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Samarate, il presidente esulta alla chiusura della Fondazione: “Restituiamo ai cittadini il Montevecchio”

Da poco più di un anno Eliseo Sanfelice è alla guida della Fondazione, nata nel 2008, che gestisce la storica villa samaratese. Ma è stato nominato con un indirizzo chiaro: chiudere l'ente. Un passo sempre più vicino

Luci e colori Villa Montevecchio

«Si passa dalla necessità di fare soldi al dovere di mettere il bene a disposizione dei cittadini». È ben strano vedere un presidente che esulta per la chiusura della realtà che guida, ma il caso di Eliseo Sanfelice – presidente della Fondazione Montevecchio – è meno anomalo di come sembri: negli anni fermo oppositore dell’ente privato costituito dal Comune di Samarate, è stato infatti messo alla guida proprio con lo scopo di “preparare” la chiusura, che si fa ora più vicina, dopo il voto in consiglio comunale negli ultimi giorni di dicembre.

«Sembrava impossibile che si arrivasse alla chiusura Fondazione. Ma in questi dieci e più anni sono stato sempre coerente nell’oppormi all’idea della Fondazione, a differenza di altri: abbiamo assistito a favorevoli divenuti contrari, a contrari divenuti favorevoli» dice Sanfelice, che era nella maggioranza di centrosinistra di Vittorio Solanti (ma critico) ai tempi in cui fu costituito l’ente, che doveva unire una maggiore agilità operativa rispetto alla gestione comunale e una capacità di attrarre investimenti per rinnovare la storica Villa Montevecchio, risalente all’inizio del Novecento. 

«La fondazione alla fine non è mai stata in grado di portare a termine lo scopo per cui era stata creata, cioè assicurare interventi di manutenzione che erano necessari alla villa» sostiene il presidente (quasi) uscente. All’inizio qualche investimento arrivò (curiosità: tra le realtà che affitarono spazi c’era la casa di produzione di Maccio Capatonda), ma nella seconda metà del decennio appena concluso questi sono andati sempre più scemando. «E in parallelo si viveva l’assurdo che un cittadino samaratese dovesse pagare 4-500 euro per accedere ad un bene comunale.  Quando sarà chiusa la Fondazione i cittadini non dovranno più bussare alla porta per entrare in una villa di cui sono già in qualche modo proprietari e che i loro nonni o padri hanno già pagato».

Non sfugge a Sanfelice il fatto che questa decisione sia ancora oggi discussa, come avvenuto in consiglio: «La chiusura era l’indirizzo che veniva dall’amministrazione, votata dai samaratesi anche su questo punto: l’amministrazione ha scelto un presidente che portasse a termine il compito assegnato. Basta avere costanza e volontà, ma le battaglie si possono portare a termine. Spetta ora al Comune riempirla di nuovi contenuti: l’idea della casa delle associazioni è molto buona». 

Ma concretamente cosa significherà la “casa delle associazioni”? «Questo spetta all’assessorato alla cultura concretizzarlo: l’assessore ha ora un mezzo in più ma anche assunzione di impegno. In ogni caso questa fase di epidemia ha sottolineato le criticità di un bene che non si riesce a sostenere, con lo stop a matrimoni e cerimonie la Fondazione è in forte difficoltà. La realtà è che solo il Comune può gestire il bene e farci investimenti».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 02 Gennaio 2021
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