Caianiello show in aula a Milano: “A me non si poteva dire di no”

Terza udienza da protagonista al banco dei testimoni per l'ex-capo occulto di Forza Italia in provincia di Varese nell'ambito del maxi-processo contro la corruzione denominato Mensa dei poveri

nino caianiello processo mensa dei poveri

La narrazione di Nino Caianiello, nell’aula bunker di via Filangieri a Milano, è proseguita anche oggi, venerdì. Per il terzo giorno quello che fu l’uomo più potente della politica del Varesotto è stato interrogato dalla pm Silvia Bonardi nell’ambito del processo sulla corruzione tra politici e imprenditori lombardi denominato Mensa dei poveri e per il quale ha patteggiato una pena a 4 anni e 10 mesi che sta ancora finendo di scontare nel carcere di Busto Arsizio.

Questa volta l’attenzione dell’accusa si è concentrata sui reati contestati all’ex-europarlamentare di Forza Italia Lara Comi, accusata di truffa ai danni dell’Unione Europea, corruzione e fatture false nell’ambito di un incarico affidato alla legale Maria Teresa Bergamaschi da parte di Afol, ente regionale per la formazione diretto da Giuseppe Zingale, anch’egli indagato in questa vicenda.

I soldi per il partito dai fondi europei

Caianiello ha raccontato come è nata l’esigenza di raddoppiare lo stipendio dell’addetto stampa di Laura Comi, usando fondi europei in maniera impropria, secondo l’accusa: «Lara Comi spesso si dimenticava (in interrogatorio l’aveva definita recalcitrante, ndr) di versare i 500 euro al mese al partito. Ricordo che durante un convegno del Ppe a Fiuggi la Comi ne parlò con Gorrasi, Bordonaro e con il giornalista in questione ma io mi allontanai perchè avevano anche ipotizzato l’idea di aiutarmi economicamente in quanto impegnato h24 per il partito».  A fronte di questa descrizione dei fatti, molto più sfumata rispetto a quanto dichiarato in sede di interrogatorio, la pm Silvia Bonardi ha contestato a Caianiello quanto era stato messo a verbale: «Studiammo uno stratagemma per dare soldi al partito tramite l’aumento di stipendio del giornalista già assunto dalla Comi».

La consulenza all’avvocatessa amica di Lara Comi e la “riconoscenza”

L’altra vicenda che riguarda Lara Comi è relativa ad una consulenza che l’allora direttore di Afol Zingale aveva commissionato ad un’avvocatessa di Genova, amica dell’ex-europarlamentare: «Ricordo che in un incontro nel quale erano presenti Zingale e la Comi lui rappresentò la necessità di partecipare a bandi europei da parte di Afol e che la Comi propose Maria Teresa Bergamaschi come consulente per implementare i possibili canali di finanziamento dell’Unione Europea. Dopo l’affidamento della consulenza iniziarono degli screzi tra Comi e Zingale: lei portava a me le rimostranze della Bergamaschi che diceva di non essere pagata abbastanza per il suo lavoro e Zingale mi aveva rappresentato il desiderio di avere un riconoscimento (economico, ndr) da parte di Lara per la consulenza che aveva ottenuto la Bergamaschi. Li feci incontrare in uno studio di Telelombardia per risolvere la questione». Dalle carte l’accusa nei confronti di Zingale è quella di aver ottenuto una retrocessione da 10 mila euro dalla consulenza da 21 mila euro. Alla domanda del pm sul perchè i due si rivolgessero a lui per risolvere questo tipo di problemi Caianiello ha affermato: «Perchè sapevano che a me non si poteva dire di no».

I suggerimenti di Caianiello

L’ex-capo occulto di Forza Italia, infatti, non manca mai di sottolineare quanto fosse prezioso, in molti casi, il suo “suggerire”, veicolare, rappresentare istanze non solo per i politici ma anche per i professionisti che non a caso affollavano “l’ambulatorio”, come era stato ribattezzato il bar che lui frequentava assiduamente. Ad un certo punto la pm si rivolge a lui definendolo “dipendente da Bilardo” in quanto le retrocessioni spesso passavano dall’ingegnere cassanese prima di finire nelle sue mani ma Caianiello si è sentito in dovere di specificare: «Dottoressa, mi scusi, ma casomai era Bilardo a dipendere da me e non il contrario».

Il bar dell’ospedale di Busto Arsizio

Il potere di Caianiello, ad esempio, si mostra in tutta la sua forza quando incontra l’allora direttore amministrativo dell’Asst Valle Olona Marco Passretta al quale “ricorda” la partecipazione della cooperativa dell’amico Giuseppe Filoni alla gara per aggiudicarsi la gestione del bar dell’ospedale di Busto Arsizio, cosa che poi si verifica puntualmente: «Passaretta era vicino a Forza Italia e conosceva alcuni esponenti locali e regionali. Una volta lo incontrai e gli ricordai della partecipazione di Filoni al bando. So che poi la gara fu vinta dalla cooperativa».

Gli avvocati di Nino pagati coi soldi pubblici

Tanti erano anche i professionisti, specie avvocati, che orbitavano attorno al politico gallaratese come ad esempio un noto professore che, non potendo essere pagato da Caianiello dopo che lo aveva difeso in un procedimento, si accontentò di incarichi e consulenze in diverse società pubbliche o amministrazioni. L’avvocato Laura Bordonaro, non eletta come consigliere di Forza Italia alle elezioni del 2016, venne accontentata da Caianiello con il posto di presidente del cda di Accam mentre Bilardo era stato inserito come consigliere. Tramite loro due Caianiello ha raccontato di aver affidato consulenze e incarichi a diversi professionisti ai quali poi chiedeva la retrocessione dai loro emolumenti. Stessa cosa per Besani, altro storico avvocato di Caianiello: «Non voleva compensi per avermi difeso ma anche lui ha ottenuto incarichi e consulenze».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 23 Settembre 2022
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