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Dal soffitto di Masnago al racconto dei dieci anni in cui Varese dominò l’Europa

«Le sere dei miracoli» di Marco Alfieri ricostruisce il ciclo d'oro della Pallacanestro Varese tra il 1970 e il 1979, quando la squadra raggiunse per dieci anni consecutivi la finale di Coppa dei Campioni. Ne parleremo a Materia giovedì 11 sera

Generico 01 Jun 2026

Drappi appesi alla rete del tetto. Come stelle filanti dimenticate lì, tra il 1978 e il 1989, un promemoria sospeso nel vuoto del palazzetto di Masnago. Marco Alfieri, giornalista e scrittore varesino, le ricorda ancora: ogni volta che entrava al palasport aveva «un riflesso automatico», guardava in alto e se le trovava davanti agli occhi, penzolanti a futura memoria. Un pensiero fisso, silenzioso: «Ok, ci sono ancora, chissà quando succederà di nuovo».

Da quella sensazione, metà nostalgia e metà domanda, nasce «Le sere dei miracoli. Dieci anni irripetibili a Varese fra basket, imprenditoria e politica» (Bottega Errante Edizioni, maggio 2026, 113 pagine), un libro che si propone di colmare un vuoto nella memoria collettiva della città.

Di cosa parla il libro?

Alfieri ricostruisce il ciclo straordinario della Pallacanestro Varese tra il 1970 e il 1979: dieci finali consecutive di Coppa dei Campioni, cinque titoli vinti. Un primato che nessuna squadra maschile al mondo ha mai eguagliato, nemmeno il Real Madrid degli anni d’oro del calcio europeo. Il libro procede capitolo per capitolo, città per città, Sarajevo, Anversa, Tel Aviv, Liegi, Nantes, Ginevra, Belgrado, Monaco di Baviera, Grenoble, seguendo le tappe di un’epopea che ha come protagonisti Giovanni Borghi e il suo impero Ignis, i giocatori diventati miti come Dino Meneghin, Aldino Ossola e Bob Morse, e la città intera che si riconosceva in quella squadra.

Perché un libro adesso?

Perché quella storia rischia di svanire. «La nascita della Lega e i trionfi internazionali della pallacanestro cittadina sono le due vere grandi storie partorite nel Varesotto negli ultimi sessant’anni» scrive Alfieri. Eppure «la memoria della Grande Ignis si spezzerà molto presto, coperta da un inscalfibile velo di oblio, tanto che un museo del basket che ne celebri i fasti è ancora oggi un progetto solo sulla carta. Medaglie, trofei e cimeli languono nelle bacheche private dei superstiti e di qualche appassionato archivista, sfusi come le sigarette».

Il paradosso è evidente: Varese ha vinto cinque volte la massima competizione europea di pallacanestro, e non ha ancora un luogo fisico dove custodire quella memoria. La Lega di Bossi, nata dagli stessi anni e dagli stessi quartieri, ha lasciato tracce ben più visibili nella storia italiana. «Umberto Bossi batte Dino Meneghin e fine della storia» annota Alfieri con amarezza, in una delle sintesi più efficaci del libro.

Chi erano i protagonisti di quella squadra?

Alfieri dedica spazio generoso ai giocatori che hanno reso grande quella Varese, e tra tutti spicca la figura di Charlie «Sax» Yelverton, ala statunitense di Harlem che arrivò sul lago nei primi anni Settanta. «Se la Varese degli anni Settanta è la Hollywood del basket europeo, Charlie è senza dubbio il suo attore più eccentrico, talentuoso e imprevedibile» scrive l’autore. «Charlie arriva agli allenamenti suonando il sax, a volte scalzo, con l’atteggiamento rilassato tipico dei playground americani. Però è il pezzo mancante del puzzle: l’imprevedibilità che serve per mandare in tilt le difese avversarie».

Yelverton era stato allontanato dalla NBA nel 1972 dopo essersi rifiutato di alzarsi durante l’inno nazionale per protestare contro il razzismo e la guerra in Vietnam. Finì in Europa, poi a Varese, dove divenne uno dei simboli di quella stagione irripetibile. Il libro lo racconta anche come allenatore dei giovani, negli anni Ottanta e Novanta, con le sue frasi diventate leggenda tra chi ha giocato nel settore giovanile biancorosso.

Il libro è solo di basket?

No, e questa è forse la sua forza maggiore. Alfieri intreccia la storia sportiva con quella industriale, politica e sociale del Varesotto. Il ciclo d’oro della pallacanestro coincide con il boom dell’Ignis di Giovanni Borghi, con la nascita del movimento leghista, con le tensioni degli anni Settanta, il terrorismo, le ristrutturazioni industriali, i sequestri di persona, e con la fine di un modello economico che aveva reso la provincia una delle più ricche d’Italia. Il 1979 diventa l’anno-cardine di tutto: Bossi incontra a Pavia Bruno Salvadori e getta il primo seme della Lega, mentre la Pallacanestro Varese perde a Grenoble la sua ultima finale di Coppa dei Campioni.

L’evento a Materia

Marco Alfieri sarà a Materia giovedì 11 giugno alle 21 per raccontare le storie e presentare il suo libro.

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Marco Giovannelli
marco@varesenews.it
La libertà è una condizione essenziale della nostra vita. Non ci può essere libertà senza consapevolezza e per questo l’informazione è fondamentale per ogni comunità.
Pubblicato il 03 Giugno 2026
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