A Cascina Malpensa la prima pietra della caserma dei Cacciatori dei carabinieri: “Una sede stabile per tutto il Nord Italia”
La cerimonia alla presenza del comandante generale dell'Arma dei Carabinieri e del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, schierati i reparti dei quattro squadroni oggi esistenti
Là dove Gianni Caproni sperimentò il suo primo aereo, alla Cascina Malpensa, oggi arrivano i carabinieri “Cacciatori delle Alpi”, il reparto specializzato per operare rastrellamento in ambienti impervi. Ieri la sfida era contrastare i sequestri di persona e arrestare i latitanti delle organizzazioni mafiose (per questo i “Cacciatori” erano di base al Sud), oggi si aggiunge il contrasto alle organizzazioni che gestiscono lo spaccio di droga e che hanno colonizzato i boschi del Nord Italia.
La cascina settecentesca esiste ancora, ma dve essere restaurata completamente, un’ala in particolare è ridotta a rudere. Per questo si è fatta una simbolica “posa della prima pietra”, alla presenza del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
«Un edificio con una storia alle spalle e con un forte valore simbolico, da tempo purtroppo abbandonato in decadimento ma ora pronto a rinascere con una nuova funzione» ha sottolineato il ministro Giorgetti, richiamando proprio l’avventura aviatoria di Gianni Caproni. La caserma in cascina diventerà «una sede stabile» con «un’operatività per tutto il Nord Italia».
Gli squadroni deliportati i “Cacciatori” sono oggi quattro – di Calabria, di Sardegna, di Sicilia e di Puglia – attivati tra il 1991 e il 2018: sono di fatto le truppe aviotrasportate dei carabinieri, operano con elicotteri. Nel tempo si sono occupati del contrasto ai sequestri e ricerca latitanti. Ogni squadrone ha una consistenza di 50-150 uomini su plotoni e nuclei specializzati (è variabile secondo le esigenze): da circa tre anni aliquote a rotazione vengono impiegate nel Nord Italia per operazioni contro le organizzazioni di spaccio nei boschi, che sono diventate particolarmente ramificate.
A cascina Malpensa oggi per la cerimonia c’era una rappresentanza di tutti i reparti oggi in servizio, cui si aggiungerà in futuro appunto anche lo squadrone “Cacciatori delle Alpi”. Ai militari in mimetica si aggiungevano i carabinieri del Comando Provinciale di Varese, delle Squadre d’Intervento Operativo del 3° Reggimento “Lombardia”, nonché una pattuglia di Carabinieri a cavallo e dalla Fanfara del 3° Reggimento.
Il comandante generale dei Carabinieri Luongo ha inserito anche questo tassello in «una strategia complessiva» per rispondere alle esigenze di sicurezza del Paese. «Dovremo essere attrezzati al meglio per affrontare le sfide del nostro tempo, incluse le minacce di natura ibrida. Stiamo aggiornando dottrine e dotazioni di tutti gli squadroni cacciatori».
«Avranno automezzi dedicati, droni sofisticati e tecnologie all’avanguardia, così potranno muoversi con agilità e in ogni modalità operativa, ma saranno soprattutto una risorsa flessibile in grado di integrare e potenziare la nostra rete territoriale, anche nelle emergenze e nelle necessità eccezionali e anche nel controllo urbano».
Alla caserma di Cascina Malpensa troverà posto anche la stazione carabinieri Malpensa (oggi in un edificio poco lontano) e il Cites, il reparto specializzato su flora e fauna a rischio di estinzione, che ha un distaccamento aeroportuale.
Va ricordato che la storica cascina è vincolata dalla Soprintendenza: si parla di un lavoro di qualche anno per il recupero complessivo dell’edificio.
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