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Caianiello al processo Mensa dei Poveri racconta il sistema Gallarate

L'ex-grande capo di Forza Italia in provincia ascoltato per tutto il giorno nell'aula bunker di via Filangieri ha risposto alle domande del pm Bonardi che si è concentrata sulla corruzione nell'urbanistica gallaratese

caianiello

Quando l’imprenditore milanese Daniele D’Alfonso, amico di Nino Caianiello, si lamentava con lui delle difficoltà ad entrare nei bandi di Prealpi Servizi, invitava l’allora presidente della partecipata Marcello Pedroni, grande appassionato di canarini, a casa sua per mostrargli i suoi due uccellini e intimargli di fare un bando per D’Alfonso che veniva regolarmente escluso.

L’Hausgarden, noto locale gallaratese all’interno del quale Caianiello era solito ricevere politici, imprenditori e professionisti era il luogo eletto dal “mullah” per creare giunte comunali, decidere nomine politiche, assegnare incarichi nelle società partecipate: «Ricevevo lì perchè era vicino casa. All’inizio ci andavo a bere il caffè, poi è diventato l’ambulatorio» – come era stato soprannominato nell’ambiente politico quel locale (chiuso di recente, ndr). L’altro luogo di ritrovo, per i livelli politici più alti, era il ristorante da Berti a Milano, tra il Pirellone e Palazzo Lombardia. Così era il potere secondo l’ex-ras degli azzurri, fatto di conoscenze a tutti i livelli e di relazioni che si intersecano con un unico nodo centrale, lui.

Ma è il sistema politico-economico gallaratese il punto che oggi è stato al centro delle domande del pm Silvia Bonardi che ha interrogato per sette ore l’ex-grande capo di Forza Italia in provincia di Varese, che ha patteggiato una pena a 4 anni e 10 mesi per corruzione e oggi sentito come testimone nell’ambito del processo Mensa dei Poveri.

La vicenda del supermercato in via Cadore

In particolare il pm ha insistito sulla vicenda della variante al pgt per la realizzazione del nuovo supermercato Tigros in via Cadore, su un’area di proprietà dell’imprenditore Piero Tonetti: «L’imprenditore aveva chiesto ad Alberto Bilardo di assumere l’incarico di progettista per avere un canale privilegiato nell’amministrazione comunale che favorisse una variante puntuale sull’area che avrebbe dovuto dare a Paolo Orrigoni» – racconta Caianiello alla corte presieduta dal giudice Paolo Guidi. All’epoca, infatti, l’assessore all’Urbanistica era Alessandro Petrone, discepolo di Caianiello e anche lui finito nell’inchiesta.

I 50 mila euro pattuiti per questo incarico, secondo la pm, sarebbero però una mazzetta che Tonetti aveva deciso di dare all’allora coordinatore cittadino di Forza Italia, e della quale Caianiello era al corrente, elargita proprio con l’intento di oliare i meccanismi burocratici e arrivare ad una rapida soluzione del problema. La pm ha chiesto a Caianiello se avesse percepito una retrocessione di quei soldi e Caianiello ha spiegato che «dei 50 mila euro, 20 mila sono andati alla società di ingegneria predisposta per l’operazione mentre i rimanenti 30 mila sono stati divisi tra me, Bilardo e Tobler. In particolare ricordo di aver ricevuto una cifra tra i 3.500 e i 5 mila euro».

Cosa sapeva Paolo Orrigoni (all’epoca amministratore delegato della catena di supermercati, a processo per corruzione, ndr) di questa operazione? Chiede la pm a Caianiello, che risponde: «Dissi ad Orrigoni che ci stavamo impegnando politicamente per questa cosa e sapevo che era consapevole del fatto che nel caso in cui l’operazione fosse arrivata ad una soluzione positiva avrebbe dovuto retrocedere una parte di questi soldi a Tonetti».  Nella vicenda, invece, rimane sullo sfondo il sindaco di Gallarate Andrea Cassani che aveva preferito seguire la via della variante generale per modificare la destinazione d’uso dell’area sulla quale sarebbe dovuto sorgere il nuovo Tigros.

Il pgt di Gallarate

Infine la pm si è soffermata sulla vicenda della scelta del pool di professionisti che avrebbe dovuto redigere il pgt di Gallarate: «Vinse il gruppo capeggiato dall’architetto Giuliani, favorito da Bilardo e Petrone che lo ritenevano vicino a Forza Italia. Ricordo che della commissione aggiudicatrice facevano parte l’architetto Marta Cundari e Monica Brambilla che sapevo essere una brava professionista che lavorava per il Comune di Busto Arsizio. Fui informato di tutto ma non fui io a decidere». Caianiello, infine, ricorda che Bilardo gli riferì una frase di Cassani riferita al fatto che «ora la Lega aveva un credito nei confronti di Forza Italia da spendere nelle nomine successive».

L’interrogatorio di Nino Caianiello proseguirà ancora nella prossima udienza di venerdì nell’aula bunker di via Filangieri.

 

 

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 19 Settembre 2022
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