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L’Haus Garden un anno dopo: “Basta associarci all’inchiesta su Caianiello”

Luca Pagnotta ha fondato il locale di Gallarate che il gruppo di Nino Caianiello usava come punto di ritrovo. "Erano clienti come gli altri, siamo vittime della situazione ma i giornali ci trattano come complici"

gallarate generico

«È stata una doccia fredda, vedere il nome del locale ancora sui giornali oggi, dopo un anno». Luca Pagnotta è il fondatore e gestore dell’Haus Garden, il cafè living di Gallarate divenuto suo malgrado famoso perché qui si ritrovava il gruppo capitanato da Nino Caianiello.

A distanza di un anno dall’inchiesta Mensa dei Poveri il nome del locale è ancora associato alla vicenda, tornata alla ribalta per la trasmissione Report di lunedì scorso.

«Siamo molto conosciuti perché lavoriamo in modo onesto e nel modo giusto» racconta Pagnotta. «Credo che loro ci avessero scelto solo perché era un locale molto ampio» . Parliamo con Pagnotta al termine del momento di punta della pausa pranzo, nel primo pomeriggio il locale è ancora frequentato da studenti e altre persone che vengono qui a trovare un ambiente accogliente. 

«Io sono subentrato a fine 2018, dopo che avevo lasciato la gestione per un periodo» racconta il titolare. «Loro erano già clienti abituali, clienti come tanti altri. Certo il via vai era frequente, tutta gente di Cardano al Campo e Gallarate, ma c’erano le elezioni ed era normale che ci fosse un po’ movimento. La sensazione era che tutti conoscessero Caianiello, anche più di noi. Il fatto di vedere tante persone presenti per noi non era un campanello d’allarme». Di certo non poteva immaginare che al tavolo si discutessero progetti e operazioni urbanistiche da pilotare, si studiassero pressioni sulle amministrazioni comunali, si definisse “la decima” che veniva pagata a Caianiello.

Fin dall’inizio era emerso che il locale era estraneo alle manovre del gruppo Caianiello, se non come luogo d’incontro, ma ancora oggi il nome risuona negli articoli e nei servizi televisivi. Se Report ha filmato il locale all’esterno, c’è chi si è spinto oltre: «Repubblica online parlava due giorni fa di “quelli dell’Hausgarden”, tra l’altro definendoci un pub quando invece siamo tutt’altro. In un altro articolo addirittura siamo stati definiti “una lavatrice”. Da quattro giorni io e miei ragazzi subiamo nuovamente le battutine di qualche cliente, anche i deejay si sentono dire “suoni nel locale di Caianiello”. Noi in questa vicenda siamo la vittima, la parte lesa, invece passiamo quasi come associati, parte del meccanismo. È inaccettabile e voglio farlo presente con forza».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 22 Ottobre 2020
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