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La memoria è di ragazze e ragazzi, anche a Gallarate

Alla celebrazione ufficiale molti gli spunti portati dai più giovani: un passaggio di consegne sempre più reale con gli ultimi testimoni diretti. Assente l'amministrazione comunale. La storia della persecuzione riguarda anche la città ed è ancora da ricordare

Giorno della Memoria Gallarate

Sono stati soprattutto i giovani, i protagonisti della celebrazione del Giorno della Memoria 2023 a Gallarate.
«È indispensabile parlarne con i nostri giovani» ha detto subito nel suo intervento l’oratore ufficiale, Angelo Bruno Protasoni.
Ma anche i più giovani hanno anche dato un bel messaggio di attenzione, con la presenza, con i loro lavori, con un pensiero attivo e non scontato.

C’erano alcuni alunni delle Gerolamo Cardano, l’istituto comprensivo di Arnate-Madonna in Campagna, c’era un gruppo di ragazzi che ha letto profili di ebrei vittime della Shoah, c’era il gonfalone dei licei di viale dei Tigli.

Ragionare su come si trasmette la memoria non è un tema secondario, l’ha subito ben evocato Protasoni.
«C’è stata una intera generazione, nata dopo la guerra, che è stata in qualche modo tenuta all’oscuro sul dramma della Shoah. Io ho frequentato il Liceo di Gallarate, negli anni ’60 del secolo scorso e, per esempio, nessuno aveva mai detto, a me e alle mie compagne e ai miei compagni che la moglie di un preside della nostra scuola, solo pochi anni prima, era stata vittima delle leggi razziali italiane ed era morta in un campo di sterminio. Non se ne parlava, allora. C’era una evidente reticenza a riflettere su ciò che era stato fatto agli italiani ebrei da parte di altri italiani».

Giorno della Memoria Gallarate

Oggi Clara Pirani Cardosi è ricordata da una delle tre “pietre d’inciampo” gallaratesi, la riscoperta della sua storia ha consentito anche di ricordare quanto diffusa fu la attiva collaborazione italiana alla Shoah.
«Quella nostra accettazione è stata il frutto di una propaganda capillare e crescente che nel corso di decenni ha ripreso tutti i vecchi temi – secolari – dell’antisemitismo, della diffidenza e del sospetto nei confronti di chi era diverso» ha continuato Protasoni, che ha ad esempio citare la virulenta campagna antisemita che anche sulla stampa locale, sul finire degli anni Trenta, con «progressivo accostamento della propaganda antisemita alla propaganda colonialista» iniziata pochi anni prima con la retorica razzista e civilizzatrice che accompagnava l’attacco all’Etiopia e i crimini di guerra.

«Dobbiamo purtroppo riconoscere che in quegli anni anche la stampa cattolica varesina, con il settimanale Luce, ha dato un contributo a quella propaganda. Se leggiamo gli editoriali firmati “Don Walter” fra gli anni ’30 e ‘40, vi ritroviamo tutti gli stereotipi della propaganda contro i perfidi giudei, non solo deicidi ma ancora, secondo l’editorialista, in qualche modo infetti rispetto al corpo della Nazione italiana». L’altra faccia della medaglia rispetto al successivo impegno di alcuni sacerdoti nell’assistenza agli ebrei in fuga: in ogni categoria, mondo culturale, persino in ogni famiglia s’intrecciano collaborazione attiva alle persecuzioni, passiva accettazione, opposizione e resistenza.

Tra gli ebrei fuggitivi, costretti alla clandestinità e a nascondere la propria identità, c’era anche «la famiglia dell’ingegner Servi», una delle tre famiglie con persone di origini ebraiche presenti a Gallarate (fascisti e nazisti riuscirono invece a catturare Clara Pirani e Lotte Froehlich, entrambe assassinate).
La memoria dei fatti è anche minuta, fatta di nomi e storie da far riemergere, legata alle singole comunità. Ed è certamente un peccato che – a differenza anche di precedenti cerimonie – non ci fosse alcun rappresentante dell’amministrazione comunale (spiegata con una massiccia partecipazione alla riapertura ufficiale della chiesa di Cedrate dopo i restauri).

Giorno della Memoria Gallarate

“I giovani sono la memoria”

Quasi riecheggiando le parole di Protasoni, in conclusione è intervenuto anche Leonardo Corbo, rappresentante d’istituto dei licei: «La mia generazione ha avuto ancora bisnonni o nonni che hanno vissuto questo, le prossime generazioni non avranno più testimoni diretti».Una interessante rovesciamento di approccio: non più memoria diretta, ma proiezione al futuro: «I giovani sono la memoria più importante che abbiamo».
Corbo ha anche ricordato il tema della «identità» come costitutiva dell’esistenza degli individui: è ciò che il nazifascismo voleva cancellare (con la Shoah e non solo, si pensi all’italianizzazione forzata imposta dal fascismo a slavi, francofoni e altre minoranze), ma il tema è attuale anche oggi.

Giorno della Memoria Gallarate

Tra gli altri contributi, anche quelli della poetessa Annitta Di Mineo (con una poesia per Liliana Segre) e quelli dei più piccoli, ragazzi delle primarie e delle medie dell’istituto Gerolamo Cardano letti in conclusione. Il presidente Anpi Michele Mascella ha espresso «l’augurio che ci si possa ancora ritrovare, nonostante il clangore di troppi conflitti» e le minacce di una estensione del conflitto sulla frontiera orientale d’Europa.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 29 Gennaio 2023
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