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I data center, il consumo di suolo e le “isole di calore” in pianura padana

Gli impianti a sostegno del digitale stanno colonizzando la pianura. La Lombardia ha varato la prima norma sul tema, Europa Verde dice che non basta limitarsi al tema - importantissimo - del consumo di suolo

data center

Il comunicato con cui Europa Verde interviene nel dibattito sui data center, a seguito dell’approvazione della legge regionale in Lombardia. I sostenitori della legge sottolineano che si tratta della prima risposta legislativa al problema, le opposizioni al Pirellone e diverse associazioni (tra cui una degli agricoltori) hanno espresso invece riserve sull’effettivo beneficio.
Riceviamo e pubblichiamo

 

Qualche giorno fa la Regione Lombardia ha approvato a maggioranza la normativa che regola il settore dei datacenter a livello regionale, la prima normativa in Italia in assoluto (al momento non esiste una norma nazionale). Probabilmente, mossi dal fatto che la gran parte dei datacenter è concentrato in Lombardia (circa il 40% di quelli esistenti in Italia) la Regione ha deciso di fare un passo in avanti rispetto al resto del Paese. Dobbiamo essere contenti? Non tanto. Pur indicando infatti la preferenzialità (ma non l’obbligatorietà) nell’installazione di data center in zone dismesse, la norma non tiene infatti in debita considerazione almeno due aspetti drammatici.

Il primo è il consumo di elettricità di queste strutture, che sono tra le più energivore che esistano, sia per l’alimentazione che il raffreddamento dell’hardware presente. Come si legge nel rapporto “Electricity 2024, Analysis and forecast to 2026” dell’International Energy Agency (Iea), il consumo di elettricità dei data center, per le esigenze provenienti da intelligenza artificiale e criptovalute, è in fase di rapido e progressivo aumento.

Nel 2022 i data center hanno consumato a livello mondiale circa 460 terawattora (TWh) ma studi di prospezione indicano che i consumi quadruplicheranno a livello globale entro il 2035, passando a quasi 1.600 TWh, raggiungendo il 4% dei consumi elettrici (erano l’1% nel 2024). In Italia, si stima che entro la metà del prossimo decennio la potenza installata di data center potrebbe raggiungere i 2,3 GW in uno scenario tendenziale e i 4,6 GW (contro i 513 MW nel 2024) e i loro consumi elettrici oscillare tra il 7% il 13% del totale nazionale.

Dati impressionanti, se valutati con l’assetto della nostra dipendenza energetica dall’estero. I Paesi dell’Unione, infatti, importano il 58,3% dell’energia o delle materie prime necessarie alla sua produzione mentre l’Italia è il Paese con il maggior grado di dipendenza energetica, pari al 74,8%. Il che significa che grandissima parte degli ipotizzati 4,6 GW dovranno essere importati. Pertanto, una legge che non affronta in modo strategico il nodo del rifornimento energetico non fa altro che aggravare ancora di più la situazione deficitaria in termini di esigenze di alimentazione elettrica, riconfermando la nostra posizione di dipendenza. Ma non è tutto.

Oltre a questo, il secondo aspetto che citavamo consiste nel fatto che i datacenter implicano la comparsa delle cosiddette “isole di calore digitale” con una serie di conseguenze immediate. Grazie all’attività dei data center la temperatura del suolo potrà aumentare di circa +2 °C, con picchi localizzati fino a +9 °C sulle coperture o in prossimità dei punti di espulsione dell’aria, mentre per quanto riguarda la temperatura dell’aria circostante l’incremento reale della temperatura (pur se più contenuto) potrà raggiungere in loco mediamente i +0.5 °C +1.5 °C.

Ma questi fenomeni riguarderanno anche la zona circostante il data center: alcuni studi indicano che la massa di calore prodotta da strutture del genere può influenzare il microclima fino a molti km di distanza dalla struttura, prima di dissiparsi completamente. A ciò si aggiungono come aggravanti anche alcune caratteristiche tipiche della pianura Padana: la scarsa ventilazione della zona padana limita la dispersione orizzontale del calore; inoltre, il calore del data center, a seconda di dove sarà posizionato, potrebbe determinare un fenomeno di accumulo con le isole di calore urbano presenti nelle città circostanti, aumentando le temperature notturne.

Infine, l’alto tasso di umidità della pianura comporta un maggiore consumo di energia elettrica durante le ondate di calore, aumentando di conseguenza il calore totale immesso nell’ambiente. Ecco perché a nostro avviso la nuova norma regionale non è un buon affare, soprattutto per i lombardi. Non ci sembra sia stato fatto un approfondimento che potesse includere tutti gli aspetti, mentre si è guardato a qualche caratteristica limitata e non vincolante. E questo non è abbastanza, anzi.

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Pubblicato il 04 Giugno 2026
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