Dal Nord Europa a Gallarate per un Natale “a prova di Dpcm”: la storia di Giulia e Mario

Giulia Brambilla e Mario Bernasconi, gallaratesi che vivono in Belgio e in Olanda, raccontano le loro difficoltà e disavventure nel tornare a casa per le vacanze di Natale di questo strano 2020

Neve Gallarate 2020

«Dopo tanti anni all’estero la mancanza di tutele per noi italiani che viviamo in altri stati è veramente un problema, soprattutto per noi giovani expat», a parlare è Giulia Brambilla che, insieme al compagno, Mario Bernasconi, sta vivendo con grande difficoltà il rientro in Italia per trascorrere il Natale nelle proprie famiglie.

25 anni lei e 26 lui, entrambi originari di Gallarate, Giulia vive a Bruxelles come Communication Assistant a Women political leaders (una organizzazione che fa networking tra donne in politica per promuovere politiche di inclusione in posizione di leadership), mentre Mario sta facendo un dottorato all’università di Tilburg, in Olanda del sud.

La possibilità di un Natale in famiglia

«Secondo le regole in vigore dal Dpcm di novembre, per tutte le persone che rientravano in Italia da determinati paesi, tra cui il Belgio, c’era un tampone gratuito da effettuarsi a 48 ore dal rientro in Italia. Poteva essere fatto in aeroporto oppure rivolgendosi all’Ats locale (nel caso si arrivasse in orari in cui in aeroporto non svolgevano tamponi) per poter avere un appuntamento nelle 48 ore successive al proprio rientro», racconta Giulia.

Forti di questa situazione, i due prenotano con largo anticipo i biglietti per l’Italia per martedì 15 dicembre; «dopodiché, il 3 dicembre è stato proclamato un nuovo Dpcm, che prevede diverse opzioni: sei si rientra dal 6 al 21 dicembre non viene garantito nessun tampone al rientro; bisogna semplicemente avvisare l’asl ed entrare in quarantena fiduciaria per 15 giorni. Questo era un caso che non ci riguardava perché il nostro biglietto era per il 15 dicembre», continua a spiegare.

A questo punto di fronte ai due ragazzi si ponevano due opzioni, «che non sono mai state chiarite da nessuno»: rientrare prima del 9 («quindi ci sarebbe stato garantito un tampone a rientro in Italia») oppure fare un tampone nel paese di partenza 48 ore prima di imbarcarsi, che sia negativo e che si possa mostrare all’imbarco. 

Giulia precisa che c’era un’altra piccola variante: la possibilità di non sottoporsi al tampone prima del viaggio, imbarcarsi comunque e poi dichiararsi alla Asl e fare dunque la quarantena fiduciaria al rientro. «Cosa che, però – continua – non risulta essere chiara dal testo del Dpcm se poi la compagnia permetterà di imbarcarsi (dato che si legge che il tampone, per potersi imbarcare, è obbligatorio);  non è chiaro dal sito Viaggiare sicuri e dal sito di Malpensa, dove viene presentata solo l’opzione del tampone effettuato a 48 ore dalla partenza per il rientro in Italia».

L’odissea tra Dpcm e tamponi

Dunque, hanno deciso di anticipare il viaggio, prenotando il volo del 7 dicembre, «per noi il Natale a casa è essenziale. Mario vive da solo, io invece con tre coinquiline». Avvisata Ats del loro rientro, si sono affrettati a compilare i moduli e tutto il necessario per ottenere il tampone al loro rientro.

Domenica 6 dicembre Mario ha ricevuto la conferma per l’appuntamento per mercoledì 9 dicembre; mentre a Giulia è arrivata lunedì 7, con appuntamento per giovedì 10, «a più di 48 ore dal rientro in Italia. Ma martedì 8 il centro tamponi della caserma Mara era chiuso, quindi mi son detta che andava bene così e che sicuramente avevano tenuto conto di questa cosa; Ats sapeva cosa stava facendo», precisa.

Al che nella sezione spam della posta elettronica, martedì 8 dicembre, Giulia si è trovata una mail: stando al nuovo decreto, non è più intitolata a ricevere il tampone. Dopo un giorno di svariati tentativi per mettersi in contatto con centralini e numeri verdi, tutti vani, «mi è stato detto da un ufficio di Varese che dal 7 dicembre non fanno più tamponi per il rientro: allora io faccio presente che il mio compagno, rientrato con me sullo stesso volo, ha un appuntamento per mercoledì 9. Non capisco perché a lui venga data questa opportunità e a me no. Mi viene risposto che non dovrebbe farlo nemmeno lui; al che faccio presente che sul Dpcm c’è scritto che per le persone che rientrano entro il 9 dicembre sarebbe stato garantito il tampone gratuito e c’era la possibilità di rivolgersi ad Ats per il tampone gratuito. Mi viene risposto che loro non possono assolutamente fare niente per me».

Quindi è passata all’opzione del tampone privato. «Siccome le informazioni sul sito paiono inattendibili, scrivo una mail chiedendo nuove chiarificazioni per sapere se il tampone antigenico basti, perché costa tre volte meno rispetto al molecolare. Non mi risponde nessuno. Ad ora ho un tampone antigenico prenotato per giovedì 10 a carico mio, che non so se accetteranno. Non so se risulto segnalata all’Asl o all’aTs, non so se devo produrre altre autodichiarazioni o materiali. Io non so nulla, perché non ricevo risposte da nessuna parte».

Poi, alla fine, a Giulia hanno riposto quelli che si occupano dei rientri, dicendo che erano stati annullati di default tutte le prenotazioni per i tamponi dal 10 dicembre in poi, offrendosi di reinserirla nei prossimi giorni. Un po’ tardi, dato che si era già attivata privatamente:«Si sono scusati e hanno detto che avevo ragione, offrendosi di rischedularmi, ma io avevo già fatto il tampone; non ho voluto usufruire di questo servizio perché non avrebbe avuto senso fare un secondo tampone, andando a pesare sul sistema sanitario nazionale che mi sembra già abbastanza appesantito».

L’invisibilità degli expat

Giulia però allarga la propria visione, tracciando la situazione di molti expat che, come lei, si sentono sempre trascurati dal governo, ancora di più in un momento come questo: «So che può sembrare un problema minore, perché dopotutto posso permettermi un tampone privatamente e che faccio per tutelare le persone anziane con cui vivo. Io però vorrei far notare che questa situazione non ha riguardato solo me: ha riguardato le mie coinquiline, ha riguardato il mio moroso e ha riguardato tutte quelle persone che da anni vivono all’estero e che ho sentito in queste due settimane. A me ha veramente lasciato colpita: è una situazione disagiante, perché non si può arrivare al 5 dicembre senza sapere cosa fare, avendo già prenotato il volo con anticipo. Non si può arrivare e trascorrere quattro giorni senza sapere se partirai o se potrai prenotare il test. Dopo due settimane a contorcerci le budella per l’ansia, l’idea di tornare e trovare un sistema del genere che veramente non tiene conto del fatto che io non sono là per vacanza mi lascia senza parole e molto intristita».

Frustrata, non ascoltata e anche invisibile: cosi si è sentita in queste settimane la gallaratese. Il che è strano e alienante in un momento storico come questo, dove, con la circolazione del Coronavirus e la facilità del contagio, tutti gli spostamenti di chi rientra dall’estero dovrebbero essere controllati e tracciati. «Non so nemmeno con chi prendermela dato che nessuno mi risponde e nessuno si prende a carico questa cosa: ciò è veramente nocivo per noi – per la nostra salute fisica e mentale – ma anche per questo sistema di tracciamento di dati. Qual è lo scopo di mettere tutte queste barriere all’entrata se poi non controlli, non tuteli, non segnali? A questo punto se nessuno mi risponderà alla mail, anche se invierò il risultato del mio test, come faccio a sapere che loro mi hanno tracciato, mi hanno segnalato? E se non lo avessi mandato, loro avrebbero notato che mancavo?».

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 11 Dicembre 2020
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