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Cargo City: chiuse le rotte transiberiane siamo costretti a volare di più. Biofuel per gli aerei Dhl

Il mercato continua a chiedere più velocità, le società cargo fanno investimenti green

Malpensa - Cargo city

La crescita di Cargo City per le aziende che operano a Malpensa è una sorta di Giano bifronte. Se la pandemia da una parte ha aumentato i flussi di merci portando ulteriore lavoro e valore, dall’altra ha costretto le società Cargo a riorganizzarsi. Al convegno “La ripresa parte da Malpensa. Il cargo aereo supporto strategico per le industrie”, organizzato da Assolombarda e Univa, erano presenti alcuni tra i principali operatori del settore: Dhl, Cargolux, Mle e Alha Group.

I numeri indicati da Nazzarena Franco, ceo di Dhl, testimoniano la crescita tumultuosa del settore e al tempo stesso rivelano che per intercettare i flussi delle merci bisogna fare molti investimenti. «Siamo passati da una flotta costituita da 320 a 400 aerei – racconta l’amministratore delegato di Dhl – e fatto un investimento strutturale per arrivare a processare 38mila pacchi l’ora. Nei due anni di pandemia abbiamo assunto 600 persone, raggiungendo quota 1100 addetti. Su Malpensa è stato fatto un investimento di 110 milioni di euro in 5 anni per connettere l’intero territorio».

Dhl ha annunciato durante il convegno che a breve, per alimentare la sua flotta aerea, utilizzerà il biofuel, biocarburante di origine vegetale, scelta che punta a mitigare le emissioni di C02 e il conseguente impatto ambientale. La narrazione dell’inquinamento generato dagli aerei è tra le più negative di questa epoca di transizione ecologica.
«C’è molto da fare in questo senso – spiega Lorenzo Moroni ceo di Fives Intralogistics – soprattutto in un momento di crescita come quello che stiamo attraversando. Occorre sapere però che in questo mercato è cambiata la velocità del business e la richiesta di trasporti veloci aumenterà ancora. Il trasporto aereo di merci in questa fase diventa fondamentale laddove i tempi del trasporto marittimo non sono compatibili. C’è poi un tema di velocità di intervento sull’infrastruttura, perché le aziende stanno decidendo ora dove andare a produrre».
In questo momento e di fronte a questa crescita che è in parte strutturale, secondo il presidente di Assaeroporti, occorre monitorare con precisione gli investimenti green che vengono fatti nelle infrastrutture. «Bisogna dare attenzione al Cargo – ha detto Carlo Borgomeo – e riflettere se e in quale misura può essere funzionale alla riduzione dell’impatto ambientale».

Alle aziende che operano a Cargo City, la pandemia ha posto delle priorità, prima fra tutte la salvaguardia della salute dei lavoratori. Un aspetto che ha fatto nascere molte tensioni sindacali, non solo tra gli addetti di quel comparto, ma in quasi tutti quei settori che hanno continuato a lavorare per garantire prodotti e servizi durante i lockdown. «Il primo impatto sul costo di gestione del personale è stato mettere in sicurezza i lavoratori – spiega Mauro Grisafi ceo di Mle – In quelle condizioni non era per niente facile garantire l’operatività. Eravamo alla costante ricerca di personale, soprattutto nel momento in cui i lavoratori si ammalavano di Covid. Per assumere abbiamo utilizzato anche i canali social, rimanendo in continua interazione con le università e mantenendo il dialogo aperto con i sindacati. Ora con l’aumento delle materie prime si ripropone la gestione dei costi, ma gli investimenti per lo sviluppo non possono fermarsi perché il mercato chiede velocità».

L’attrattività di un’infrastruttura aeroportuale dipende anche dalla sua capacità di velocizzare il transito delle merci. Però in questo processo ci sono alcune variabili che non possono essere controllate e totalmente dipendenti da fattori esterni. «Come Cargo durante la pandemia non ci siamo mai fermati – sottolinea Fabrizio Cortese ceo di Cargolux Italia- mantenendo una certa elasticità nell’organizzazione. La chiusura dello spazio russo ha invece creato un impatto logistico ed economico importanti. Non potendo sfruttare le rotte transiberiane siamo costretti a volare di più. E poi c’è ancora l’incertezza sul medio-lungo periodo generata dal Covid».

Operare nell’handling di un aeroporto richiede una grande velocità di adeguamento ai cambiamenti. «Bisogna essere flessibili in tempi rapidi – spiega Lorenzo Schettini Gherardini, ceo di Alha Group – Gli ultimi due anni sono stati un acceleratore importante, ma abbiamo perso dei punti di riferimento del nostro settore, come la stagionalità e la tipologia di merci diverse rispetto al passato».

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di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 27 Giugno 2022
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