Mons. Delpini: “L’indifferenza trasforma il pianeta in una gelida solitudine”

Nell’omelia della Messa per la Giornata della Pace presieduta in Duomo l’Arcivescovo Mario Delpini ha proposto anzitutto una riflessione sui modi distorti e ingannevoli di costruire la pace

Generica 2020

Nell’omelia della Messa per la Giornata della Pace presieduta in Duomo alle 17.30 di oggi, l’Arcivescovo Mario Delpini ha proposto anzitutto una riflessione sui modi distorti e ingannevoli di costruire la pace: «C’è gente che si difende con l’indifferenza. Ecco come si costruisce la pace: ciascuno a casa sua. Estraniarsi, stare distanti, non immischiarsi nella vita altrui. L’indifferenza trasforma il pianeta in una gelida solitudine, lascia che i prepotenti saccheggino le risorse e i poveri siano consegnati alla disperazione». Oppure, ha proseguito mons. Delpini, c’è chi vive la pace come una parentesi: «Un brindisi di capodanno che unisce il pianeta nello stupore dei fuochi d’artificio. I buoni sentimenti e l’entusiasmo sono una parentesi nel calendario della serie dei giorni banali, stentati, grigi».

La pace vera è invece quella «coltivata nella contemplazione», sull’esempio di Maria, «la madre, modello per la Chiesa e per ogni persona credente, che riceve l’annuncio e lo custodisce come un seme da coltivare nel cuore». In questo modo, «le relazioni tra le persone diventano comunione e generano quella cultura del prendersi cura che trasforma l’umanità nella fraternità», ha detto l’Arcivescovo con un evidente riferimento al Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace di oggi.

Alla celebrazione eucaristica di Capodanno hanno partecipato, come da tradizione, i rappresentanti delle varie confessioni cristiane presenti a Milano, riunite nel Consiglio delle Chiese cristiane di Milano. Gli oltre 30 ministri si sono poi incontrati con mons. Delpini in Arcivescovado per uno scambio di saluti e auguri, che costituisce non solo un momento di cordialità, ma anche di riflessione sui grandi temi del momento e di rilancio del cammino ecumenico.

Il testo integrale dell’omelia dell’Arcivescovo.

Che ne è stato del cantico degli inviati di Dio?
La moltitudine dell’esercito celeste ha cantato la sua lode a Dio celebrando il dono della pace. Che ne è stato del cantico degli angeli? Per quali vie si compie l’augurio di pace?

1.1.L’indifferenza: scambiare la pace con l’estraneazione.
Come in quella notte santissima la moltitudine dell’esercito celeste ancora, anche qui, annuncia la nascita del Salvatore, il principe di pace. C’è forse una parte dell’umanità che ha smesso da tempo di aspettarsi messaggeri dell’esercito celeste. C’è gente che non si commuove per il cantico che annuncia l’amore di Dio, anzi quando giunge una voce dal cielo reagisce con indifferenza: sarà stato un tuono, pensa.

C’è gente che si difende con l’indifferenza: io sono un uomo pacifico, non mi interesso di niente, non metto il becco negli affari altrui, mi chiudo nel mio mondo e non disturbo e non voglio essere disturbato. Ecco come si costruisce la pace: ciascuno a casa sua. Estraniarsi, stare distanti, non immischiarsi nella vita altrui. L’indifferenza trasforma il pianeta in una gelida solitudine, lascia che i prepotenti saccheggino le risorse e i poveri siano consegnati alla disperazione.

1.2. I buoni sentimenti: vivere la pace come una parentesi.
Come in quella notte santissima la moltitudine dell’esercito celeste ancora, anche qui, annuncia la nascita del Salvatore, il principe di pace. C’è forse una parte dell’umanità che è sensibile a ogni stimolo e quindi è condotta qua e là da ogni vento, da ogni notizia, e vede il mondo e la vita e se stessa secondo l’aria che tira, secondo il titolo clamoroso. Forse i pastori possono essere l’immagine di questa parte di umanità. Sono scossi dall’annuncio, vanno a cercare il bambino nella mangiatoia poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Un momento di entusiasmo, un evento clamoroso, un convergere festoso, forse anche una voglia di abbracciarsi, di cantare insieme. Poi ciascuno torna a casa sua, alla sua vita di sempre.

C’è gente che raccoglie con intensità i messaggi che vengono dalla moltitudine degli inviati di Dio e conosce slanci di generosità e parole di euforia: una specie di brindisi di capodanno. Ecco che cos’è la pace: un brindisi di capodanno che unisce il pianeta nello stupore dei fuochi d’artificio.

I buoni sentimenti e l’entusiasmo sono una parentesi nel calendario della serie dei giorni banali, stentati, grigi.

1.3. Custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore: la pace coltivata nella contemplazione.
Come in quella notte santissima la moltitudine dell’esercito celeste ancora, anche qui, annuncia la nascita del Salvatore, il principe di pace. Maria, la madre, modello per la Chiesa e per ogni persona credente, riceve l’annuncio e lo custodisce come un seme da coltivare nel cuore.

La pace è seminata nell’intimità personale e diventa un modo di pensare, un criterio di scelta, un principio di speranza e di dedizione.

Le relazioni tra le persone diventano comunione e generano quella cultura del prendersi cura che trasforma l’umanità nella fraternità.

Il cuore per custodire il mistero che si è rivelato.
Dove dunque possono incontrarsi i popoli e le persone perché il nostro mondo non finisca in una gelida solitudine o non si rassegni a un grigio squallore interrotto solo da parentesi di entusiasmo?

Maria suggerisce la via del cuore che custodisce il mistero. È una immagine per dire di quella intimità personale, che è impenetrabile agli estranei e invece è ospitale per i fratelli e le sorelle, perché dal cuore viene lo sguardo che riconosce, rispetta, prova compassione e diventa parola amica.

Il cuore è quell’intimo segreto che scende nelle profondità ultime della persona. Alcuni se ne tengono lontani, vivono più fuori che presso di sé perché forse temono di ritrovarvi sensi di colpa, rimorsi angoscianti, ferite che ancora sanguinano se sono riportate alla memoria.

Ma i credenti, come Maria, dimorano stupiti e lieti in questa intimità perché proprio nel cuore trovano l’ingresso al mistero, riconoscono proprio lì la presenza dello Spirito Santo, quindi quel rapporto indicibile che è la comunione con il Padre.

Proprio lì sta il principio della pace: lo Spirito infatti rende partecipi dei sentimenti di Gesù e suggerisce i percorsi per incontrare le persone e per prendersene cura.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 Gennaio 2021
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