Pandemia e flightshame: il futuro non è facile, per gli aeroporti (compresa Malpensa)

Nel presente c’è il crollo dei voli per l’emergenza, ma il mondo dell’aviazione dovrà affrontare altre sfide, dopo questa. Tra l'influenza delle strategie green e l’aumento dell’automazione

Malpensa lockdown novembre 2020

I numeri del 2020 sono impietosi, a Malpensa: -75% di passeggeri. E se anche il Cargo regge, il bilancio complessivo segna un -60,1, secondo le previsioni del governo. Se n’è parlato al convegno della Cgil dedicato al mondo aeroportuale: un momento di confronto (moderato da Gad Lerner) ma anche un’occasione per rilanciare la richiesta di un sostegno al settore.

Ma lo scenario che è emerso dal convegno è ancora più sfidante: perché non c’è solo la pandemia in corso a pesare sul futuro del mondo dell’aviazione civile e, di riflesso, anche sull’occupazione del settore. L’hanno detto, in forme diverse, varie voci, facendo emergere un quadro che «ci preoccupa ulteriormente», ha ammesso a fine convegno Stefania Filetti, segretario Cgil Varese.

Il tema l’ha messo sul piatto, con parole chiare, Sebastiano Renna, Corporate Social Responsibility Manager di Sea. Che ha parlato di «una strategia europea che, in mancanza di soluzioni tecnologiche di riduzione delle emissioni degli aeromobili disponibili a breve, punta sulla riduzione dei volumi». Traduzione più immediata: finché gli aerei non inquineranno drasticamente meno, l’aviazione non è pienamente compatibile con gli indirizzi europei sul contrasto ai cambiamenti climatici e c’è da attendersi una riduzione dei voli.

La flightshame – la vergogna di volare frequentemente, per l’impatto ambientalenon è solo un tema astratto da ambientalisti, ma inizia a contare: se non indirizza, quanto meno converge con l’idea di un investimento verso forme di economia e mobilità più compatibili con l’ambiente. Primo banco di prova: l’uso dei fondi del Recovery Fund. «Tutto si può finanziare con i fondi europei, tranne gli aeroporti, proprio perché le risposte devono uniformarsi al Green Deal europeo» dice il sottosegretario ai trasporti Salvatore Margiotta.
Il mondo dell’aviazione sa che c’è un pezzo della sua economia che dipende da precise scelte politiche che fino ad oggi apparivano indiscutibili: ad esempio il fatto che il jet fuel (il carburante per gli aerei) sia privo di accise.

Per questo il tema ambientale è un tema problematico, «che avrà anche delle ripercussioni sul recupero dei volumi su traffico» continua Renna. «Il trasporto aereo deve ripensarsi in modo molto profondo: non sarà solo questione di recuperare volumi, ma di trasformazioni strutturali».
Renna ha anche portato all’assise organizzata dalla Cgil un altro tema spinoso: «La pandemia ha accelerato una trasformazione tecnologica in aeroporto, nella gestione dei passeggeri». La prospettiva dell’aeroporto touchless (avviata anche a Malpensa e Linate), la riduzione dei tempi di permanenza e dei contatti vuol dire – alla lunga – una cosa: meno personale necessario per far “girare” la macchina dell’aeroporto. Meno «presidio umano», che imporrà di «riqualificare e trovare nuovi opportunità occupazionali» per assorbire la manodopera eccedente.

In questo quadro, quali sono le prospettive? Di certo tutti concordano su un punto: serve ripensare l’intero settore. In che direzione, è da vedere. Una prospettiva è emersa da più interventi: quella di fare dell’aeroporto un hub non solo per i voli, ma per tutto un tessuto economico. Come un gigantesco incubatore, «uno showcase dell’innovazione» (l’esempio citato è l’aeroporto di Schipol, che ha già avviato questo percorso). Guarda più ad una prospettiva contingente il professor Massimiliano Serrati, dell’Università Liuc: «In questa fase di crisi della dimensione Aviation, l’idea che l’aeroporto possa aprirsi, diventare una città nella città, può diventare parziale compensazione».

Certo una prospettiva di grande trasformazione: «È una suggestione interessante se si costruisce una aggregazione d’iniziativa culturale, economica e produttiva, meno se si parla di commercio» chiarisce nell’intervento finale Elena Lattuada, segretario generale Cgil Lombardia. «Non vorrei riempissimo l’aeroporto di centri commerciali, perché ne vediamo già tanti in crisi».

Nel frattempo restano le richieste della Cgil per affrontare questa fase d’emergenza, che tocca 30mila lavoratori almeno, intorno a Malpensa. Li sintetizza Luigi Liguori, coordinatore del Settore Aereo del sindacato: prima di tutto «ammortizzatori sociali per tutto il settore, per almeno dodici mesi», ristori più ampi per le aziende della filiera, ma poi anche regole sanitarie e operativi comuni per tutta l’Europa, per anticipare la ripartenza. E ancora dalla Cgil arriva la richiesta di «affrontare il piano nazionale aeroporti». Per evitare il rischio di «disperdere risorse in mille rivoli», in un sistema fatto di tanti aeroporti moltiplicatisi come funghi, sostenuti da investimenti pubblici e in competizione gli uni con gli altri, ad esempio con gli incentivi concessi alle low-cost (391 milioni nel 2019) perché aprano rotte.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 11 Dicembre 2020
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