Dal Varesotto alla Biennale 2026, Andrea Crespi ha presentato la sua opera Thetis
Artista Varesotto conosciuto a livello internazionale, è appena tornato da Venezia, dove ha presentato la sua opera olografica, connessione con l’oceano, il mare e l'uomo
«La Biennale è stata una gratificazione», racconta Andrea Crespi, artista Varesotto di 33 anni, appena tornato da Venezia, dove ha presentato Thetis, la sua opera olografica site-specific inserita nel progetto collaterale As Above, So Below della 61° Esposizione Internazionale d’Arte. «È una sorta di checkpoint che ti permette di valutare il percorso e continuare a sviluppare la tua ricerca artistica».
Crespi vive e lavora a Milano, ma le sue radici nel Varesotto hanno segnato un percorso che lo ha portato a distinguersi a livello internazionale. Laureato in Design del prodotto industriale allo IED, ha iniziato come Art Director nel mondo della comunicazione delle arti visive, prima di dedicarsi alla sperimentazione artistica.
Il suo lavoro spazia dai media tradizionali come acrilico e olio a strumenti digitali, realtà aumentata e NFT. «Attraverso l’elemento della medusa c’è questa connessione con l’oceano, il mare – spiega Crespi – diventa una triangolazione tra tecnologia, umano e natura». Thetis incarna questa filosofia, evocando la memoria evolutiva e l’interconnessione tra sistemi naturali e tecnologia. Crespi sottolinea: «La figura di Teti non rappresenta il mare, ma ne incarna la dimensione invisibile, profonda e primordiale. È una coscienza liquida».
L’artista racconta anche la genesi dell’opera: «La sperimentazione con questa teca olografica era già avvenuta in precedenza, anche alla Fabbrica del Vapore. Per la Biennale il soggetto nasce proprio in relazione a questo progetto collaterale, in collaborazione con One Ocean Foundation, una fondazione no-profit a sostegno e tutela dell’ambiente marino».
Sul senso della Biennale, Crespi riflette: «Vedere la mia opera esposta in un contesto così internazionale significa riconoscere il valore del mio percorso e della mia sperimentazione. È un momento di gratificazione, ma soprattutto un’opportunità per confrontarsi con altri artisti e professionisti».
Il suo lavoro iniziato proprio in provincia di Varese, oggi spazia anche a livello internazionale, dalle installazioni digitali in festival come Art Basel Miami, Art Dubai, NFT NYC, fino a musei prestigiosi come la Triennale di Milano e il CAFA Art Museum di Pechino. Nel 2025 ha inaugurato la sua prima grande mostra istituzionale, Artificial Beauty, alla Fabbrica del Vapore di Milano, e ha partecipato al progetto Urban HeArt, con installazioni digitali diffuse su maxi schermi in diverse città italiane. Con uno sguardo che coniuga sperimentazione e impegno sociale, Crespi continua a esplorare i confini tra arte fisica e digitale, tra tecnologia e natura, facendo dialogare le sue radici varesine con il mondo intero. «Ogni opera — conclude — è un tentativo di portare il pubblico a riflettere sulla contemporaneità, sulla relazione tra umano, tecnologia e natura, senza mai perdere il fascino dell’illusione e della sorpresa».
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