Dalle pestilenze al Covid, il Cristo deposto di Golasecca

Fondazione Comunitaria del Varesotto ha finanziato il restauro di dodici opere d'arte significative per le comunità. Oggi in mostra a Masnago, occasione di orgoglio anche per piccoli paesi

Golasecca generico

L’Italia è un Paese pieno di ricchezze artistiche in ogni luogo, spesso legate ai luoghi della fede. A volte il valore delle opere si confonde tra pregio artistico e significato profondo per le diverse comunità: nel piccolo paese di Golasecca ad esempio sono molto orgogliosi che la mostra in corso al castello di Masnago accolga anche il loro “Cristo deposto del Lazzaretto” invocato contro le pestilenze e durante i periodi di siccità.

È una statua risale a fine XVII – Inizio XVIII secolo legno policromo, opera di un intagliatore di cultura lombardo piemontese. Da sempre ricordato nella chiesa dei Santi Simone e Giuda, detta del Lazzaretto, a Golasecca, anche se non è certo che fosse fin dalle origini.

Certo è invece che il simulacro del Cristo morto è da secoli legato alla preghiera contro le pandemie e la siccità.
Due emergenze che anche Golasecca – come tanti luoghi – ha vissuto negli ultimi anni: la statua fu spostata nella parrocchia di Santa Maria Assunta proprio il Venerdì Santo del 2020 durante la pandemia da Covid-19, nel momento più drammatico di quella prima ondata sul territorio, che in quei giorni dilagava soprattutto nelle case di riposo.

Chissà in quante occasioni fu portato in processione: fin dalle origini in corrispondenza della schiena e dei polpacci vi è uno svuotamento, per permettere una più sicura tenuta del legno e una più agile movimentazione.

Golasecca generico

E proprio per il suo uso “in strada” probabilmente fu oggetto di più interventi di ridipintura: oggi è possibile vedere l’originaria cromia nel perizoma il quale è stato liberato del pigmento sovrapposto, che è stato rimosso grazie al restauro (foto del lettore Alessio Luisetto).

Golasecca generico

Il modellato del busto, la corporatura piuttosto massiccia, lo svolazzio e la decorazione del perizoma suggeriscono di collocare la scultura tra gli ultimi decenni del Seicento e i primi del secolo successivo, anche se il modello generale sembra antecedente.

Il restauro è stato finanziato da Fondazione Comunitaria del Varesotto, nell’ambito degli interventi per la salvaguardia – appunto – di alcune delle tante opere di valore artistico che costituiscono un patrimonio diffuso.

Il restauro

L’opera si presentava in uno stato di conservazione critico, a causa di numerosi sollevamenti, fessurazioni e distacchi lasciando a vista il supporto ligneo sottostante, oltre ad evidenziare cadute di cromia e di preparazione pittorica. Polveri e sporco ricoprivano le superfici, opacizzando e ingrigendo i toni cromatici. Le numerose lacune sugli incarnati e sul braccio sinistro lasciavano a vista il bianco della preparazione gessosa e il supporto ligneo, escludendo la presenza di cromie sottostanti. L’osservazione a luce radente ha inoltre messo in mostra la trasparenza della ridipintura, evidenziando lo spessore delle gocciolature di sangue sottostanti la posticcia cromia superficiale. Le operazioni di restauro, previe indagini e sondaggi, hanno contemplato la rimozione delle polveri superficiali e il consolidamento dei sollevamenti mediante velinatura delle superfici e iniezioni di colletta animale. I tasselli di pulitura sono serviti per constatare le cromie originali presenti al di sotto della spessa ridipintura: l’esito di tali prove ha permesso di optare per la scelta del mantenimento della ridipintura ottocentesca in quasi tutte le sue parti. La pulitura ha mostrato un evidente recupero delle cromie degli incarnati e la riscoperta dei rossi accesi del sangue fluente. Sono seguite le fasi di stuccatura a gesso e colla, il fissaggio, il consolidamento dei distacchi e l’integrazione cromatica delle lacune realizzata con colori a vernice e tecnica a mimetico. L’intervento si è concluso con la nebulizzazione di vernice protettiva trasparente.

Il restauto è stato curato da Laboratorio San Gregorio s.r.l. di Busto Arsizio, su scheda storico-artistica di Federico Troletti e con un gruppo di lavoro composto da don Herve Oddone Simoni (parroco di Golasecca), Umberto Pinetti, Lucina Caramella (Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese, Centro museale GAM di Golasecca)

La mostra

Il Cristo deposto di Golasecca è una delle opere esposte alla mostra “Tesori nascosti opere d’arte restituite alla comunità del Varesotto”, al castello di Masnago fino al prossimo 26 marzo.

Le opere in mostra vengono da tutto il territorio del Varesotto, da Besano a Saronno, passando anche da Varese, Gallarate, Azzate, Arsago Seprio, Porto Valtravaglia, Castello Cabiaglio, Cassano Magnago, Venegono e Gorla Minore.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 24 Gennaio 2023
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore