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Processo Krimisa bis, assolti Francesca Rispoli e Cataldo Casoppero

La prima è la figlia del capo della locale di 'ndrangheta Vincenzo Rispoli ed era accusata di aver organizzato un'estorsione a Malta, il secondo è un imprenditore edile accusato di corruzione

Milano generica

Assoluzione per Cataldo Casoppero nel processo con rito abbreviato davanti al Gup del Tribunale di Milano per la vicenda della corruzione di un funzionario Anas. Secondo il giudice, dunque, l’imprenditore di origini cirotane, residente a Lonate Pozzolo e già condannato a 14 anni in primo e secondo grado per associazione a delinquere di stampo mafioso, non avrebbe corrotto il funzionario Riccardo Lazzari anch’egli assolto. Eppure due agenti di Polizia Locale coinvolti nei medesimi fatti, avevano ammesso gli addebiti e avevano patteggiato una pena.

Qui la vicenda della presunta corruzione

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Nello stesso procedimento è stata assolta anche Francesca Rispoli nonostante sia il tribunale della Libertà e la Cassazione avessero confermato l’impianto accusatorio.  Si tratta della figlia del capo della locale di ‘ndarnagheta di Legnano e Lonate Pozzolo, pluricondannato e al 41bis, Vincenzo Rispoli. Secondo il giudice il pestaggio dell’imprenditore italiano a Malta da parte del di lei compagno e di altri due personaggi vicini al clan, non è conseguenza di un’estorsione ma di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (reato procedibile solo in presenza di querela).

Nella stessa vicenda, però, sono stati condannati per rapina e lesioni i due fratelli Giuseppe e Michele Di Novara a 4 anni e 8 mesi (dopo il pestaggio gli rubarono dei soldi che aveva con sè e lo costrinsero a prelevare), solo per lesioni Giovanni Lillo (compagno di Francesca Rispoli, ndr). L’imprenditore, che ebbe la sfortuna di far lavorare i Di Novara e Lillo in un suo cantiere e non pagarli per quanto si aspettavano, finì in ospedale con 45 giorni di prognosi, perse tutti i denti e subì un danno permanente all’udito. In un’intercettazione Lillo espresse il seguente pensiero, parlando proprio di questo episodio: «La ‘ndrangheta non è morta». Per il gup, però, non è stato sufficiente per inquadrare il reato come estorsione aggravata dal metodo mafioso.

“La ‘ndrangheta non è morta”, altri 11 arresti tra Legnano e Lonate Pozzolo

Condannato anche l’ex-investogatore privato Giovanni Vicenzino a 1 anni e 4 mesi per la vicenda della bonifica dalle cimici dell’auto di Cataldo Casoppero. Condanne anche per Simone Lento e Nino Gagliostro, uomini di fiducia di Emanuele De Castro, per quanto riguarda lo spaccio di droga

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 27 Settembre 2021
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