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Voto di scambio con la ‘ndrangheta a Ferno, rinviata la decisione sull’ex-sindaco Gesualdi

I legali degli imputati hanno chiesto e ottenuto di poter avere i file audio delle intercettazioni che erano rimasti nel fascicolo del processo Krimisa. Decisione sul rinvio a giudizio rimandata a dicembre

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Si è conclusa con un nulla di fatto l’udienza preliminare che si è svolta questa mattina, mercoledì, in Tribunale a Milano per la vicenda che vede coinvolto l’ex-sindaco di Ferno Filippo Gesualdi (difeso dall’avvocato Gianluca Franchi) per voto di scambio politico-mafioso insieme ad altri 11 indagati per i quali il pubblico ministero Alessandra Cerreti ha chiesto il rinvio a giudizio.

Tra loro ci sono l’ex-responsabile di Fratelli d’Italia a Ferno Enzo MisianoMario Filippelli (appartenente alla cosca di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo) e Mario Curcio, uomo di fiducia di Emanuele De Castro, oggi pentito chiave in questo procedimento e un tempo potente braccio destro di Vincenzo Rispoli, il boss di Cirò Marina, a capo della locale legnanese e oggi detenuto al 41 bis. Tra gli imputati ci sono anche alcuni testi del processo Krimisa accusati di falsa testimonianza. Tra questi anche l’ex-consigliere comunale di Ferno, Alessandro Pozzi.

I legali degli imputati hanno chiesto un’integrazione del fascicolo con i file audio delle intercettazioni che sarebbero rimasti nel fascicolo del processo Krimisa. La pm Cerreti si è detta disponibile a recuperare i file e metterli a disposizione degli avvocati mentre il giudice ha disposto il rinvio dell’udienza al prossimo 16 dicembre.

L’ipotesi dell’accordo tra Gesualdi e la ‘ndrangheta

Secondo la tesi dell’accusa Gesualdi in occasione delle elezioni del 2017, in cambio dei voti dei cirotani residenti in gran numero nel comune di Ferno (come in quello di Lonate Pozzolo), avrebbe dato la sua disponibilità a soddisfare esigenze o interessi dell’associazione mafiosa, condizione che, secondo la magistratura, si sarebbe effettivamente verificata in due occasioni.

In cambio dei voti De Castro, che voleva espandere la sua attività di parking a servizio dell’aeroporto, chiedeva una mano nell’acquisizione di terreni e relativo cambio di destinazione d’uso, mentre Filippelli voleva ottenere la gestione dei campi sportivi di Ferno, per questo c’è anche un’accusa di turbativa d’asta.

L’accordo risulterebbe anche dalle intercettazioni «Prima ha chiesto, mo’ chiediamo noi», diceva il boss De Castro intercettato mentre parlava al telefono con un collaboratore, «prima che mi in….o e poi va a finire che lo devo venire a prendere a schiaffi sto sindaco».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 26 Ottobre 2022
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