Come funziona l’Alveare che dice sì? Norma Bossi: “Faccio la spesa per voi dai produttori locali”
Il suo ruolo è un po' quello della personal shopper alimentare e il suo regno è la rete di produttori agricoli locali grazie al progetto dell'Alveare che dice sì. I suoi alveari sono già tre: Bodio Lomnago, Ispra e Castronno
Su Radio Materia si è parlato di spesa consapevole e filiera corta nell’intervista condotta da Orlando Mastrillo a Norma Bossi nella trasmissione Chi l’avrebbe mai detto (dal lunedì al venerdì alle 18 su www.radiomateria.it), referente sul territorio del progetto “L’Alveare che dice Sì!”. Un dialogo che ha messo al centro un modello di acquisto alternativo alla grande distribuzione, capace di unire tecnologia, comunità e sostegno concreto ai produttori locali.
Norma Bossi ha raccontato la sua transizione professionale, dalla comunicazione alla gestione di diversi “alveari” in provincia di Varese, una scelta maturata nel tempo e guidata da una forte sensibilità ecologica. «Sentivo il bisogno di fare qualcosa di più coerente con i miei valori, sostenendo chi lavora la terra con rispetto» – Norma Bossi, referente Alveare che dice Sì! –.
Come funziona l’Alveare
Il modello è semplice: ci si iscrive alla piattaforma online, si sceglie l’Alveare più vicino – nel caso varesino quello ospitato negli spazi di Materia a Castronno – e si ordina la spesa direttamente dal catalogo settimanale.
Frutta, verdura, formaggi, pane fresco, uova, carne e prodotti trasformati vengono selezionati in base alla stagionalità e alla disponibilità dei produttori. Gli ordini si chiudono qualche giorno prima della distribuzione, così da permettere alle aziende agricole di preparare i prodotti freschi a ridosso della consegna.
Il ritiro avviene in una fascia oraria definita, trasformandosi spesso in un momento di incontro tra chi produce e chi acquista.
«Non è solo una spesa, è una relazione. Le persone conoscono la storia di quello che portano in tavola» – Norma Bossi, referente Alveare che dice Sì! –.
Prezzi equi e trasparenza
Uno degli aspetti più sottolineati durante l’intervista è quello economico. Il prezzo lo decide il produttore, senza ribassi imposti dalla grande distribuzione. Una parte della cifra resta all’azienda agricola, mentre una quota serve a sostenere la piattaforma e il lavoro di coordinamento.
Il sistema mostra in modo trasparente la ripartizione delle percentuali, così che il consumatore sappia esattamente dove vanno i suoi soldi.
Rispetto ai tradizionali Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), l’Alveare richiede meno impegno diretto ai partecipanti: non ci sono turni di volontariato obbligatori, e tutta la gestione degli ordini avviene online.
Sostenibilità e legame con il territorio
Al centro del progetto c’è anche la riduzione dell’impatto ambientale. Filiera corta significa meno passaggi intermedi, meno trasporti e maggiore attenzione ai metodi di produzione.
Bossi ha spiegato come vengano scelti produttori che rispettano la stagionalità e praticano un’agricoltura attenta all’ambiente, valorizzando la qualità rispetto alla quantità. In inverno, ad esempio, alcuni fornitori locali sospendono le consegne perché non utilizzano serre: una scelta che racconta coerenza e rispetto dei ritmi naturali.
Come partecipare
Entrare nella comunità è semplice: basta registrarsi sul sito dell’Alveare che dice Sì!, cercare sulla mappa il punto di ritiro di Castronno e iniziare a ordinare dal catalogo settimanale. Non ci sono obblighi di acquisto minimo né vincoli di frequenza.
Un modello che punta a ricostruire il rapporto diretto tra chi produce e chi consuma, riportando al centro la stagionalità, la qualità e il valore del territorio.
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