare inglese o tedesco o qualche altra lingua straniera: l’aeroporto di Malpensa è a due passi e tanti colgono l’occasione per una pausa pranzo in questo luogo silenzioso. Alla sera, in estate, diventa uno spazio frequentatissimo, fin sotto il portichetto della chiesa di Sant’Eugenio, già parrocchia del villaggio, sempre molto amata dai residenti.

Tornavento - piccoli borghi 2019

Tutto nel giro di pochi passi: dietro la chiesa, circondato da un piccolo giardino, c’è l’asilo Parravicino, costruito e donato dalla famiglia proprietaria dei terreni di Tornavento e affidato da oltre ottant’anni dalle Suore minime di Nostra Signora del Suffragio: ci sono una cinquantina di bambini, che vengono anche da paesi vicini come Vizzola Ticino. Un tempo c’erano anche le scuole elementari. Dopo la chiusura della scuola il piccolo edificio, all’ombra del serbatoio dell’acquedotto, ospita la sede di due associazioni: la Fanfara dei bersaglieri  Tramonti-Crosta e i Cavalieri del fiume azzurro, che tra le altre iniziative propongono la rievocazione in costumi d’epoca della battaglia di Tornavento. Ad animare la vita della piccola frazione c’è poi anche un’associazione locale, Tornavento Vive, che organizza la festa patronale ad agosto, propone concerti e altre iniziative.


Info sul concorso: turismo@varesenews.it

Piccoli borghi in finale, inviateci le vostre foto più belle

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 14 Marzo 2019
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