La grande festa del 25 aprile a Gallarate, tra Resistenza di ieri e di oggi
Settecento persone in corteo, sotto tante bandiere diverse. Tra memoria storica e riflessioni su quale sia il messaggio oggi
Tante bandiere diverse per festeggiare la Liberazione a Gallarate, ma anche per guardare al futuro. Il corteo del 25 aprile, organizzato dall’ampi a seguire della commemorazione ufficiale promossa dal Comune, riunito come sempre tante anime diverse. Con le bandiere italiane tricolore, quelle dell’Europa e della resistenza europea, quelle della Palestina occupata. E poi quelle dell’associazioni, presente ognuna con il proprio messaggio che attualizza il desiderio di libertà e giustizia che era dei partigiani e degli antifascisti che lottavano per la liberazione d’Italia, ma anche fuori dall’Italia, nella resistenza che accomunò tanti paesi diversi, dalla Jugoslavia alla Francia.
Il contributo delle associazioni alla memoria è stato evocato anche dall’oratore ufficiale incaricato dal Comune di Gallarate, Lorenzo Guenzani, che viene da un’esperienza tutta locale, quella nella Proloco e nella associazione La Scintilla.
Dopo il momento al cimitero, organizzato dall’amministrazione comunale, il corteo ha preso Viale Milano per attraversare il centro storico, fino al monumento ai caduti e al monumento della resistenza di Largo Camussi.
Corteo colorato e accompagnato dalla musica, a rappresentare la giornata di festa, ma senza dimenticare le lotte di oggi per la giustizia e la libertà.
Nella commemorazione ufficiale al cimitero il sindaco Andrea Cassani ha ricordato le diverse dinamiche della Resistenza (guerra contro l’invasore, guerra contro il nazifascismo, guerra civile).

Il relatore ufficiale – Lorenzo Guenzani – ha ricordato alcuni fatti storici in città, dando profondità alla dimensione dittatoriale del fascismo: “Basti pensare ai primi anni 20%, con l’assalto e la devastazione da parte dei fascisti del Teatro del Popolo dopo appena un anno di attività. Simbolo del disprezzo fascista verso forme di divulgazione culturale. La retata in casa del politico gallaratese, originario di Crenna, Francesco Buffoni, futuro senatore della Repubblica nonché membro della Costituente, eseguito per opera di squadristi, alla presenza di moglie e figli. Simbolo del disprezzo fascista nei confronti di altre ideologie politiche. L’occupazione dell’ufficio dell’allora sindaco di Gallarate, Campi Paolo, costretto all’allontanamento forzato. Simbolo del disprezzo fascista verso chi era democraticamente prescelto. E poi il referendum farsa del 1929 durante il quale, come raccontavano i nostri nonni, il voto era apposto sotto il controllo vigile di un fascista; simbolo del disprezzo fascista verso ogni forma di scelta democratica”.
Guja Baldazzi, presidente di Anpi Gallarate, davanti al munumento ai Caduti ha ricordato le vittime del conflitto mondiale scatenato dal fascismo per le sue mire di potenza che tanti lutti portavano in ogni località d’Italia.

L’orazione di Anpi, davanti al monumento alla resistenza di Largo davanti a centinaia di partecipanti, è stata invece affidata a Luigi Ambrosi, docente in una scuola secondaria di I grado di Gallarate e docente universitario a contratto alla Statale di Milano: partendo dalla sua esperienza personale con gli alunni, si è chiesto come trasmettere i valori antifascisti oggi, citando tra gli altri Luciano Canfora e Claudio Pavone. “Mi sono risposto che bisogna ripartire innanzitutto dall’uguaglianza tra gli esseri umani, sancita dal bellissimo articolo 3 della nostra Costituzione, poiché – come ha detto Luciano Canfora – l’essenza del fascismo è il suprematismo, la creazione di gerarchie tra gli esseri umani in base all’etnia, alla lingua, alla cultura, alla religione e a tutti gli elementi che fanno parte della loro identità”. Lefoto id=2083117]
In questo senso ha attualizzato: “voglio dire che fascismo e antifascismo sono termini astratti e distanti – come tutti i termini storici –, soprattutto per tanti giovani e lo sono ancora di più per gli italiani di seconda generazione che popolano le nostre scuole e le nostre città. Probabilmente saranno proprio questi giovani, che si sono mobilitati in migliaia contro il genocidio in Palestina, per difendere la Costituzione, sotto lo slogan “NO KINGS”, a trovare nuove parole per descrivere e contrastare l’autoritarismo e il suprematismo di oggi”. Un ultimo riferimento Ambrosi la riservato un tema che ha toccato Gallarate: “la Resistenza contro il nazifascismo, che oggi assume nuove forme – come quella della remigrazione – per minacciare la nostra convivenza civile”.
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